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Salse, una categoria in piena ascesi. Il report di Nielsen

Salse, una categoria in piena ascesi. In un clima di lieve ripresa un po’ per tutto il grocery,  il comparto delle salse (+1% di crescita di fatturato) conferma un trend chiaro già da tre anni: +1% nel 2014 (+un anno negativo per l’alimentare) e un +3,5% nel 2013.

Nell’ultimo anno, rivelano i dati Nielsen – la crescita delle salse è spinta dall’area 1 che registra un aumento di fatturato del 3%, grazie a un lieve aumento dei volumi e soprattutto al contributo dei prezzi (+2%). Positivo l’andamento anche in area 2, benchè su livelli più bassi. Chiaramente siamo davanti ad un andamento in linea con quello del Grocery:  positivo nel Nord Italia più in sofferenza in Area 4, l’unica ad evidenziare una flessione (-0.9 a volume, -1.8 a valore) pur a fronte di un elevato e crescente sostegno promozionale (in crescita dai 37 ai 39 punti).

I canali distributivi

In termini di fatturato sono positive le grandi superfici (Iper e Super), in particolare gli Iper (+2,1%) che puntano ulteriormente su una amplissima scelta assortimentale per il consumatore (passando dalle 77 alle79 referenze) e che supportano la categoria con un sostanzioso sostegno promozionale (vicino al 33%). Anche i supermercati incrementano la gamma di referenze e ne beneficiano di conseguenza (+1.3% di fatturati ).

Rilevante la crescita del discount (+5.1% a valore), un risultato più elevato del totale Grocery (+4.2%) .

In lieve calo di fatturato le superfici più piccole, i Liberi servizi e i negozi tradizionali (rispettivamente -2% e -5%).

Chi sale e chi scende

Le salse da contorno (+6% in fatturato) sono quelle più performanti, grazie alla crescita di tipologie come la Barbecue, la Tonnata e la Messicana. Si registra un aumento assortimentale e un maggiore sostegno (anche pubblicitario) all’utilizzo di nuovi tipi di salse rispetto alle tradizionali, utilizzando anche la leva promozionale.

I prodotti più tradizionali sono invece poco dinamici: su livelli migliori il segmento principale della Maionese (+0.4%), che rimane quello dove è maggiore l’utilizzo promozionale (33%), mentre è in calo l’altro segmento importante, il Ketchup, sia nei volumi (-2%) che nei fatturati (-1%) nonostante la spinta promozionale rilevante.

Negativa invece la Senape (-6% a Volume e -4% a Valore). Le salse Dressing crescono solo a volume (+6%) con un prezzo medio più basso (-7%) legato all’aumento distributivo nei Discount e all’aumento sensibile delle promozioni che si portano oltre il 20%.

 

Schär rinnova la linea Bontà d’Italia con tre referenze 100% gluten free: pizza, gnocchi e lasagne

Schär rinnova la linea Bontà d’Italia: pizza, gnocchi e lasagne 100% gluten free.

Le nuove pizze surgelate Bontà d’Italia, proprio come vuole la tradizione napoletana, hanno un impasto più lievitato, che le rende più croccanti fuori e più soffici dentro, e sono guarnite con ingredienti genuini e rigorosamente made in Italy: olio extra vergine d’oliva, passata di pomodoro e su tutti l’elemento principe della pizza, la mozzarella, prodotta con latte dell’Alto Adige. Le pizze Bontà d’Italia, cotte ad alta temperatura, in forno su pietra sono tutte senza glutine e disponibili nei gusti margherita, salame, prosciutto e funghi e nella versione mini pizza margherita. Inoltre la versione Margherita è disponibile da ora anche senza lattosio con un’attenzione in più per chi soffre di questa intolleranza. A breve sarà disponibile anche la versione veggie con verdure grigliate.

Schermata 2016-03-23 a 16.05.02L’Emilia Romagna è la patria sia della pasta fresca, una specialità semplice e unica, che del ragù. Le Lasagne alla bolognese rappresentano il matrimonio perfetto tra una sfoglia tirata a regola d’arte e un ragù cotto a lungo a fuoco lento. La sfoglia senza glutine delle Lasagne Bontà d’Italia Schär è sottile e porosa, perfetta per accogliere strato dopo strato il ragù preparato con ingredienti scelti e di prima qualità.Schermata 2016-03-23 a 16.04.37

Gli Gnocchi Bontà d’Italia Schär sono preparati con patate italiane lavorate con delicatezza aggiungendo la farina gluten free poco a poco, senza fretta, fino ad ottenere la giusta consistenza dell’impasto. Il risultato è un piatto è il più classico dei piatti della tradizione italiana, capace di accontentare tutti i palati, perché pronto da abbinare a piacere con qualsiasi condimento.

 

Selenella: al via la nuova campagna che parla di tracciabilità, sostenibilità e valori nutrizionali

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Selenella, patata 100% italiana, ha lanciato per il 2016 una nuova campagna pubblicitaria multicanale  con l’obiettivo di promuovere non solo i valori del marchio, ma soprattutto i valori nutrizionali della patata Selenella e il ruolo fondamentale del Consorzio Patata Italiana di Qualità, che controlla e traccia tutta la filiera produttiva per garantire una patata dal gusto unico, certificata e sostenibile.Schermata 2016-03-23 a 15.37.53

Schermata 2016-03-23 a 15.38.20Si è deciso di comunicare e mettere in risalto questi aspetti attraverso un format prettamente iconico, che pone la patata Selenella come unica protagonista. La campagna, ideata e realizzata da Red Cell, si sviluppa sulla stampa attraverso quattro diverse creatività, ciascuna in grado di rappresentare al meglio e con fantasia il singolo tema in oggetto: la tracciabilità è raffigurata disponendo le patate Selenella in modo che assumano le sembianze di un’orma; la sostenibilità è messa in luce da una patata Selenella che rappresenta una lampadina; i valori nutrizionali si esprimono invece con patate Selenella di diverse dimensioni poste una sull’altra, con chiaro riferimento ai quattro sassi in equilibrio del “giardino zen”; una creatività è infine dedicata alle “primizie” Novelle Selenella, con la patata raffigurante un ciuccio per bambini.Schermata 2016-03-23 a 15.37.43Schermata 2016-03-23 a 15.38.06
Sui migliori siti web dedicati a wellness, cucina e alimentazione, così come su Facebook, vengono riprese le medesime creatività tradotte in efficaci campagne display; sulle principali emittenti Radio nazionali, invece, vanno in onda quattro spot da 15 secondi, che secondo i requisiti creativi propri del mezzo radiofonico declinano in parole e musica il messaggio della campagna stampa.

Amazon Prime e Click and Collect, Spesa On Line e Consegna a domicilio: il parere del web

Click and Collect ed Amazon Prime si configurano  come vere e proprie speacility, come servizi innovativi, per ora utilizzati solo da pionieri entusiasti pronti a promuoverli. Spesa On Line e Consegna a domicilio stanno invece vivendo le dinamiche del passaggio da speciality a commodity. L’esito è che la qualità media, che invece dovrebbe essere presidiata, risulta più bassa.

Ecco quanto emerge dall’indagine effettuata sui 3.947.812 tra pareri opinioni e commenti scritti nella rete domestica da consumatori privati all’interno di Social, Blog e Forum, nel periodo di 12 mesi compreso tra il 1°Marzo 2015 ed il 29 Febbraio 2016.

I dati
Prima di esaminare insieme i risultati, sarà utile dare un’indicazione sulle prime macro aggregazioni dei dati intercettati:

– Pareri scritti da utilizzatori di uno o più servizi: 79%
– Pareri scritti da NON utilizzatori di nessuno dei servizi: 21%

Fatto 100 il 79% dei pareri lasciati da UTILIZZATORI di uno o più servizi:

– Giudizi positivi     88%
– Giudizi neutrali    6%
– Giudizi negativi    6%

Fatto 100 il 21% dei pareri lasciati da NON UTILIZZATORI di nessuno dei servizi :

– Giudizi positivi     39%
– Giudizi neutrali    28%
– Giudizi negativi    33%
Se ne deduce che: chi utilizza i servizi ne parla e ne parla bene; i non utilizzatori sono diffidenti o non interessati a prescindere.

 

Pareri aggregati in base alla tipologia di servizio (pareri multipli):

Spesa On Line: 98%
– Consegna a domicilio: 82%
– Click and Collect: 28%
– Amazon Prime: 22%

È ovvio che i pareri menzionino nella quasi totalità dei casi la Spesa on Line, bassa per ora la talkability di Click and Collect e Amazon Prime.

Un focus sulla Consegna a domicilio: fatto 100 l’82% di chi ne scrive liberamente nel web (pareri multipli):

utilizza la Consegna a domicilio in conseguenza di una Spesa on line: 78%
– utilizza la Consegna a domicilio dopo la spesa presso un’insegna / negozio: 22%

Vediamo ora il livello di soddisfazione per ogni tipologia si servizio, fatto 100 il totale dei pareri relativi a  ciascun singolo servizio:
Schermata 2016-03-21 a 13.41.44I servizi più diffusi, pur totalizzando votazioni più che positive, sono quello che raccolgono le maggiori critiche, comunque quantitativamente limitate.

Le lamentele

Principali lamentele Spesa On line (fatto 100 rispettivamente 16% ed il 22% di pareri negativi; pareri multipli)
– assortimento incompleto: 78%
– scarsa chiarezza nella descrizione delle referenze: 72%
– non fruibilità delle offerte / di tutte le offerte: 51%
– difficile navigabilità del sito: 48%
– lentezza del sito: 22%
– limitazioni nei pagamenti: 12%

Principali lamentele Consegna a domicilio (pareri multipli, ricordiamo si tratta si tratta di un 22% globale) :
servizio a pagamento: 96%
– vincolato ad una spesa minima: 92%
limitazione della fascia oraria: 86%
– limitazione del peso: 77%
limitazione di referenze fresche: 65%
– limitazione di referenze della catena del freddo: 61%
mancanza di puntualità: 37%
– consegna non al piano senza ascensore: 18%

Il profilo di chi scrive

Schermata 2016-03-21 a 13.56.15I servizi più innovativi o di recente nascita pur essendo meno utilizzati, non solo raccolgono i maggiori consensi ma sono anche utilizzati dai consumatori del futuro.

Vediamo ora da dove provengono i pareri, ripartiti per servizio :
Schermata 2016-03-21 a 14.14.24I servizi presenti sul mercato da più tempo hanno una penetrazione territoriale più uniforme.

Rispetto all’ambente web in cui si svolge il dibattito, queste le percentuali :
Schermata 2016-03-21 a 14.19.08Dei servizi innovativi si parla in ambiti (Blog e Forum) in cui il dibattito è affrontato con cognizione di causa, in maniera approfondita, specialistica; dei servizi più tradizionali si parla in maniera più o meno uniformemente distribuita negli ambienti web, leggermente di più nei Social dove il dibattito è trattato con superficialità.

La ripartizione tra Influencer e Naviganti Comuni
– Spesa On Line: Influencer 28%;   Naviganti Comuni 72%
– Consegna a domicilio: Influencer 22%; Naviganti Comuni 78%
– Click and Collect: Influencer 74%; Naviganti Comuni 26%
– Amazon Prime: Influencer 76%; Naviganti Comuni 24%

Ricordiamo che con influencer indichiamo quegli internauti ritenuti dagli altri fonte attendibile di informazione, quei naviganti che “fanno proseliti”, che raccolgono consensi.

 

WWW.WEB-RESEARCH.IT Srl

È un istituto di ricerche di mercato e consulenze di marketing che offre servizi rivolti ad aziende e multinazionali presenti nel mercato domestico.

Ha portato tra i primi in Italia una nuova metodologia di ricerche ed analisi di mercato: Web listening – Web research – Web monitoring. Utilizzando software di intelligenza artificiale che emulano il funzionamento delle reti neurali effettua un’analisi semantica e psicometrica dei testi presenti nel Web attribuendo loro personalità e punteggi. www.web-research.it ascolta il Web per scoprire, analizzare, razionalizzare cosa i clienti reali e potenziali pensano e dicono oggi e indietro nel tempo fino agli ultimi tre anni. E’ il partner ideale di aziende, marchi, prodotti, servizi e personaggi pubblici con esposizione mediatica significativa.

www.web-research.it – Tel. 02.89367297 – Fax 02.89367298 – P.zza Castello 26 – 20121 Milano info@web-research.itgianmarco.stefanini@web-research.it

 

Smalti, mascara e creme per il viso: ecco i prodotti di bellezza più acquistati online

Specchio, specchio delle mie brame quali sono i prodotti di bellezza più in voga nel reame (anche di quello online)?

Appurato che ad andare per la maggiore sono quelli green, bio ed ecosostenibili, sul canale online (ci rivela un’indagine realizzata da Showroomprive.it su un campione di 1.000 italiani) i più acquistati sono crema per il viso, smalti e mascara.

La top 5

Secondo l’indagine condotta “le creme per il viso” sono il prodotto di bellezza più acquistato online dal 13,7% degli italiani, seguite subito dagli “smalti”, preferiti dal 13,3% dei rispondenti. Al terzo posto troviamo “i mascara” con il 12,9% delle preferenze, seguiti dai “profumi” (11,5%) e dai “prodotti per la cura dei capelli” (10,3%).

“Rossetti e gloss” occupano la sesta posizione (9,5%), seguiti dai “prodotti da bagno” con il 9%, all’ottava posizione troviamo “crema per il corpo” (7,9%) e alla nona gli “ombretti” con il 7,7% . In fondo alla classifica, anche perché fortemete condizionati dalla stagionalità, troviamo i “solari” (4,2%).

L’investimento

Per quanto riguarda la spesa media annua, il 60,9% degli italiani intervistati dichiara di non spendere online più di 50 euro in prodotti di cosmetica, mentre il 23,4% investe tra i 50 e i 100 euro e il 15,7% oltre i 100 euro.

Paese che vai, colori che trovi

1f7169dd-fdd4-486a-8d1f-9627b9772b93__O“Tra i vari paesi europei – spiega Virginia HernándezInternational PR Manager and Business Development di Showroomprive.com – esistono poi alcune differenze nelle abitudini di consumo per quanto riguarda la scelta della gamma cromatica: colori più accesi come il rosso, i gialli e le sfumature del blu sono infatti più popolari in Italia che in altri paesi come Spagna o Portogallo. Le italiane inoltre risultano più propense a sperimentare nuovi colori e texture e sembrano più attente nel seguire le ultime tendenze proposte dalle passerelle della moda anche in fatto di make-up.”

 

Articoli collegati: Nella cosmesi è sempre più e-commerce

Nella cosmesi è sempre più e-commerce: 170 milioni nel 2015, +22%

Valgono 170 milioni di euro gli acquisti online di prodotti cosmetici nel 2015, in crescita del 22% sull’anno precedente. Più dell’intero Net Retail italiano (+19% nel 2015 rispetto al 2014). Lo rivela il report di Netcomm “Acquisti online di cosmetica – Key Findings”, in uno studio svolto dal Consorzio del Commercio Elettronico e da Cosmetica Italia con L’Oréal e Mediterranea Fratelli Carli e con il supporto di Human Highway.

Gli acquirenti online di cosmetica sono il 16,2% degli utenti Internet italiani maggiorenni. Due acquirenti online di cosmetica su tre sono donne (65,4%) e in metà dei casi hanno un’età compresa tra 25 e 44 anni ma in media più elevata del totale degli acquirenti online. Gli acquirenti online di prodotti di cosmetica sono cresciuti del 18% nell’ultimo anno, raggiungendo i 4,7 milioni di individui, 2 milioni dei quali sono acquirenti abituali, ovvero hanno acquistato più di una volta un prodotto di cosmetica negli ultimi sei mesi.

Nel 2015 ogni 100 euro spesi in Italia in prodotti di cosmetica, 2,2 sono passati attraverso il canale online. L’acquisto online di prodotti cosmetici avviene nell’89% dei casi su un sito Web del merchant e solo in 11 casi su 100 via App. I merchant più utilizzati nell’acquisto online sono gli eRetailer, ovvero soggetti nati con la Rete e che non esistevano prima dell’avvento di Internet, seguiti dai produttori che trovano nell’online il modo per raggiungere direttamente i propri clienti.

A guidare lo shopping online è soprattutto la comodità, che comprende la convenienza (risparmio, offerte) e la disponibilità (prodotti difficili da trovare, ampio catalogo disponibile). Consegna gratuita e prezzo conveniente rispetto al negozio poi sono parametri di garanzia per un servizio di acquisto online perfetto, insieme a sicurezza, affidabilità, serietà e ottime recensioni.

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“È con un segnale positivo che si aprono le rilevazioni del Centro Studi di Cosmetica Italia in occasione del Cosmoprof di Bologna – ha dichiarato Gian Andrea Positano, Responsabile del Centro Studi di Cosmetica Italia -. Sul fronte del mercato interno il 2015 segna infatti una crescita del 2,2% per un valore che supera i 9.700 milioni di euro. In questo contesto la rilevazione delle vendite di cosmetici online è prossima ai 170 milioni di euro nel 2015, analogamente agli andamenti positivi registrati dalle vendite dirette (oltre 720 milioni di euro, +15%), che testimoniano un’evoluzione nelle modalità di acquisto dei consumatori cui la ricerca coordinata con Netcomm offre un significativo quadro di analisi”.

 

Più smartphone meno tablet e acquisti più veloci

Nel quarto trimestre del 2015 il settore health & beauty nell’e-Commerce a livello mondiale ha registrato un aumento del 25% dei carrelli con una crescita del 19% degli ordini. Secondo i dati dello Shopping Index rilasciati da Demandware, a livello globale, con un calo rispettivamente del 19% e 10 il tablet stia vivendo un momento di crisi. Mentre lo smartphone continua a registrare un aumento del traffico del 30% e una crescita degli ordini del 50% anno su anno. Nel settore beauty, il Pc resta il dispositivo preferito (46% di traffico e 69% degli ordini), seguito dallo smartphone (46% e 21%) e, ultimo, il tablet (8% di traffico e 11% degli ordini).
Cambiano anche i tempi di acquisto, con visite più efficienti nel coinvolgere i consumatori e una tendenze verso una navigazione e acquisti più veloci. Nel beauty, il tempo medio di permanenza per visita nel corso del Q4 del 2015 è diminuito del 10% (7,2 minuti); da smartphone la diminuzione è stata del 16%, pari a 6,3 minuti.

Nel beauty la crescita del 10% delle visite ha portato a un aumento del 25% dei carrelli e, conseguentemente, a un incremento del 19% degli ordini.

È però l’abbigliamento il settore che nel quarto trimestre ha registrato una crescita degli ordini molto maggiore rispetto agli altri segmenti. Nel commercio digitale sono i settori bellezza e cosmesi a registrare i più alti tassi di sconto, insieme all’abbigliamento sportivo. La spedizione gratuita è uno strumento universale utilizzato in diversi segmenti e Paesi: ormai gli acquirenti se l’aspettano sempre di più. Nel settore beauty la spedizione gratuita è applicata nell’84% dei casi e su un valore medio di ordine di 82 USD, mentre il tasso medio di sconto è pari al 19%.

 

Shopping ieri, oggi e domani: tendenze e novità raccontate da FutureBuy

Shopping: come stanno cambiando le abitudini in seguito alla rivoluzione digitale, che rende tutti iperconnessi e multicanale?

Lo indaga FutureBuy®, l’indagine multiclient online di GfK (realizzata con metodologia CAWI) che rileva comportamenti e atteggiamenti dei consumatori nel processo di acquisto, comprensivo anche dei momenti propedeutici come ricerca, confronto e raccolta di informazioni sui prodotti, oltre che l’effettivo atto di acquisto.

Dall’edizione italiana di FutureBuy 2015 emerge un cliente sempre più consapevole, padrone degli strumenti tecnologici che ha a disposizione ed efficiente nel processo di acquisto: il 74% degli intervistati è d’accordo nell’affermare che sta imparando a fare acquisti in modo sempre più efficace.

L’omnichannel

Anche nel nostro Paese, lo shopping omnichannel è ormai una realtà, anche se con un’incidenza diversa a seconda della categoria di prodotto considerata. L’omnicanalità si fonda su driver di scelta diversi e complementari: nello shopping online conta soprattutto la convenienza, mentre nello shopping offline è importante la possibilità di vedere e provare i prodotti.

L’integrazione tra showrooming e webrooming conferma la consuetudine sempre più diffusa di passare da un canale di vendita all’altro, cercando informazioni sul web e acquistando successivamente in store, o viceversa guardando o provando prodotti in negozio per poi acquistarli on line. Questa dinamica dà vita a fenomeni nuovi: da una parte, i negozi brick&mortar diventano click&mortar per sopravvivere alla concorrenza dei giganti dell’e-commerce, dall’altra i pure player online iniziano ad operare anche attraverso negozi tradizionali, per fornire un servizio migliore ai consumatori.

E ovviamente, in questo contesto, i device mobili (lo smartphone in particolare) diventano strumenti chiave nell’esperienza di shopping.

Infedeltà

Conseguenza diretta della maggiore padronanza di strumenti tecnologici e dell’approccio omni-channel è la diminuzione della fedeltà dei consumatore nei confronti di marche e retailer. Il 66% degli intervistati italiani ammette di essere diventato meno fedele a un solo rivenditore: per trovare gli affari migliori oggi è necessario ampliare il proprio raggio di shopping.

Ed ecco che infine l’analisi propone un focus sui consumatori più smart, cioè, gli early adopter, gli innovatori, gli appassionati. Questi shopper si rivelano sempre meno propensi a essere influenzati passivamente da retailer, brand e pubblicità, e sempre più inclini ad intraprendere un dialogo paritario, basato sullo scambio reciproco di input, per la costruzione di prodotti e servizi tarati sulle proprie esigenze.

Dreher Limone Radler Zero eletta Prodotto dell’Anno da 12 milioni di consumatori

Dreher Limone Radler Zero è stata eletta Prodotto dell’Anno nella categoria bevande gassate. Scelta da più di 12mila consumatori, Dreher Limone Radler Zero ha conquistato il premio che da oltre 30 anni valorizza i prodotti più innovativi e ne amplifica la visibilità attraverso l’uso del logo “Eletto Prodotto dell’Anno” che assicura forza e impatto su ogni scaffale.

Con questo premio, Dreher Limone Radler Zero conferma la capacità di innovazione del gruppo HEINEKEN sempre pronto a stupire i suoi consumatori con prodotti originali e dal gusto unico. Il premio, infatti, basato esclusivamente sul voto dei consumatori che hanno partecipato alla più importante ricerca di mercato sull’innovazione in Italia, assicura ai prodotti vincitori una grande visibilità. Non a caso: il 73% dei prodotti eletti negli ultimi 5 anni è ancora a scaffale, l’83% dei consumatori dice di fidarsi di “Eletto Prodotto dell’anno” e il 68% è “più propenso ad acquistare un prodotto con questo logo”.

Dreher Lemon Radler Zero è distribuita attraverso i canali Ho.Re,Ca, Modern Trade e nei distributori automatici nei formati bottiglia di vetro da 33cl e lattine sleek da 33cl. È disponibile in cluster 33clx3 a € 2,39 e in lattina sleek da 33cl a € 0,76.

Vino in Gdo: segnali positivi. Le anticipazioni del Vinitaly

Vino italiano sugli scaffali della grande distribuzione: dopo anni di stasi, si registra una crescita più decisa delle vendite  sia in volume che a valore. In attesa della 50° edizione di Vinitaly (a Verona dal 10 al 13 aprile), l’istituto di ricerca IRI ha elaborato, in esclusiva per Veronafiere, i dati sull’andamento di mercato nel 2015.

Le vendite delle bottiglie da 75cl aumentano del 2,8% a volume rispetto al 2014, e le bottiglie da 75cl a denominazione d’origine (Doc, Docg, Igt) del 1,9%. Rispettivamente le vendite a valore crescono del 4,0% e del 3,8%.

“Una crescita doppiamente positiva – ha commentato Virgilio Romano, Client Solutions Director di IRI – perché non è stata stimolata né dalla crescita promozionale né da prezzi in calo. La pressione promozionale, infatti, rimane su livelli alti ma inalterati rispetto all’anno precedente, mentre i prezzi sono in aumento: i vini a denominazione di origine, ad esempio, hanno prezzi medi in crescita dell’1,9%. Dopo un lustro di assenza, la crescita contemporanea di volumi e valori ci lascia ben sperare per gli anni futuri”.

Risultati positivi anche per gli spumanti venduti in Gdo: + 7,8% a volume e +7,5% a valore, anche se il prezzo medio è leggermente ridimensionato rispetto al 2014. I vini biologici crescono a volume del 13,2% (a valore del 23%), ma i litri venduti sono ancora limitati: un milione e 630 mila.

“A poco più di un mese dal via del 50° Vinitaly, si tratta di anticipazioni che fanno ben sperare in una crescita più strutturale del mercato interno del vino” – spiega Giovanni Mantovani, Direttore generale di Veronafiere.

Il vino più venduto in assoluto nei supermercati italiani rimane il Lambrusco con 12 milioni e 771 mila litri venduti, sempre tallonato dal Chianti, che vince però la classifica a valore.
Al terzo posto sale lo Chardonnay, un bianco di vitigno internazionale, che cresce del 9% a volume. Si fanno notare le performance del Nero d’Avola (+4,6%), del Vermentino che cresce dell’8,5% e del Trebbiano (+5,6%).

Tra i vini “emergenti”, cioè quelli che hanno fatto registrare nel 2015 un maggior tasso di crescita, il primo posto va alla Passerina marchigiana, con una progressione del 34,2% che va a bissare il successo registrato negli anni scorsi dal Pecorino (Marche e Abruzzo), classificatosi stavolta 3°. Due bianchi con prezzi medi a bottiglia di circa 4 euro.
Da notare la seconda posizione del veneto Valpolicella Ripasso e la quarta posizione del piemontese Nebbiolo.

Marketing, la strada giusta passa dalle interazioni virtuali?

La realtà aumentata a fini promozionali, per condurre strategie di marketing e affinare il contatto personalizzato con i clienti è oggi uno strumento valido a 360 gradi?

In altri termini, le interazioni virtuali possono sostituirsi a quelle reali con il medesimo successo?

È questo il quesito che ha guidato una recente indagine Gfk, coinvolgendo 27.000 persone di 22 paesi. In quanto rispondere a questo dilemma potrebbe essere un valido assist per le aziende che abbiano in mente di mutare l’approccio verso i propri clienti.

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Ne è emerso un quadro piuttosto variegato, in base all’età, al sesso e alla nazionalità del campione.

A livello italiano il 20% degli intervistati si dichiara d accordo con l affermazione secondo la quale le interazioni virtuali valgono tanto quanto le interazioni reali. Ma le donne sembrano essere più aperte nei confronti di questo tema, con il 25% di risposte favorevoli, contro il 16% registrato dagli uomini. Dal punto di vista dell’età, i più positivi nei confronti delle interazioni virtuali sono gli intervistati appartenenti alla fascia tra i 30-39 anni (27% di risposte favorevoli), seguiti quasi a pari merito dalle fasce 15-19 anni (21%) e 20-29 anni (20%). Tra le persone con più di 60 anni, al contrario, solo il 14% degli intervistati pensa che interagire a distanza utilizzando dispositivi tecnologici abbia lo stesso valore di conoscere qualcuno o qualcosa di persona.

Schermata 2016-02-26 a 12.16.21

Nel resto del mondo

A livello internazionale, sono soprattutto le persone appartenenti alle fasce di età 20-29 anni e 30-39 anni a pensare che le interazioni virtuali valgano quanto la vita reale, rispettivamente con il 28% e il 27% delle risposte favorevoli. Seguono in classifica gli adolescenti (15-19 anni), che nel 22% dei casi si dimostrano positivi nei confronti delle interazioni virtuali.

Anche fuori dai nostri confini nazionali le fasce di età più anziane sono quelle meno propense ad equiparare vita reale e vita virtuale: tra i 50 e i 59 anni solo il 15% degli intervistati è d accordo con questa affermazione, mentre una persona su cinque (20%) si dichiara fortemente in disaccordo. Salendo ancora con l età, tra le persone con più di 60 anni quasi un terzo si dichiara in disaccordo (27%) mentre solo uno su dieci si dichiara d accordo (11%).

interazioni virtualiLe discrepanze, poi, sono notevoli anche da un Paese all’altro: Brasile e Turchia, infatti, guidano la classifica delle nazioni più aperte nei confronti del virtuale, con circa un terzo (34%) dei consumatori convinto che le interazioni virtuali possano essere tanto valide quanto quelle di persona.

Seguono a breve distanza Messico (28%), Cina (27%) e Russia (24%).

All’estremo opposto della classifica si trova la Germania, con quasi un terzo delle persone (32%) che si dichiara in disaccordo con l’equiparazione reale- virtuale nell’ambito delle interazioni umane. Ancora più in fondo alla classifica ci sono Svezia al 29%, Repubblica Ceca e Belgio con poco più di un quarto (26%) e Paesi Bassi e Regno Unito con circa il 23%.

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