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Viene dal latte la nuova fibra di Lucart Group, premio innovazione e prodotto dell’anno

È derivata dal latte la fibra naturale Qmilk utilizzata per Tenderly “Carezza di Latte” di Lucart Group: ottenuta senza l’ausilio di agenti chimici che garantiscono una formulazione 100% naturale, dermatologicamente testata, morbida e resistente. Costituita da materie prime rinnovabili e da latte non adatto all’uso alimentare, ha un livello di CO2 inferiore a qualsiasi altra fibra e sono prodotte attraverso un processo sostenibile e ad alto risparmio energetico con zero rifiuti.

Un’innovazione che guarda alla sensibilità green e che ha permesso al prodotto, eletto come “Prodotto dell’Anno” 2017 per la categoria “Carta igienica”,  di ottenere il Premio all’Innovazione nell’ambito della principale ricerca di mercato sul tema innovazione in Italia, condotta da IRI su oltre 12.000 consumatori con più di 18 anni a gennaio 2017, che hanno espresso le proprie preferenze sulla base dei criteri di innovazione e soddisfazione.

“Aver ottenuto questo prestigioso riconoscimento è per noi un motivo di grande orgoglio” – ha dichiarato Massimo Gai, Direttore Marketing & Sales della Divisione Consumer – “Penso che i consumatori abbiano saputo apprezzare le caratteristiche di forte innovazione del prodotto unite alla straordinaria qualità ottenuta. Una conferma dell’attenzione che poniamo nello sviluppo di prodotti che utilizzino fibre alternative ma che siano in grado di collocarsi nella fascia premium dell’offerta, per soddisfare le aspettative di tutti i consumatori, anche dei più esigenti”.

Per tutto il 2017 il prodotto del brand Tenderly potrà usufruire del logo “Eletto Prodotto dell’Anno” nelle attività di comunicazione e presso i punti vendita: una grande opportunità per le aziende, data l’alta riconoscibilità e reputazione di questo riconoscimento.

Uova di Pasqua Solidal Coop e Baum, Fairtrade dentro e fuori

Un gesto che è anche una dichiarazione, un impegno e una educazione all’altro e a un mondo più giusto ed equo: sono questi in fondo i motivi che stanno dietro ai prodotto del commercio equo e solidale e non fanno eccezione le uova di Pasqua delle linee le linee Solidal Coop e BAUM. Non solo realizzate con cacao certificato Fairtrade,  hanno anche sorprese indirizzate a scoprire il mondo del commercio equo e dall’impatto sociale concreto

Un esempio? “Il viaggio del cioccolato”, uno dei giochi da tavolo proposti quest’anno insieme alle carte dedicate alle tematiche riguardanti la frutta, il caffè e lo zucchero. Obiettivo: creare un filo diretto con l’esperienza dei contadini che operano nell’ambito del commercio equo nei Paesi in via di sviluppo.

Due le versioni dell’uovo pasquale proposte dall’insegna della grande distribuzione: con cioccolato fondente extra 60% e cioccolato finissimo al latte. Il cacao e lo zucchero di canna Fairtrade provengono da Ghana, Costa d’Avorio, Repubblica Dominicana, Paraguay e Costa Rica. Le sorprese, prodotte in Italia, sono giochi divertenti da condividere con gli amici, prendendo spunto dalla filiera del cacao sostenibile, seguendo il percorso delle materie prime, certificate Fairtrade, fino a noi.

Un acquisto, dunque, che contribuisce direttamente a sostenere e promuovere lo sviluppo economico e sociale delle realtà nelle quali operano le cooperative o i lavoratori dei Paesi di produzione. Nelle loro comunità, infatti, vengono costruiti pozzi e ambulatori, i ragazzi possono studiare in scuole accoglienti con bravi insegnanti e si sviluppano programmi ambientali per la salvaguardia delle foreste.

Il cacao e lo zucchero delle loro cooperative, di ottima qualità, viene trasportato in Europa e qui trasformato in uova di Pasqua dalla carta colorata, disponibili nei supermercati e ipermercati Coop di tutta la penisola.

A Pasqua è possibile gustare anche il PonchitONE di BAUM, società cooperativa di Ferrara. È un ovetto di cioccolato al latte biologico composto da materie prime certificate Fairtrade provenienti da Repubblica Dominicana e Paraguay, che per l’occasione diventa extralarge rispetto al classico Ponchito, contiene una sorpresa realizzata a mano da cooperative sociali e da artigiani di Guatemala, Perù, India, Nepal e Italia.

TUTTOFOOD 2017, un evento di sistema per condividere conoscenze

TUTTOFOOD 2017 non sarà solo una vetrina per gli operatori del settore, ma un evento di sistema.

È questa la definizione che Roberto Rettani, presidente di Fiera Milano dà della manifestazione che, in programma a Rho dall’8 all’11 maggio, si ripropone di coinvolgre gli operatori della filiera per condividere conoscenze.

Una sorta di “barometro delle tendenze”, spiega il presidente.

In linea con questa impostazione si inquadrano due iniziative che coinvolgono professionisti del comparto alimentare e consumatori: la ricerca curata da IPSOS e Spazio Nutrizione, l’evento leader in Italia nel dibattito scientifico sulla nutrizione e che quest’anno, per la prima volta si terrà all’interno di TUTTOFOOD.

Spazio e Nutrizione

Michele Carruba, Conferenza stampa Tuttofood Photo: © Andrea Pisapia/Spazio Orti 14
Michele Carruba, Conferenza stampa Tuttofood
Photo: © Andrea Pisapia/Spazio Orti 14

“Quest’anno Spazio Nutrizione- spiega Michele Carruba, direttore del centro di studio e ricerca sull’obesità dell’Università di Milano e memro del Comitato scientifico di questo evento – toccherà vari aspetti relativi alla nutrizione e sarà declinato in vari workshop attineti alla nutrizione adulta, pediatrica, sportiva e femminile. Il fil rouge sarà quello del pieno rispetto della tradizione”.

Il programma dei 4 giorni

Lunedì 8 maggio: sicurezza alimentare, obesità, dimagrimento e controllo del peso, utilizzo di probiotici.

Martedì 9 maggio: nutrizione funzionale nel primo anno di vita, salute della donne, disturbi alimentari, ristorazione collettiva, integrazione e salute

Mercoledì 10 maggio: dieta mediterranea a stili di vita corretti

Giovedì 11 maggio: nutrizione e cancro, nutrizione e fertilità nella coppia, nutrizione nei primi tre anni di vita.

La ricerca Ipsos

Consumatori e aziende: c’è finalità di intenti? Ovvero: la domanda coincide con l’offerta?

Il quesito è legittimo perché solo andando nella stessa direzione si possono ottimizzare i risultati. Nasce da qui la ricerca Ipsos che si ripropone, appunto, di verificare se c’è corrispondenza tra le due parti.

Per i consumatori, salute,benessere, prezzo e servizio sono dei must.schermata-2017-03-03-a-11-35-22

A conferma di questi trend emerge infatti l’importante tasso di crescita del biologico (+20% a valore), l’attenzione per i prodotti free from, l’mportanza dela sostenibilità della filiera e l’andamento positivo di: surgelati pronti al consumo, surgelati pronti da cuocere, piatti/ sughi pronti.

Chiaro segno della crescente importanza attibuita al contenuto di servizio, al benessere fisico e alla sostenibilità.

schermata-2017-03-03-a-11-36-24Ed eccocci all’altro lato della medaglia, i prodotti  visti in calo dai consumatori: oli e grassi vegetali, alcol, carni rosse, energy, latticini e derivati del latte: in questo caso l’effetto salute (evidentemente) fa sentire il suo peso in senso opposto….

Questo il mood della domanda. E gli operatori?

La ricerca Ipsos sottolinea come le evidenze appena illustrate siano condivise anche  da loro, ma è pur vero sul versante dell’offerta viene dato un maggior peso ad altri aspetti: nuovi formati e prodotti maggiormente orientati al servizio.

Nei prossimi 5 anni

Prezzo, qualità (strettamente legata alla regionalità e alla qualità delle materie prime) sostenibilità e etichettatura dettagliata sono i driver ritenuti vinecenti nei prossimi 5 anni.schermata-2017-03-03-a-11-37-05

Tra le criticità maggiormente temute emerge il tema dell’Italian sounding ritenuto grave dal 61% dl campione e da un 10% valutato passibile di complicazioni nel futuro.

 

I numeri di TUTTOFOOD

Il nuovo layout è occupato al 92%

Oltre 2.200 glu hosted buyer profilati

110 i paesi da cui si attendono visitatori

 

 

 

 

 

Pesce d’allevamento, il grande assente alla ricca mensa del biologico

Problema: il biologico avanza ovunque da anni (con un +21% nel 2016), ma fatica a decollare per quanto riguarda il pesce. Altro problema, ben più grave: la pesca intensiva ha impoverito i nostri mari a tal punto da mettere a serio rischio la stessa esistenza della gran parte di specie marine. Eppure la soluzione è proprio lì, nel pesce d’allevamento biologico. Spigole e orate da allevamenti biologici stentano purtroppo ad affermarsi sia sul fronte dell’interesse dei produttori sia su quello del gradimento dei consumatori.

Ha cercato di porre rimedio a questo stato di cose e cambiare il polso del mercato il CREAConsiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria con il suo Centro di Zootecnia e Acquacoltura, con il progetto chiamato con il nome del mitico pescatore a cartoni, Sampei II, in collaborazione con l’Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile del CNR.

Il progetto, durato 36 mesi e finanziato dal Mipaaf,  ha inteso favorire l’adozione di modelli produttivi sostenibili in acquacoltura, a cominciare da quello biologico, nonché incentivare i consumi nella ristorazione collettiva pubblica. 

Più nutriente rispetto all’intensivo

Sul versante della produzione, SANPEI 2 ha affrontato e studiato per la prima volta una possibile futura fonte sostenibile di giovanili per avviare le produzioni biologiche locali, mediante la creazione di parchi riproduttori provenienti dalle numerosissime aree lagunari presenti sul territorio italiano. Infatti, sono stati prelevati dai laghi costieri del Parco Nazionale del Circeo giovanili selvatici di specie marine di interesse commerciale per creare un parco riproduttori biologico e poi sono stati verificati gli effetti sulla qualità del prodotto, dopo un periodo di allevamento sperimentale in regime biologico. Le analisi svolte hanno evidenziato come i giovanili selvatici di orata, provenienti da ambienti lagunari di alto valore ecologico, rispetto a quelli provenienti dagli allevamenti intensivi, presentino una qualità nutrizionale migliore in termini di valori più elevati di acidi grassi omega-3 come nel rapporto omega-3/omega-6 oltre che di alcuni macro e micro-elementi (sodio e magnesio, rame e ferro).

Inoltre, in collaborazione con le associazioni di categoria del settore, è stato messo a punto e distribuito un questionario destinato alle imprese associate, volto ad inquadrare le problematiche che impediscono lo sviluppo dell’acquacoltura biologica in Italia, come ad esempio i costi di produzione e di certificazione, i mangimi poco performanti e la ancora scarsa domanda del mercato.

Per quanto riguarda il consumo, invece, SANPEI II ha effettuato un’analisi della filiera, dai produttori alle mense scolastiche e universitarie, in comuni metropolitani e costieri, sia valutando i costi di approvvigionamento, distribuzione e preparazione, sia verificando la fattibilità tecnica, logistica e organizzativa. I risultati mostrano che è fattibile e conveniente introdurre pesce fresco di allevamento invece di prodotto surgelato della pesca di specie intensamente sfruttate.

Infine, un’indagine effettuata su 1.176 studenti, fruitori delle mense universitarie della Sapienza di Roma e del Politecnico di Torino, ha rivelato che il 20% del campione non prende mai pesce in mensa perché lo reputa di cattiva qualità, ma il 60% (il 27% tra quelli che non lo prendono mai) sarebbe disponibile a pagare di più per avere pesce di maggiore qualità. Un dato interessante, anche perché parliamo di studenti con mediamente disponibilità finanziarie si suppone non altissime. Sul campione, inoltre, è stato sperimentato con un buon gradimento il pesce intero al cartoccio (spigola a Roma e trota a Torino), una preparazione che permette di risparmiare i costi della lavorazione in filetti, per reinvestire sulla qualità del prodotto scelto. Sul fronte dei consumatori più piccoli, gli studi svolti hanno rilevato che, senza interventi educativi specifici, anche l’introduzione di nuove ricette a base di pesce non ne aumenta il consumo.

Secondo il Crea,  il pesce sarebbe tra gli alimenti più “difficili” per i bambini e un’educazione alimentare efficace va ripensata concentrandosi non tanto sul singolo alimento, ma su

Per promuovere il consumo di pesce sostenibile nelle mense scolastiche e anche un approccio “etico” all’alimentazione, dove la qualità delle relazioni intorno al cibo (con se stessi, gli altri e l’ambiente) conta più della qualità degli alimenti, il Crea ha prodotto nell’ambito del progetto uno spettacolo teatrale “A tavola! Relazioni biologiche” da mostrare agli studenti.

Food delivery, ora anche per i neonati, bio e green, grazie a Babygnam

Arriva il delivery per l’infanzia. Si chiama Babygnam ed è un servizio studiato per le mamme dinamiche ed esigenti che, tra la cura della casa e il lavoro, hanno poco tempo ma non vogliono ricorrere a pappe pronte e comunque rinunciare alla qualità. Un servizio di alto livello che segna una nuova frontiera nel campo della fruizione dei pasti. Una vera e propria gastronomia per l’infanzia con consegna a domicilio che punta tutto su sostenibilità e qualità: Babygnam infatti lavora ingredienti biologici certificati al 100%, freschi, di stagione e a chilometro zero. Il nuovo servizio, ideato da Nikola Jakubisova, partirà a Firenze lunedì 13 febbraio, pronto però a raggiungere nuove città in caso di successo.

Il servizio sarebbe infatti dovuto partire nove mesi fa, ma la burocrazia ha preteso degli adeguamenti che hanno ritardato la start up. «Non è stato facile, e in questo lungo periodo c’è stato qualche momento di sconforto – ammette Nikola, 35enne naturalmente mamma, che vive a Firenze da 10 anni e ha un passato nel turismo -. Sembra che in Italia l’alimentazione per bambini sia ancora argomento pionieristico, e abbiamo dovuto aspettare per aprire il nostro laboratorio professionale di cibo fresco. Così, rispetto al progetto originale, abbiamo aumentato lo spazio del magazzino, apportato delle modifiche al laboratorio, riconosciuto a livello europeo come idoneo per la produzione di cibo per la prima infanzia. Siamo tornati ancora più green, introducendo il concetto di sostenibilità. Ad esempio, le nostre confezioni sono costituite da tappi e vasetti al 100% riciclabili. Se ci vengono restituiti, si ha il diritto a uno sconto sul prossimo acquisto. La consegna è sempre solo su bicicletta elettrica, e anche se le mamme ritireranno i propri prodotti in bicicletta si otterrà un ulteriore omaggio. Curiamo tutto: i nostri prodotti per la pulizia sono biodegradabili al 97%, al massimo della normativa prevista, e di origine naturale; acquistiamo energia elettrica da fonti rinnovabili, e i nostri prodotti si potranno trovare presto anche in altri punti vendita che abbiano la stessa nostra filosofia, ovvero un’attenzione particolare per le materie prime e l’ambiente». Il laboratorio è in piazza Dresda 11, le consegne avvengono solo su Firenze a privati o aziende, ma con la possibilità di ritiro direttamente al laboratorio. Il cibo è sotto vuoto, e arriva in tavola entro 24 ore dalla preparazione in vasetti trasparenti.

Tre i menu proposti, tutti studiati con l’aiuto di una nutrizionista, Silvia Ciani, divisi per fasce di età: “gnam A” è adatto ai primi mesi di svezzamento (dai sei mesi in su) e propone piatti con ingredienti semplici e selezionati come crema di riso e mela cotta, mais e pera cotta, vellutata di carota e mela; “gnam B” ha ricette più elaborate che comprendono latticini, legumi e cereali; “gnam C”, adatto dopo i 12 mesi, utilizza carne, pesce ed erbe aromatiche: purè bicolor, frullato di frutta e yogurt e vellutata con prosciutto cotto, patata dolce, carota. A queste linee tra un mese si affiancherà la linea “gnam D”, dedicata alle compiste di frutta. I prezzi partono dai 3,50 euro da vasetto da 225gr, che si conserva in frigo per quattro giorni ed è scaldabile a bagnomaria o al microonde; l’etichetta contiene oltre all’apporto nutrizionale e alle modalità d’utilizzo, un calendario della frutta e verdura di stagione della Toscana. I fornitori non utilizzano ogm, fitofarmaci, concimi chimici ma solo fertilizzanti organici. Utilizzano acqua oligominerale, dolcificanti naturali e cottura al vapore. Tra essi anche Toscana biologica, che supporta gli agricoltori della zona. Il pagamento è alla consegna.

I “vegetali storti” di Asda votati prodotto dell’anno in Uk

Segno dei tempi, quest’anno tra i tipici prodotti confezionati, pizze in scatola e biscotti Oreo, detersivi monodose e salsicce gourmet, i consumatori britannici hanno votato come prodotto dell’anno le cassette di “Vegetali storti” (wonky in inglese o brutti, come li chiamano i francesi, noi diciamo brutti ma buoni) che da un anno Asda, insegna britannica, propone, al 30% in meno con frutta e verdura di stagione buona ma “poco presentabile”, ovvero fuori standard perché troppo piccola, bitorzoluta o, appunto, storta.

Da gennaio 2016, Asda ha venduto 120mila scatole di vegetali “fuori forma”, ovvero 10mila la mese,  “salvando” dalla discarica 600 tonnellate di ortofrutta.

Spiega Ian Harrison, direttore tecnico della produzione Asda: «Siamo fieri di essere stati dei pionieri nella rivoluzione dei vegetali brutti e la vittoria come prodotto dell’anno lo testimonia, soprattutto perché è votata dai consumatori. La risposta del pubblico alle nostre scatole di vegetali brutti è stata incredibile. La lotta allo spreco è una priorità per noi e abbiamo lavorato con i nostri fornitori e rivisto le specifiche in modo che finisca sugli scaffali la maggior quantità di prodotto possibile. Il feedback dei nostri clienti da quando vendiamo le scatole è prezioso, soprattutto quando ci sono problemi di approvvigionamento come in questo momento [le condizioni meteo avverse hanno causato grossi problemi nei supermercati inglesi con tagli delle consegne specie dalla Spagna, tanto che insegne come Tesco e Asda hanno messo un “tetto” all’acquisto da parte di una singola persona di melanzane, zucchine e peperoni, ad esempio non è possibile comperare più di tre insalate iceberg, ndr]. Le nostre specifiche flessibili consentono ai nostri fornitori di vendere i loro prodotti e mantenere la disponibilità per i nostri clienti senza compromettere la qualità».

Gli obiettivi “green” di Carrefour – 30% energia entro il 2020 e zero waste

Recuperare il 100% dei rifiuti prodotti nei punti vendita e ridurre del 30% i consumi energetici entro il 2020 rispetto al 2004: è l’obiettivo che si è posto il gruppo Carrefour. Ce lo dice Grégoire Kaufman, Direttore Commerciale e Marketing Carrefour Italia. «È un obiettivo che condividiamo con il gruppo. Abbiamo molti progetti per l’impostazione del layout dei punti vendita, il tipo di pavimento, l’ammodernamento tecnologico e l’ottimizzazione degli impianti d’illuminazione, la chiusura dei banchi frigo e il recupero dell’energia termica dalle centrali frigorifere; la riduzione dei metri cubi di acqua utilizzata e l’utilizzo di energia prodotta da fonti rinnovabili. Siamo i primi in Italia ad avere tutti i mobili del fresco chiusi con le porte chiuse: è vero, ha un impatto negativo sulla vendita, però ogni volta che rinnoviamo un punto vendita o ne facciamo uno nuovo introduciamo questo tipo di soluzioni, che a lungo termine sono vincenti».
«Abbiamo programmi interni per la riduzione dei rifiuti organici. Poi c’è tutto un ecosistema che abbiamo messo in piedi con il Banco Alimentare per recuperare il cibo in sovrastock prima che scada in tutti i punti vendita in Italia. Con loro organizziamo anche giornate dedicate dove invitiamo i nostri clienti a fare la spesa e a donare al Banco Alimentare. La riduzione del 30% è un obiettivo sfidante. Però ci interessa moltissimo il lavoro di educazione pedagogica che facciamo con i nostri clienti, per spiegare loro come funzionano le cose e questo lo possiamo fare in maniera ideale tramite accordi di partnership come quello che abbiamo fatto con l’Istituto Italiano di imballaggio, il Moige e L’Oréal; è fondamentale cambiare l’impostazione dei nostri clienti». Il Comitato Anti Demarque Carrefour Italia è dedicato alla revisione e al miglioramento dei flussi aziendali per combattere lo spreco del cibo che hanno portato a una riduzione progressiva degli sprechi: durante il primo semestre 2016 rispetto a quello del 2015 sono state recuperate oltre 180 tonnellate di prodotti freschi. I fornitori di prodotti a marchio sono stati coinvolti con il progetto “La Grande Sfida dei Fornitori” che premia le più efficaci politiche aziendali in materia di prevenzione, riutilizzo, recupero e ridistribuzione dei prodotti alimentari.
Ci sono nuove soluzioni di packaging che possono andare verso per il futuro?
Per noi il futuro è nel no packaging, la vendita sfusa, il cliente dovrebbe prendere l’abitudine di arrivare nel punto vendita con le sue borse e sacchetti. È l’unico modo per cambiare realmente le cose. A Carugate abbiamo messo il contenitore di detergenti dove fare il refill.
Funzionano? «Se guardo i numeri direi che non funziona ma devo cominciare devo abituare e prendere tempo non si cambiano le abitudini da un giorno all’altro. Se mi fermo alla vendita alla prima settimana chiudo subito e non faccio più tempo, devo lasciare il tempo alle persone che di organizzino, che si accorgano del risparmio che possono ottenere. Se c’è l’opportunità poi diventa moda. Se vedo com’era il biologico solo sei o sette anni fa, non si vendeva, guardiamo dove è arrivato oggi. Bisogna insistere e avere una prospettiva di medio o lungo termine».

Sul fronte della gestione dei rifiuti prodotti internamente nei punti vendita l’obiettivo è la zero waste, il recupero totale. Per raggiungerlo, i vari team hanno il compito di ridurre prioritariamente le quantità generate, ottimizzare la selezione ed il recupero dei rifiuti prodotti, di compattarne i volumi per ottimizzare i trasporti, e cercare in modo continuativo nuove soluzioni e partner innovativi. La gestione ottimale dei rifiuti, che cambia di pese in paese a causa delle diverse leggi di riferimento, ma che segue una condivisione globale delle best practice che incoraggiano un numero maggiore di iniziative a livello locale, è un obiettivo di primario interesse per il Gruppo. Grazie alla vendita di prodotti recuperati, è infatti possibile ridurre e contenere i costi globali di smaltimento.

La performance del gruppo
Nel 2016, il 68,7% dei rifiuti è stato recuperato, in aumento di 2,1 punti rispetto al 2015.

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Un progresso che deriva dalla crescente implementazione delle buone pratiche aziendali contro qualsiasi generazione di spreco, dalla donazione ad enti o associazione dei prodotti non vendibili ma ancora consumabili (es. prossimi alla scadenza) e da una miglior e più efficiente separazione e raccolta dei vari materiali riciclabili (carta, cartone, plastica, legno ferro, etc.) al fine della loro valorizzazione economica. I prodotti alimentari che non possono essere venduti né donati si trasformano in rifiuti organici.
Per facilitare i consumatori nella selezione e nel riciclo dei prodotti, il Gruppo ha organizzato diversi punti di raccolta (come le batterie).

Dalla scelta del fornitore allo smaltimento i numeri in Italia
Nei punti vendita, gli incaricati si occupano di effettuare un’accurata separazione dei materiali, che successivamente vengo ritirati dal fornitore di servizio o dalla società municipalizzata.
La carta, il cartone e gli imballaggi prima di essere ritirati vengono pressati o compattati direttamente dagli addetti nei punti di vendita.
Carrefour Italia sta ampliando i progetti di raccolta, smaltimento e valorizzazione di quei materiali che possono essere trasportati direttamente dai mezzi Carrefour di ritorno al deposito (progetto Reverse Logistic). Questo permette un duplice beneficio: gestione centralizzata e diretta nelle nostre isole ecologiche dei materiali da smaltire e valorizzare e riduzione dei viaggi a vuoto dei mezzi. Il progetto Reverse Logistic riguarda, infatti, il ritiro da parte della logistica di imballaggi nei punti vendita (già ridotti di volume attraverso specifiche presse), che vengono trasportati nel deposito di Rivalta, nel quale è presente un’isola ecologica debitamente autorizzata, che gestisce questa tipologia di rifiuti.
Per la raccolta, lo smaltimento e la valorizzazione dei rifiuti speciali pericolosi (come batterie auto, olii minerali, lampade al neon o RAEE), Carrefour ha incaricato diversi fornitori di servizio in base al loro know-how, alle specifiche attrezzature, alle tecnologie e alle autorizzazioni di cui dispongono per assicurare la corretta gestione di questi rifiuti.
Carrefour, insieme ai sui fornitori e alle società municipalizzate incaricate al ritiro, valorizza al 100% i rifiuti organici. Essi vengono destinati a impianti di compostaggio o a impianti di recupero per la produzione di biogas. Anche i rifiuti indifferenziati sono valorizzati, infatti con oltre l’80% di essi è possibile produrre CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti). Tutto questo all’insegna dell’economia circolare.
Carrefour, in merito ai RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), permette ai consumatori di consegnare i propri dispositivi che intendono sostituire; inoltre, ogni punto vendita dispone di contenitori dedicati alla raccolta delle pile esauste.
Infine a partire dal 2016 abbiamo iniziato a riportare sulle etichette dei prodotti a marchio Carrefour alcune informazioni destinate a facilitare ai nostri clienti la raccolta differenziata delle varie parti dell’imballo.
Carrefour, che è partner della United Nations Conference on Climate Change (COP21) tenutasi a Parigi nel 2015, ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 del 40% entro il 2025, e del 70% entro il 2050 (rispetto alle emissioni del 2010). Ad esempio, l’insegna sta ampliando la flotta di veicoli 100% elettrici per la consegna della spesa. Nel 2016, il parco automezzi conta oltre 20 veicoli appositamente adibiti al trasporto alimentare per le consegne a domicilio a Milano, Roma, Torino, Firenze e Lucca. L’obiettivo è di superare i 40 veicoli su tutto il territorio nazionale entro il 2017.

Tesco anti-spreco: dallo yogurt con frutta rovinata al recupero totale dai pdv entro il 2017

Frutta rovinata, frutta brutta, buona nel gusto ma “fuori dagli standard”, che non ha passato per vari motivi (maltempo, o semplicemente di dimensioni o forme fuori dai parametri) il test per renderla adatta alla vendita. Per anni questa frutta o verdura è stata sprecata. Oggi grazie ai movimenti anti-spreco sono varie le iniziative delle insegne per recuperarla. Questa di Tesco però è la prima iniziativa di una insegna che coinvolge un prodotto confezionato. In collaborazione con il produttore biologico Yeo Valley e l’agricoltore Adam Wakeley lancia il primo yogurt prodotto recuperando frutta rovinata e dunque non adatta alla vendita, e che in più supporta l’organizzazione benefica FareShare, che si occupa di ridistribuire cibo ai bisognosi.

Left-Yeovers è uno yogurt buonissimo con una missione chiara: affrontare il problema dello spreco alimentare utilizzando l’intero raccolto dei nostri agricoltori. Questo progetto è un fantastico esempio di come insieme ai nostri agricoltori siamo riuscito ad avere un approccio creativo per ridurre lo spreco alimentare, in ogni fase del viaggio del nostro cibo” ha commentato Matt Simister, direttore commerciale per il fresco di Tesco.

Tesco si è impegnata a non sprecare cibo ancora disponibile per il consumo umano nei suoi supermercati britannici entro la fine del 2017.

Tesco ha attivato questi altre iniziative per la lotta allo spreco alimentare:

  • Una partnership tra Branston, che coltiva patate e Samworths per l’uso di patate buona ma brutte per creare puré.
  • L’introduzione delle linee Farm Brands e Perfectly Imperfect, che consentono all’insegna  di usare fino al 95% dei raccolti.
  • La riduzione dei passaggi nel viaggio dal campo alla tavola che ha consentito di aggiunger ue giorni di freschezza in più a frutta come limoni, lattuga, pomodori, cetrioli, peperoni, broccoli e sedano.

Rio Mare lancia due nuove referenze di tonno pescato a canna

Rio Mare, per soddisfare le esigenze in continua evoluzione dei consumatori orientate sempre più verso prodotti sostenibili e di alta qualità, porta sulle tavole degli italiani due varianti del Tonno Rio Mare Pescato a Canna: all’olio di oliva e all’olio extra vergine di oliva.

Da un’indagine realizzata da Rio Mare, infatti, è emerso che anche nella scelta delle conserve di tonno sono sempre di più i consumatori che in fase di acquisto fanno attenzione alla sostenibilità dei prodotti.

Il tonno da pesca a canna è un prodotto che si basa su un metodo di pesca artigianale, selettivo e rispettoso dell’ambiente che si pratica ancora oggi. La pesca a canna è infatti un metodo sostenibile in quanto ha un ridotto rischio di pesca accidentale perché i tonni vengono pescati uno ad uno. Il lancio del tonno pescato a canna rientra all’interno del progetto di Corporate Social Responsibility di Rio Mare che prevede, tra l’altro, una politica di diversificazione dei metodi di pesca utilizzati con l’obiettivo di bilanciare punti di forza e di debolezza di ciascuna tecnica e garantire l’equilibrio delle risorse.esec-extra-80x31-kadima-pole-line

Rio Mare inoltre, ha deciso di promuovere questo prodotto perché, oltre ad essere rispettoso dell’ambiente, offre opportunità di crescita economica alle comunità dei paesi in cui il pesce viene pescato, trattandosi di pesca artigianale. Questo modello di business permette a Rio Mare di distribuire valore lungo tutta la filiera, dai luoghi di pesca fino all’Italia, dove il pesce viene inscatolato nello stabilimento di Cermenate, il più grande e tecnologicamente avanzato d’Europa e tra i primi al mondo.

 

Leroy Merlin apre a Torino la terza Ecoisola RAEE del Piemonte

Leroy Merlin Festeggia “l’eco-terzeto” piemontese. Con quello di Torino, infatti sale a tre il numero di pdv dotati di Ecoisole  RAEE del consorzio Ecolight per la raccolta dei piccoli rifiuti elettronici in Piemonte. Dopo quelli di Collegno (TO) e Moncalieri (TO), anche qui – dunque – sarà possibile conferire gratuitamente rifiuti come trapani, piccoli elettroutensili, lampadine a risparmio energetico e neon non più funzionanti, telecomandi, chiavette usb ma anche smartphone, tablet, rasoi elettrici, e piccoli elettrodomestici. Tutti i cittadini, clienti e non di Leroy Merlin, possono così facilmente contribuire alla raccolta dei RAEE e ad un maggiore rispetto dell’ambiente.
«I rifiuti elettronici rappresentano un’importante risorsa perché sono riciclabili per oltre il 90% del loro peso. Se correttamente raccolti e trattati possono fornire significativi volumi di materie prime e seconde come plastica, metalli e vetro», spiega Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight, consorzio nazionale per la gestione dei RAEE. «Con le EcoIsole abbiamo voluto focalizzare l’attenzione sui rifiuti di piccole dimensioni che sono quelli più difficili da raccogliere: meno del 15% di questi rifiuti segue un corretto percorso di raccolta, recupero e smaltimento». Le Ecoisole rispondono a due esigenze importanti: essendo localizzate in aree commerciali ad alta frequentazione, agevolano il cittadino-consumatore nel riciclare correttamente il proprio rifiuto. Inoltre, questo sistema dà una risposta concreta agli obblighi previsti dall’Uno contro Zero. Prosegue Dezio: «In vista dei nuovi obiettivi indicati dalla normativa RAEE, è importante individuare strumenti innovativi per poter intercettare i rifiuti elettronici e agevolare i cittadini al loro conferimento».
«L’attenzione all’ambiente e il coinvolgimento dei nostri stakeholder in questo percorso hanno sempre contraddistinto il nostro operato», premette Davide Alaimo, capo progetto Supply Chain Negozio Leroy Merlin. «Dotando anche il nuovo punto vendita di Torino in via corso Giulio Cesare 424, vogliamo incentivare e sensibilizzare i nostri clienti (e non) verso la raccolta differenziata dei rifiuti elettronici, trasformando un obbligo di legge in un’opportunità per tutta la comunità”.

I numeri delle Ecoisole

Con quest’ultimo posizionamento, salgono a 18 le EcoIsole installate da Ecolight in prossimità dei  punti vendita italiani sono 18:  3 in Emilia Romagna, 5 in Lombardia, 4 in Veneto, 1 in Toscana, 2 nel Lazio e 3 (appunto) in Piemonte. Sono oltre 16 mila le persone che hanno utilizzato questi servizi e più di 13 le tonnellate di piccoli RAEE raccolte.

Le modalità di raccolta
L’EcoIsola RAEE è di dimensioni contenute (1,5×1,2×1,5 metri) e interamente automatizzata. Per conferirvi i rifiuti, al consumatore è richiesto di indicare il tipo di prodotto da smaltire (se un piccolo elettrodomestico o una lampadina) e identificarsi con la carta regionale dei servizi, quindi inserire il rifiuto nello sportello indicato. A conferma dell’avvenuto conferimento, al termine viene rilasciato uno scontrino. Quando i contenitori interni sono pieni, la macchina avvisa i tecnici per lo svuotamento via sms. I rifiuti conferiti vengono tracciati dal momento del conferimento fino al trattamento e recupero, nell’intento di prevenire il traffico illegale dei RAEE. Inoltre, i cittadini avranno sempre la certezza che i materiali conferiti seguiranno la filiera corretta, con grande beneficio per l’ambiente.

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