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Malnatt: nasce progetto brassicolo per l’inserimento di carcerati ed ex-carcerati

Si chiama “Malnatt, il gusto del riscattol’innovativo progetto brassicolo della città di Milano che vuole accendere l’attenzione sul tema e il valore del reinserimento delle persone carcerate ed ex-carcerate nel mondo produttivo.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra i Direttori dei tre Istituti penitenziari milanesi di Bollate, Opera e San Vittore e un gruppo di imprenditori ed esercenti del territorio milanese, grazie al supporto del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria e del Comune di Milano.

Finalità del progetto è rafforzare ulteriormente il ponte tra le attività educative e produttive svolte in carcere e il territorio milanese: grazie alla filiera birraria, Malnatt darà un’opportunità concreta di formazione e lavoro ad alcuni detenuti ed ex-detenuti, in particolare nelle fasi di produzione – presso l’Azienda Agricola La Morosina nel Parco del Ticino – e di distribuzione presso la società Pesce.

A tendere, l’inserimento potrà coinvolgere anche le attività di servizio grazie alla collaborazione con gli esercenti che si renderanno disponibili.

L’obiettivo atteso, a 24 mesi dal lancio, è duplice: reinserire almeno dieci detenuti o ex-detenuti e generare risorse per sostenere ulteriori progetti che procurino ricadute positive sul sistema di esecuzione penale.

Le birre Malnatt, attualmente in fase di distribuzione presso il canale horeca e moderno (a seguire l’elenco dei locali milanesi che hanno già aderito), sono birre agricole – ovvero prodotte con materie prime coltivate in loco presso La Morosina – ad alta fermentazione, non pastorizzate, non filtrate e rifermentate in bottiglia o in fusto. Tre saranno le referenze prodotte e dedicate ai tre istituti carcerari di Milano: Malnatt San Vittore, birra chiara non filtrata di solo malto d’orzo; Malnatt Bollate, birra di frumento; Malnatt Opera, birra rossa.

Nome e logo di Malnatt (termine del dialetto milanese che sta affettuosamente a significare “nato male”), ideati da Take, l’Agenzia di comunicazione partner del progetto, pongono in particolare l’accento sulla milanesità del progetto e sulla cultura popolare meneghina. Non a caso, è un malnatt il protagonista di Ma mi, la celebre canzone, scritta da Giorgio Strehler e cantata da Ornella Vanoni e poi da Enzo Iannacci, che racconta di una detenzione nel Carcere di San Vittore.

La presenza digitale di Birra Malnatt – attraverso il sito www.birramalnatt.it e i canali Facebook e Instagram – è curata da Redfarm, società di produzione e comunicazione digitale controllata da Take.

 

Birra, un comparto dinamico: ecco le 15 (insospettabili) professioni più richieste

Meglio di un Navigator. Senza dubbio. Perché lei (e parliamo dell’Industria della Birra) i posti di lavoro li ha già creati. Stando infatti a una ricerca dell’Osservatorio Birra[1], emerge che nel comparto gli occupati sono aumentati di 4.400 unità in soli due anni (dal 2015 al 2017).

Un panorama dinamico, dunque, in cui ogni giorno trovano lavoro almeno 6 persone.

Ma come si configura il settore e quali sono le figure professionali richieste? Ce lo racconta lo studio “Le (insospettabili) professioni della birra” realizzato da Althesys per conto della Fondazione Birra Moretti.

Il prima dato interessante è che in un mondo del lavoro fatto di carriere discontinue e di lavoro a tempo determinato, il 50% delle persone sono assunte da più di 10 anni. E un altro 33% è in azienda da almeno 5 anni. Inoltre, dei 3,49 miliardi di euro di valore aggiunto creato dal comparto, il 71% (2,47 miliardi di euro) viene destinato alla remunerazione lorda dei lavoratori, sostenendo così l’economia familiare.

Vediamo adesso quali competenze servono per lavorare nel settore.

I protagonisti della filiera ritengonono  che per trovare lavoro nella birra bisogna, prima di tutto, conoscere bene il prodotto (18%) e la industry (5%). Molto richieste anche qualità manageriali (11%) – e da imprenditore (8%) – e di formazione del personale (14%). Importanti anche la specializzazione (9%) e la learning agility (8%).

Ma chi sono i professionisti più richiesti?

Ecco 15 profili, spesso altamente specializzati, tra i più gettonati:

  • Mastro birraio
  • Tecnologo alimentare (della birra)

    È una sorta di mastro birraio 4.0. che si occupa dell’elaborazione delle ricette e della produzione della birra.
  • Ingegnere chimico alimentare
  • Responsabile laboratorio e controllo qualità
  • Responsabile sicurezza
  • Coordinatore sostenibilità
  • Automation specialist
  • Digital innovation manager
  • Commerce specialist

    COMMERCE SPECIALIST
    Il ruolo del commerciale nelle grandi imprese della birra si è evoluto rispetto al passato
  • Tecnico grafico
  • Brand ambassador

    BRAND AMBASSADOR
    è una sorta di “trait d’union”, un ibrido tra un tecnico della birra e un venditore
  • Beer specialist

    Il Beer Specialist è  un mix tra un commerciale di alto profilo ed un tecnico
  • Spillatore
  • Barman
  • Sommelier della birra
  • Il Sommelier è una figura professionale a tutto tondo, che abbini le capacità tecniche di degustazione a know-how operativo

Naturalmente il successo delle figure progessionali non potrà prescindere dai mega trend di mercato che si andranno affermando nel prossimo futuro (da 2 a 5 anni). Ecco quali sono a detta dei protagonisti della filiera le tre principali tendenze. Il 41% degli intervistati ha posto l’accento sulla sostenibilità, intesa come attenzione alla sostenibilità ambientale (16%), ideazione pack sostenibili (13%), implementazione materie prime locali (7%), gestione dei rifiuti e degli scarti (5%). Per un altro 32% lo sviluppo di nuovi gusti e segmenti nel mercato, come le birre speciali (14%), quelle artigianali (10%) e il trend healthy (8%). E completa il quadro di una filiera in fase di evoluzione strutturale quel 18% che guarda all’innovazione digitale, citando innovazione (10%), digitalizzazione (5%), e-commerce (3%).

E non dimentichiamoci della formazione….

Last but not least, ecco un altro aspetto fondamentale  evidenziato dalla ricerca : quello della formazione, ritenuta importante dall’85% delle imprese della filiera. Si va da 6 a 20 ore annue di formazione per dipendente, a seconda delle dimensioni aziendali, con punte massime nelle medie imprese.

Tuttavia, l’offerta universitaria italiana si limita a pochi corsi della Laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari, mentre all’estero ci sono invece molte Università e istituti tecnici che offrono percorsi di laurea, sia triennale che specialistica, focalizzati sul settore, oltre a numerosi corsi professionalizzanti che toccano aspetti più manageriali del business e quelli legati alla valorizzazione del prodotto finale. Per colmare questo gap di specializzazione, tra domanda e offerta di lavoro, è nata l’Università della Birra a Milano, voluta da HEINEKEN Italia, che si propone con lo slogan “imparare sul campo” e si presenta come un approfondimento teorico e pratico sui fondamentali del mondo della birra, dalle materie prime alle dinamiche di mercato, dedicato ai professionisti del settore Ho.Re.Ca e Modern Trade.

Metodologia della ricerca

La ricerca  “Le (insospettabili) professioni della birra” è stato realizzata intrevistando campione di quasi 7mila dipendenti di aziende distribuite lungo tutta la catena del valore: produttori di birra, operatori della fornitura di materie prime e di packaging, della logistica, della distribuzione all’ingrosso e al dettaglio e del mercato della ristorazione e bar, ad offrire una prospettiva unica e dall’interno di questo settore.

 

[1] Fonte: “La creazione di valore condiviso del settore della birra in Italia”, Osservatorio Birra novembre 2018, su dati 2017.

Arriva Löwengrube in Emilia-Romagna, il 16° locale italiano apre a Bologna

Prima apertura in Emilia-Romagna il 13 dicembre a partire dalle 19 per la catena di ristorazione bavarese Löwengrube. Il format di cucina e birreria bavarese apre in via dell’Industria 16 a Bologna il suo 16° punto vendita in Italia. La catena è già presente in Toscana, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli e Marche.

Il nuovo Löwengrube di Bologna rispecchia lo stile e i valori di tradizione che animano il brand, attraverso un’offerta gastronomica tipica bavarese, composta da piatti a base di würstel, hamburger e stinco di maiale, cucinati secondo ricette tipiche e accompagnati da una selezione di birre spillate esclusivamente alla tedesca.

Il nuovo punto vendita è aperto 7 giorni su 7, pranzo e cena, e dispone di oltre 240 posti a sedere, connessione wi-fi gratuita e ampia disponibilità di parcheggio esterno. Occuperà 25 persone, portando a quasi 300 il numero degli impiegati in tutti i 16 locali della catena.

Löwengrube prevede altre 10 nuove aperture entro il 2019, tra il format di ristorazione classico, il format Klein, ossia la versione della birreria per stazioni e aeroporti e il wagen, il food truck di street food bavarese.

L’inaugurazione al pubblico del nuovo locale è prevista per il 13 dicembre, a partire dalle 19 e sino alle 24: in loco, saranno offerte degustazione di birra e piatti tipici bavaresi.

La birra crea valore per l’Italia. I dati dell’Osservatorio Birra Moretti

In due anni, dal 2015 al 2017, il contributo della filiera della birra italiana alla crescita della ricchezza e al benessere del nostro Paese – il cosiddetto valore condiviso – è cresciuto di 1 miliardo di euro (+12,9%), passando da 7.834 miliardi a 8.863 miliardi di euro, equivalente allo 0,51% del PIL italiano.

Se la birra è un fenomeno ormai nazionale, la ricerca mostra che il “motore” della sua produzione è in Lombardia, regione che da sola è in grado di assicurare il 25,5% (pari a 2.269 milioni di euro) del totale del valore condiviso della birra in Italia.

I dati sono stati diffusi dall’Osservatorio Birra con la presentazione del 2° Rapporto La creazione di valore condiviso del settore della birra in Italia” realizzato da Althesys per conto della Fondazione Birra Moretti, Fondazione di partecipazione costituita nel 2015 da HEINEKEN Italia e Partesa al fine di contribuire alla crescita della cultura della birra in Italia.

Per calcolare il valore condiviso, lo studio ha analizzato tutte le fasi della filiera della birra (approvvigionamento materie prime, produzione, logistica, distribuzione e vendita), considerando gli effetti diretti (valore aggiunto, contribuzione fiscale, occupazione, ecc) delle attività dell’industria birraria italiana, quelli indiretti e indotti, le ricadute degli investimenti pubblici.

 LOMBARDIA, MOTORE DELLA PRODUZIONE DI BIRRA IN ITALIA

Quasi tutti gli indicatori (produzione, valore condiviso, occupazione, salari, contribuzione fiscale, etc) incoronano la Lombardia cuore pulsante di questo comparto. In questo contesto, la Lombardia acquista una speciale rilevanza perché da sola rappresenta circa un quarto della birra in Italia in termini di valore condiviso, di occupati e contribuzione fiscale). I 2.269 milioni di euro di valore condiviso generato dalla birra in Lombardia rappresentano lo 0,62% del PIL regionale e il 25,5% del totale del valore condiviso della birra in Italia.

Questa regione può contare infatti sulla presenza di importanti aziende internazionali e sul maggior numero di birrifici artigianali del paese (137[1], rispetto agli 80 del Piemonte e, ai 74 del Veneto e ai 63 della Toscana), che nel 2017 hanno prodotto complessivamente quasi 4 milioni di ettolitri di birra.

Analizzando gli oltre 2,2 miliardi di euro di valore condiviso della filiera lombarda della birra, 267,3 milioni fanno capo a ricadute dirette, 131,1 milioni di euro a ricadute indirette e 682,6 milioni a ricadute indotte.

La filiera della birra garantisce oltre 1 miliardo (1.062 milioni di euro) di contribuzione fiscale, pari al 5% del gettito tributario regionale.

In Lombardia la birra porta circa 662 milioni di euro di salari a beneficio di quasi 25 mila (24.463) dipendenti lungo tutta la filiera. Oltre 23 posti di lavoro complessivi per ogni addetto alla produzione birraria. Con questi numeri la Lombardia occupa il 26,6% del totale addetti nazionali (92.066).  

PRATOLONGO: LA BIRRA CREA VALORE PER L’ITALIA

Secondo Alfredo Pratolongo, Presidente di Fondazione Birra Moretti, “Da anni registriamo l’entusiasmo degli italiani verso il mondo della birra, i suoi stili, le nuove specialità, i suoi abbinamenti. Questo Rapporto aggiunge che quando cresce la conoscenza e della birra cresce anche il mercato e il valore condiviso generato in tutto il mondo “dietro” il bicchiere di birra. Siamo di fronte a una crescita ormai strutturale per un settore sempre più rilevante per la ricchezza del Paese. Se in Italia scomparisse, per un anno, tutto ciò che contribuisce alla produzione, distribuzione e consumo di birra, si creerebbe un “vuoto” in termini di ricchezza generata, per gli agricoltori che coltivano l’orzo, per chi produce il pack e le bottiglie, per chi lavora negli impianti produttivi, per chi la trasporta, immagazzina e vende, dai bar, ai ristoranti ai supermercati. La birra crea valore perché crea figure professionali specializzate, perché genera valore per l’impresa familiare, è un prodotto legato alle marche che si caricano di reputazione e immagine, perché gli investimenti garantiscono qualità del prodotto nel tempo, perché si produce con passione ma anche con ricerca, innovazione e investimenti”.

 

QUANTO VALE LA BIRRA IN ITALIA

Nel paragone con altri comparti del Made in Italy, la ricchezza generata dalla birra è di poco superiore al fatturato dei salumi (8 miliardi di euro), equivalenti a quello del sistema moda maschile italiano (9,3 miliardi di euro) e di poco inferiori al business della cosmetica in Italia (circa 10 miliardi di euro).

Raffrontato al settore delle bevande in generale (dati Istat), il valore condiviso della birra rappresenta circa la metà (47%) del valore della produzione di bevande nazionale (che ammonta a 18,9 miliardi), è pressoché pari alla produzione vinicola (stimata in 9,5 miliardi nel 2017) e rappresenta il 186% del valore produttivo di soft drink e acque minerali (stimato in 4,8 miliardi).

                                                                                

4,2 MILIARDI DI EURO DI CONTRIBUTO FISCALE

Nel confronto con la prima edizione del rapporto, scopriamo che negli ultimi 2 anni la contribuzione fiscale della filiera della birra in Italia è aumentata ad un ritmo ancora più alto del marcato: +17,7%, passando da 3,6 a 4,2 miliardi di euro (+17,7%).

La filiera della birra è dunque come una grande azienda che distribuisce salari lordi di quasi 2,5 miliardi di euro (2.471 milioni di euro) e paga allo Stato contributi fiscali pari a 4,2 miliardi di euro. Quasi l’1% (0,92%) delle entrate fiscali complessive del nostro Paese.

NUOVI POSTI DI LAVORO COLLEGATI ALLA BIRRA

Dal 2015 al 2017 la filiera della birra è stata in grado di offrire ben 6000 posti di lavoro in più (il numero di dipendenti nel 2015 era infatti di 87.668). in particolare nel 2017 per ogni addetto alla produzione della birra, il settore è riuscito ad assicurare ben 22 occupati complessivi a livello di filiera. In termini di occupazione la birra assicura lavoro a 92.066 dipendenti distribuiti proporzionalmente lungo l’intera filiera.

BIRRA ANTICRISI NELL’HORECA

La birra, dunque, non fa bene e non porta ricchezza solo a chi la produce. Anzi, di questa crescita nel 2017 hanno beneficiato soprattutto le fasi a valle e a monte della filiera.

Il valore condiviso relativo alle forniture di materie prime è salito dai 273,3 milioni del 2015, ai 391,3 milioni di euro (+45%). Numeri importanti anche per la fase di distribuzione e vendita, che passa da 6.041 a 6.856 milioni di euro (+13,5%).

In questo contesto va sottolineata la performance dell’Horeca che cresce da 4.859 a 5.661 milioni di euro. Il mondo che ruota attorno ai consumi fuori casa di birra è arrivato a rappresentare il 64% (2 anni fa era il 58,5%) del totale del valore condiviso della filiera birra. I valori dell’off-trade, relativi ai consumi casalinghi, si mantengono stabili (1.907,7 milioni nel 2015 e 1.194,5 milioni nel 2017).

[1] Di cui 105 microbirrifici e 32 brewpub. Fonte: Annual Report 2017 AssoBirra da Unioncamere – Infocamere

Lotta allo spreco, da Spar Austria arriva la birra fatta con il pane invenduto

Come gli antichi egizi, guardando al futuro: è in sintesi l’operazione di Spar Austria, che, per ridurre gli sprechi alimentari, lancia una birra biologica prodotta con il pane invenduto. L’iniziativa viene dalla panetteria INTERSPAR che, in collaborazione con il birrificio Gusswerk di Salisburgo, ha permesso di realizzare e introdurre sugli scaffali dell’insegna Young & Urban, una ambrata con gradazione alcolica di 5,5%.

Il pane biologico che rimane invenduto costituisce la base della birra biologica, naturalmente torbida. Parte del contenuto di orzo e malto viene infatti sostituito da vari prodotti da forno biologici, e la birra realizzata in tal modo è ora disponibile esclusivamente nei negozi SPAR, EUROSPAR e INTERSPAR di tutto il Paese.

“La panetteria INTERSPAR è la più grande panetteria artigianale nel commercio alimentare austriaco – ha detto il mastro birraio Reinhold Barta di Gusswerk -. In quanto tale, produce spesso un eccesso di prodotti da forno. Per ridurre gli sprechi, è nata l’idea innovativa di utilizzare il pane in eccesso per produrre una birra biologica ambrata a base di pane”.

La realizzazione non è stata senza problemi, anche se chi conosce un po’ di storia della bevanda, una delle più antiche, sa che, nata in Mesopotamia e abbbracciata con entusiasmo dagli antichi Egizi, fu probabilmente realizzata per la prima volta proprio con gli scarti del pane, rimasti a bagno in acqua e che inziarono a fermentare. “Preparare una birra di pane corposa è una sfida, perché il contenuto salino del pane la influenza. Ma la crosta del pane crea una nota leggermente caramellata, che conferisce un gusto caratteristico” ha detto Barta.

Birra e pane condividono gli stessi ingredienti di base come lievito, cereali e acqua. Con Young & Urban di SPAR, una antica tradizione viene ripresa.

La special edition di birra Menabrea è un inno al tartufo

Per celebrare la partnership ufficiale dell’ottantottesima edizione della Fiera internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, in programma dal 6 ottobre al 25 novembre, Birra Menabrea, il più antico birrificio italiano attivo, ha creato una special edition della storica Premium Lager vestendola per l’occasione con il tema “Tra terra e Luna”, che guida questa edizione della Fiera. La special edition sarà distribuita negli abituali punti vendita della zona.
Birra Menabrea inoltre è protagonista di alcuni momenti istituzionali ad Alba con le sue diverse linee, dalla Pils “Arte in lattina”, alla Top Restaurant. Quest’ultima sarà tra i protagonista della Ultimate Truffle Dinners a sostegno del progetto Breathe the Truffle, per la salvaguardia dell’ambiente naturale del tartufo bianco d’Alba.
L’11 novembre è prevista inoltre una degustazione “Quando la birra incontra il formaggio: degustazione di birre Menabrea in abbinamento ai formaggi e presentazione dello Sbirro, il formaggio alla birra Menabrea”.

Birra Menabrea da 172 anni raccoglie premi internazionali. Grazie alla qualità delle acque biellesi, alla scelta del luppolo, del ceppo di lieviti, del malto e all’abilità del mastro birraio e di tutti quelli che si occupano del processo, dalla “cotta” all’imbottigliamento.

Quanto spendono gli italiani in birra? Il 5% del loro reddito. Ma c’è chi sa fare di meglio

Birra, una passione crescente anche per gli italiani, ma quanto se ne beve in realtà nel nostro Paese? Secondo l’Istat, in Italia nel 2017 sono stati consumati 2.450 milioni di litri. Dunque, considerando i consumatori maggiorenni e coloro che bevono abitualmente, ciascuno ne consuma in media 31 litri all’anno, ovvero circa 3 al mese.

CupoNation, piattaforma di risparmio, ha analizzato quanto la spesa per la “bionda” incide sull’economia familiare. Come riferimento per il costo di una birra si èconsiderato il report pubblicato recentemente da Deutsche Bank, che riporta 5,61 Euro come prezzo medio per una birra a Milano. Prezzo contenuto se raffrontato con quello di Oslo pari a 8,90 Euro e di Londra, a 6,21 Euro. Esosissimo invece, se si confronta con Lisbona (2,41 Euro), Istanbul (3,30 Euro) o addirittura Manila, dove una bionda si “porta via” con 1,29 Euro.

Un raffronto reale si ha con il salario minimo del Paese in questione. In fondo piuttosto limitato in Italia, dove la spesa per la birra rappresenta circa il 5% del salario minimo mensile. Situazione ben diversa a Rio de Janeiro, dove rappresenta il 13%, in Messico dove sale al 27% e a Mosca dove arriva a sfiorare un terzo dello stesso, 32%.

Anche guardando ai litri consumati, con i nostri 3 litri scarsi facciamo la figura dei pivelli in confronto con gli abitanti della Repubblica Ceca, che consumano in media 12 litri di birra al mese, e austriaci, tedeschi, polacchi, irlandesi e lituani che ne consumano tra gli 8 e 9 litri al mese. Ma alla fin fine, si può sempre migliorare e le statistiche fanno ben sperare.. (leggi Birra in Gdo: l’Osservatorio Birra Moretti evidenzia il boom delle specialty).

Apre a Castel Guelfo The Style Outlets il secondo beer shop di 32 Via dei birrai

Sceglie l’Emilia Romagna 32 Via dei birrai per aprire oggi lunedì 13 agosto al Castel Guelfo The Style Outlets il suo secondo beer shop, dopo quello di Noventa di Piave inaugurato nel maggio dello scorso.

Nel beer shop – bistrot  del birrificio di Pederobba si potranno consumare colazioni sane e sfiziose, panini gourmet e le immancabili birre 32. Il tutto all’interno del Castel Guelfo The Style Outlets, lo shopping center a pochi km da Bologna con oltre 110 negozi di marchi prestigiosi.

32 Via dei birrai BEER SHOP – BISTROT è un progetto internazionale che rispecchia il linguaggio concettuale del brand. Ironia e competenza, idee e passione, luce e colore, forme in intervalli sospesi per esprimere al meglio la visione dell’invisibile.

Artigianalità ed ecosostenibilità sono esaltate dagli intrecci eleganti del ferro, dal calore vivo del legno, dal sapiente riutilizzo di materiali e oggetti del tutto ordinari, apparentemente insignificanti ma capaci di creare una nuova forma di bellezza dalla disarmante semplicità.

La formula e la filosofia sono le medesime del beer shop – bistrot presente al Noventa di Piave Designer Outlet: attenta selezione delle materie prime e continua volontà d’innovazione per offrire ai clienti tutte le birre 32, da assaporare nella loro essenzialità o in abbinamenti inediti con pietanze gourmet.

Mondiali? Anche senza l’Italia, li guardiamo lo stesso (a suon di pizza e birra)

L’esclusione ancora brucia un po’ alleviata dalla recente eliminazione della Germania, perché, diciamocelo, mal comune è mezzo gaudio: e dunque gli italiani, di gufata in gufata, hanno ceduto alle lusinghe del mondiale. Come dimostra un’indagine realizzata da Doxa per Birra Moretti su un campione di mille individui, rappresentativo della popolazione italiana 18-64 anni. Parlando di Nazionale, infatti, è la Coppa del Mondo a generare il massimo interesse, oltre la metà degli italiani dichiara di vederla quando può (76% di chi segue il calcio). 

 

Cibo pronto, birra e amici

Davanti alla tv poi, con amici o famigliari, si mangia e si beve: perché il calcio è social, e anche convivialità. Solo un italiano su 5 guarda le partite di calcio della propria squadra del cuore da solo, dato che si dimezza quando si parla di Nazionale: 9 italiani su 10 guardano la Nazionale in compagnia. Amici (34%), partner (30%) e parenti (25%) sono i compagni ideali per condividere divano e birra. È così, infatti, che l’84% degli italiani guarda le partite. Oltre un tifoso su 3 (36%) compra qualcosa di dedicato in occasione della partita. La birra si conferma la bevanda più consumata (62%), seguita dalle bevande gassate ben distanziate (circa il 40%). Si mangiano per lo più snack o si ordina una pizza. Insomma, l’attenzione è da un’altra parte, non si vuole passare troppo tempo in cucina rischiando di perdersi un’azione decisiva.

 

I più “antipatici”? Tedeschi e francesi, Belgio favorito

Nonostante la recente delusione, è ancora amore per la nostra Nazionale. L’89% degli italiani tifa per la nazionale italiana di calcio: il 41% cerca di seguire quasi tutte le partite (comprese le amichevoli), il 48% segue almeno le partite più importanti e solo l’11% snobba gli Azzurri. Fuori gli Azzurri dai giochi, chi sarà la prossima sorpresa mondiale? Mentre in Italia si dibatte sull’Europa, è il Belgio, nazione capitale del parlamento europeo, a essere votata come la principale sorpresa del Mondiale (11%), seguita da Croazia e Portogallo (9% pari merito). La ben più blasonata Inghilterra è solo al quinto posto (6%), dietro alla semi sconosciuta Islanda (8%).

Quello che è certo è che gli italiani non vogliono vedere sul podio i cugini francesi e tedeschi. Gli Italiani gufano soprattutto le corazzate Europee: Germania (39%), Francia (36%) e, a seguire, Spagna (21%). Anche il Brasile, soprattutto tra gli uomini, è tra le squadre che si spera perdano (19%, con punte del 25% tra gli uomini). Lo sfottò contro le altre squadre è sempre più social, soprattutto fra i Millennials: il 55% dei tifosi di calcio manda messaggi agli amici se la loro squadra perde o di commento alla partita, abitudine che non si perde neppure durante i Mondiali.

 

Buffon icona bipartisan

Non c’è calcio senza le sue icone. Prendendo sei giocatori bandiera della maglia Azzurra, gli italiani ritengono che il più rappresentativo dello spirito della Nazionale sia Gigi Buffon che, con il 62% di preferenze, distanzia decisamente gli ex colleghi: Daniele De Rossi (19%), Lorenzo Insigne (7%), Ciro Immobile (7%), Gigio Donnarumma (4%) e Antonio Candreva (2%). È chiaro, quindi, che sia sempre Gigi Buffon a essere considerato il giocatore più triste per l’esclusione dell’Italia dai Mondiali (70%), seguito da Daniele De Rossi (9%), Gigio Donnarumma (7%), Lorenzo Insigne (6%), Ciro Immobile (6%) e Antonio Candreva (2%).

Per questo, Birra Moretti Ricetta Originale, la prima nata della famiglia, scende in campo con una edizione limitata “Fai ridere Gigi Buffon”, disponibile fino al 31 luglio, per celebrare il giocatore considerato a buon titolo uno dei campioni di calcio più forti di sempre. Ed è ancora Buffon sul podio delle preferenze degli italiani: immaginando di poter scegliere uno di questi sei calciatori per vedere la finale del Mondiale, la scelta ricade sempre su Buffon (56%, con una punta del 60% fra le donne), seguito da Daniele De Rossi (31%). Gli attaccanti, Ciro Immobile (23%) e Antonio Candreva (21%), crescono nelle preferenze nel target maschile.

 

Delusioni nazionali

Per concludere, la metà degli italiani (49%) si dichiara molto dispiaciuta per l’assenza dell’Italia dai Mondiali, con un picco di affranti al Sud Italia che tocca il 58%. Il calcio però rimane pur sempre un gioco: l’esclusione dell’Italia dai Mondiali rappresenta la situazione più fastidiosa solo per il 10% degli italiani, mentre “pesano” di più (per fortuna, verrebbe da dire) la delusione di non aver avuto un Governo per mesi (al primo posto per il 55% degli italiani) e l’emergenza del cambiamento climatico (al primo posto per il 27%).

Birra in Gdo: l’Osservatorio Birra Moretti evidenzia il boom delle specialty

Birre e canale moderno: qual è oggi lo stato dell’arte?

Una risposta arriva dalla nuova ricerca di “Osservatorio Birra”, punto di osservazione sul mondo della birra promosso della Fondazione Birra Moretti, dal titolo “Dalla birra alle birre. L’era del drink different”. Ne è emerso che il mercato della birra è in crescita dal 2016 e quest’anno sta accelerando. In questo scenario HEINEKEN Italia cresce più velocemente del mercato. Un mercato complesso e molto competitivo in cui HEINEKEN Italia si conferma primo produttore e distributore. Ci sono, però, ancora molti margini di miglioramento perché in Italia la penetrazione del prodotto è molto alta mentre la frequenza è tra le più basse d’Europa, così come il consumo pro capite. 

La proposta Heineken

“Continuiamo a puntare sui marchi che hanno fatto la storia della birra in Italia: Heineken®, Birra Moretti, Ichnusa e Dreher nel sud Italia, con un’attenzione particolare sia al mondo delle lager che all’innovazione. – Ha commentato Søren Hagh, Amministratore Delegato HEINEKEN Italia – Il marchio Heineken® rappresenta l’icona dell’innovazione nelle modalità di servizio con il Blade che garantisce un’esperienza degustativa anche nei punti di consumo che non possono dotarsi di impianti alla spina. Birra Moretti è stata l’apripista per la crescita della categoria della birre speciali e vanta il record di 18 ricette diverse. Le birre lager costituiscono la pancia del mercato e ancora oggi il formato da 66cl di Birra Moretti “Ricetta Originale” è il prodotto FMCG più venduto a valore in tutta la GDO in Italia. Con Ichnusa proponiamo una ricetta del territorio che di fatto è diventata un “super premium”, un gioiello locale che dalla Sardegna sbarca in continente del quale siamo molto orgogliosi”. 

Il ruolo delle speciali

“Il ruolo di HEINEKEN Italia è di promuovere lo sviluppo della categoria. – prosegue Søren Hagh – Per crescere è necessario investire in formazione, in attività promozionali nella Grande Distribuzione e nell’Ho.Re.Ca, e in innovazione di prodotto. Figli di questa strategia sono i lanci degli ultimi anni che si inseriscono in quella che abbiamo definito la categoria del “drink different”, il segmento delle birre speciali che continua ad avere performance superiori alla media di categoria.

Negli scorsi anni abbiamo presentato al mercato Ichnusa Non Filtrata, Birra Moretti La Bianca e Le Regionali di Birra Moretti che si inseriscono nel trend che vede in primo piano la naturalità, il legame con il territorio, la varietà e il gusto. All’interno del filone legato alla naturalità e al benessere si inseriscono anche la nuova analcolica Heineken® 0.0 e le low alcohol delle Radler (dal 2015). Quest’anno presentiamo Birra Moretti IPA per soddisfare chi sceglie un gusto deciso e strutturato.

Gli italiani e le birre speciali

Aumentano gli estimatori di birra:  negli ultimi 10 anni la base dei consumatori di birra è infatti cresciuta del 34%. Questo uno dei principali dati emersi da una ricerca realizzata da DOXA per l’Osservatorio Birra Moretti.

Oggi bevono birra 8 italiani su 10, erano 6 su 10 nel 2008, ma restano invariati i volumi pro capite (segno che si beve responsabilmente): 30 litri allora e 31 oggi, molto al di sotto della media europea.

E non basta: oggi si beve diversamente. Ormai il 70% degli italiani beve infatti anche birre speciali, e cioè tutto l’universo di sapori, profumi, colori e ingredienti (dalle Ale alle Blanche, dalle Bock alle IPA e così via) che va oltre la classica birra chiara.

E la classica Lager? Non è un’antagonista delle specialty: infatti, solo il 9% beve esclusivamente birre speciali, mentre il 61% del campione beve entrambe le tipologie, alternandole anche in base all’occasione di consumo.

“Le birre speciali  – commenta a questo proposito Alfredo Pratolongo, Presidente di Fondazione Birra Moretti –  non sono più una nicchia di consumo ma uno stimolo alla crescita. Sono le birre adatte alle degustazioni con gli amici, agli abbinamenti con determinate ricette, che rispondono al meglio alle esigenze dei foodies.
E i produttori hanno risposto a questa domanda proponendo sempre più variazioni sul tema birra,
migliorando gli stili classici, inventando birre nuove, utilizzando gli ingredienti del territorio.
Complice l’aumento delle tipologie a disposizione, ormai l’82% degli italiani pensa che le birre siano perfettamente adatte al cibo e alle ricette tipiche della dieta mediterranea.

Ma  quali sono le occasioni di consumo pre le birre speciali? Essenzialmente ruotano attorno alla tavola: sinonimo di pranzo o cena speciale con qualcuno a cui si tiene (44%, con punte del 52% tra i 25 o i 34 anni), adatte ad abbinamenti specifici con alcuni cibi (35%) o da mettere al centro di una degustazione dopo cena (soprattutto per gli under 34).

 

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