A fare i conti è stato il Centro Studi Confindustria e il risultato non lascia molto spazio all’ottimismo: dazi USA al 15% si tradurrebbero in una riduzione dell’export italiano pari a 22,6 miliardi di euro, mandando in fumo oltre un terzo del valore delle vendite nel mercato statunitense. Fortemente danneggiati alimentari e bevande che nel loro insieme perderebbero quasi 2,9 miliardi di euro di esportazioni.
La simulazione prende le mosse da quello che al momento si profila come lo scenario più probabile. La tariffa unica del 15% sembra infatti essere il punto di approdo tra Usa e Ue, capace di scongiurare una guerra commerciale dagli esiti imprevedibili. L’intesa ricalcherebbe l’accordo stipulato dall’amministrazione Trump con il Giappone solo qualche giorno fa e stando a quanto riportato da vari organi di stampa, sarebbe ritenuto un compromesso sostanzialmente accettabile dai 27 Paesi membri dell’Unione europea. Va detto che eventuali esenzioni di specifici settori – tra quelli citati in queste ore ci sono anche i prodotti agricoli e gli alcolici – cambierebbero non poco lo scenario, in particolare per un Paese esportatore come l’Italia.
LE STIME DEL CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA
La simulazione del Centro Studi Confindustria si basa su una serie di ipotesi, a cominciare da quella di dazi USA al 15% su tutti i prodotti UE (senza differenze settoriali) e del 10% sulle merci del resto del mondo; a seguire, una svalutazione del 13,5% del dollaro sull’euro da inizio 2025 (equivalente a -10% sulla media 2024) e un’incertezza geoeconomica ai massimi storici, soprattutto negli USA (+300% all’inizio di luglio rispetto a fine 2024). Fatte queste premesse, il risultato è quello già anticipato: -22,6 miliardi di euro di export negli Stati Uniti. Parte di queste perdite sarebbero compensate da maggiori vendite degli esportatori italiani nel resto del mondo (fino a circa 10 miliardi).
In valore assoluto, i settori più colpiti sarebbero macchinari e farmaceutica (rispettivamente -4,3 miliardi e -3,4 miliardi di euro). L’alimentare è quarto e lascerebbe sul terreno 1,820 miliardi di euro, che vorrebbero dire -3,9 sull’export settoriale totale. La perdita per le bevande sarebbe inferiore in valori assoluti (-1,068 miliardi di euro), ma più che doppia se calcolata come percentuale sul totale delle esportazioni: -8,4% e cioè la flessione più importante tra quelle stimate nella simulazione. Cifre che giustificano pienamente la levata di scudi di filiere come quella del vino, per le quali i dazi al 15% avrebbero un impatto devastante.
L’IMPATTO DELLA SVALUTAZIONE DEL DOLLARO
C’è un ultimo aspetto messo in luce dal Centro Studi Confindustria e che chiama in causa le politiche monetarie europee: una riduzione delle tariffe USA o un minore deprezzamento del dollaro, a parità di altre condizioni, avrebbero un effetto quantitativamente simile. In pratica, ciascun punto percentuale in meno di dazi equivale a circa 1 miliardo di export italiano negli Stati Uniti in più, ma lo stesso effetto si otterrebbe con un punto in meno di svalutazione del dollaro. Per esempio: con dazi al 10% o dollaro in risalita del 5% sull’euro, l’export italiano negli USA ridurrebbe le perdite a -17,6 miliardi. Come a dire che il futuro dei settori manifatturieri europei passa sì da Washington e Bruxelles, ma anche da Francoforte. Ovvero, da cosa deciderà il Presidente Donald Trump, dalla capacità negoziale dell’Unione e dalle mosse della Banca Centrale Europea.



A FORLÌ UNA NUOVA PIATTAFORMA LOGISTICA




“L’unione delle famiglie imprenditoriali di Epta e Hauser segna l’inizio di un nuovo capitolo di eccellenza industriale europea – dichiara Marco Nocivelli, Ceo di Epta (nella foto a sinistra) – fondato su valori condivisi, una visione comune e un profondo impegno verso l’innovazione sostenibile. La nostra esperienza congiunta nel business della refrigerazione commerciale è unica. Insieme alla recente
“Grazie ad un partner solido come Epta – afferma Thomas Loibl, Ceo di Hauser (nella foto a destra) – proseguiamo la nostra tradizione di azienda familiare rafforzando al contempo la nostra presenza internazionale. Questo passo garantisce uno sviluppo sostenibile dell’azienda, offre stabilità in un contesto economico volatile e apre nuove opportunità per Hauser”. Al momento del closing, Hauser sarà pienamente consolidata nei bilanci di Epta e, come parte dell’accordo, sarà rappresentata nel Consiglio di Amministrazione. Il completamento dell’operazione è soggetto alle consuete condizioni sospensive, inclusa l’approvazione da parte delle autorità antitrust europee, attesa entro la fine del 2025. Nell’ambito dell’operazione, Epta è stata assistita da Bain & Company per la due diligence business e operativa, da PwC per gli aspetti finanziari e fiscali e da Clifford Chance come advisor legale. Hauser è stata invece assistita da PwC per gli aspetti finanziari/fiscali e legali.
UN NUOVO CAPITOLO AL SUD

Cosa troveranno gli acquirenti all’interno delle latte? Un assortimento selezionato di prodotti rappresentativi della qualità Made in Sicily dell’azienda: la Salsa Pronta di pomodoro ciliegino con un’etichetta speciale in edizione limitata. Inoltre, quattro varianti di Bruschette, Pesti e Specialità, per un aperitivo o un pasto ricco di gusto. Ma la collezione unisce allo stile anche la sostenibilità. Realizzate in latta, materiale totalmente riciclabile, le gift box possono essere utilizzate – una volta consumati i prodotti – in modi creativi, come portaoggetti o elementi decorativi. L’iniziativa vuol essere quindi un omaggio sentito a chi ha reso possibile la nascita dell’azienda e il suo sviluppo e soprattutto a chi continua a scegliere il suo marchio ogni giorno. In vendita da questo mese di luglio solo su Amazon, le latte della Capsule Collection di Agromonte hanno un prezzo di 25 euro.

