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Cereal Docks entra in PRD per crescere nel gluten free

Rafforzarsi nel settore degli ingredienti plant based e in particolare nel segmento del senza glutine: è questa la logica alla base dell’accordo siglato da Cereal Docks per acquisire il 75% di PRD – Pasini Riso e Derivati, azienda con sede a Castel d’Ario (MN). In questo modo, infatti, il gruppo fondato nel 1983 a Camisano Vicentino (VI) da Mauro e Paolo Fanin amplia il proprio perimetro oltre le matrici storicamente presidiate – come soia, girasole, mais e colza – integrando competenze nella produzione di ingredienti a base di riso e avena destinati principalmente alle industrie del segmento gluten free e delle bevande vegetali, mercati in forte evoluzione sulla spinta delle nuove esigenze dei consumatori.
A giudizio di Cereal Docks, l’operazione – il cui completamento è subordinato al preventivo benestare da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in quanto rientrante nell’ambito di applicazione della normativa cosiddetta “Golden Power” – presenta un elevato valore strategico per il know-how industriale sviluppato da PRD, in un contesto in cui operatori con competenze analoghe risultano ancora limitati a livello nazionale.

LA FAMIGLIA PASINI RESTA NELL’AZIONARIATO
Fondata nel 2000, PRD è di proprietà della famiglia Pasini, che ha alle spalle una tradizione risicola e che manterrà una partecipazione, garantendo continuità nello sviluppo futuro. L’azienda ha un fatturato superiore ai 30 milioni di euro, conta 23 dipendenti e opera come partner industriale di produttori attivi gluten free e nelle bevande vegetali.
La sua acquisizione si inserisce nella prima fase dello sviluppo per linee esterne intrapreso da Cereal Docks, che negli ultimi anni ha consolidato il proprio core business nella nutrizione animale e accelerato la crescita nel settore degli ingredienti per l’industria alimentare, ampliando il portafoglio prodotti, le capacità tecnologiche e la presenza internazionale attraverso investimenti, acquisizioni e partnership strategiche.

OPERAZIONI IN ITALIA, BULGARIA, SPAGNA E FRANCIA
Dopo l’ingresso di Molino Favero nel 2023, specializzata nella produzione di farine, mix e ingredienti naturalmente privi di glutine, il gruppo veneto ha infatti accelerato il consolidamento nel segmento degli ingredienti, rafforzando progressivamente la propria presenza a livello europeo. Negli ultimi mesi sono entrate a far parte del perimetro realtà complementari come Prista Commerce, in Bulgaria, specializzata nella lavorazione dei semi di girasole, e Quality Corn Group, attiva negli ingredienti a base di mais con stabilimenti industriali in Spagna e Francia. Nel marzo scorso, è stata annunciata la joint venture tra una delle società del gruppo, Aethera Biotech, e la multinazionale francese Robertet, leader mondiale nelle materie prime naturali per profumi, aromi e ingredienti attivi, con l’obiettivo di rafforzare la presenza nel settore delle biotecnologie vegetali applicate alla cosmetica ed alla nutraceutica.
Ad oggi Cereal Docks realizza un fatturato consolidato di 1,4 miliardi di euro, impiega circa 500 collaboratori e opera con 11 stabilimenti produttivi in Italia, Spagna, Romania e Bulgaria e 5 centri di stoccaggio. Ogni anno trasforma oltre 3 milioni di tonnellate di materie prime agricole e coinvolge nelle proprie filiere più di 20.000 aziende agricole in Italia e in Europa. L’export rappresenta circa il 20% del fatturato. Dal 2021, inoltre, Cereal Docks è Società Benefit.

L’AMPIEZZA DI OFFERTA E COMPETENZE GENERA VALORE
L’evoluzione dell’industria alimentare richiede competenze sempre più specialistiche e la capacità di integrare matrici, tecnologie e applicazioni differenti – commenta Mauro Fanin, Presidente di Cereal Docks –. Negli ultimi anni abbiamo intrapreso un percorso di sviluppo che punta a costruire una piattaforma ingredienti ampia e diversificata, capace di generare innovazione e valore per i clienti. L’ingresso di PRD rafforza questa visione e amplia ulteriormente le nostre competenze in segmenti ad elevato potenziale di crescita”.
L’ingresso in Cereal Docks rappresenta un’evoluzione naturale del nostro percorso – aggiunge Renato Pasini –. Abbiamo trovato un gruppo con cui condividiamo visione industriale, valori e approccio imprenditoriale. Restiamo profondamente legati alle nostre radici familiari e al territorio, ma allo stesso tempo pronti ad affrontare nuove opportunità di crescita e sviluppo, valorizzando le competenze costruite negli anni grazie ad un partner solido e orientato al lungo periodo”.

De Cecco acquisisce RossoGargano e punta al miliardo di fatturato

Non solo pasta per la F.lli De Cecco di Filippo: l’azienda di Fara San Martino (CH) consolida il proprio ruolo nelle conserve vegetali siglando un accordo vincolante finalizzato all’acquisizione dell’intero capitale sociale di RossoGargano, società consortile con sede a Foggia. L’operazione è subordinata all’ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni regolamentari, ma dovrebbe perfezionarsi entro il prossimo mese di luglio.
RossoGargano realizza – attraverso il coordinamento di diverse fasi dell’attività dei propri consorziati – prodotti a base di pomodoro e conserve alimentari e vegetali in genere, gestendo e programmando la coltivazione della materia prima, occupandosi della trasformazione dei prodotti agricoli dei soci e di terzi presso i propri stabilimenti e promuovendone l’immissione sul mercato.
In base a quanto resto noto, l’operazione consentirà a De Cecco di beneficiare del pieno controllo della filiera produttiva di RossoGargano in un settore considerato strategico dal gruppo e di una rilevante qualità strutturale e logistica, assicurata da tecnologie recentemente rinnovate. Oltre a presidiare il mercato italiano, l’azienda foggiana è presente in tre dei principali mercati internazionali di De Cecco.

INVESTIMENTI PER 250 MILIONI ENTRO IL 2029
Siamo particolarmente soddisfatti di aver raggiunto questo accordo con i soci di RossoGargano – dichiara Filippo Antonio De Cecco, Presidente del Consiglio di Amministrazione della F.lli De Cecco –. Si tratta di un’operazione di grande rilievo strategico per il Gruppo De Cecco, che ci consentirà di completare e rafforzare la nostra filiera produttiva, migliorare le nostre marginalità in un segmento di mercato in cui già operiamo con successo e offrire ai nostri consumatori prodotti realizzati con il controllo diretto di ogni fase del processo, dalla coltivazione della materia prima fino alla commercializzazione. Siamo certi che questa acquisizione rappresenti un passo fondamentale nel percorso di crescita del gruppo, e non vediamo l’ora di integrare le eccellenti competenze e risorse di RossoGargano nella nostra realtà. Con l’acquisizione di Rosso Gargano e l’avvio delle nuove linee di produzione si prevede che il totale dei prodotti venduti dal Gruppo De Cecco passi da 2.700.000 quintali nel 2026 a 4.500.000 quintali nel 2027, mentre il fatturato complessivo del gruppo si stima che passerà da 740 milioni di euro del 2026 ad un miliardo di euro nel 2027”.
Negli anni compresi tra il 2025 e il 2029 il Gruppo De Cecco ha previsto investimenti per un totale complessivo di 250 milioni, di cui 100 milioni sono già stati spesi. Intesa Sanpaolo attraverso la Divisione IMI CIB ha agito in qualità di Underwriting Bank, mettendo a disposizione le risorse finanziarie necessarie al perfezionamento dell’acquisizione.

Il Polo del Gusto di Riccardo Illy esce da Agrimontana

Si separano le strade di Polo del Gusto e Agrimontana, produttore di marrons glacés, frutta candita, confetture, marmellate, paste pure e creme spalmabili. La holding di partecipazioni industriali nel settore food “near to luxury” presieduta da Riccardo Illy ha ceduto il suo 40% dell’azienda di Borgo San Dalmazzo (CN). Si conclude così una partnership societaria ventennale che a giudizio delle due parti “ha contribuito in modo significativo allo sviluppo di competenze distintive, all’avvio di progetti strategici e all’apertura di nuovi mercati”, rafforzando il posizionamento di Agrimontana. Inoltre, anche per il futuro rimarranno attive collaborazioni commerciali su specifici progetti.
In una logica di portafoglio e di sviluppo sinergico delle controllate – afferma Riccardo Illy Polo del Gusto esce da una partecipazione di minoranza importante per reinvestire nel core business, in un momento ricco di opportunità e di sfide dettate dal contesto macroeconomico/geopolitico e dalla dinamica delle materie prime”.

SALE LA QUOTA DELLA FAMIGLIA BARDINI ED ENTRA UN NUOVO SOCIO
Il 30% delle azioni vendute dal Polo del Gusto è stato rilevato dai fratelli Luigi e Chiara Bardini, figli del fondatore Cesare scomparso nel 2018, che hanno così rafforzato la propria posizione in Agrimontana. Fanno inoltre il proprio ingresso nella compagine societaria i fratelli De Angelis, con una partecipazione del 10%, portando quello che viene definito come un importante progetto di sviluppo della filiera della Nocciola Piemonte Igp, uno degli elementi chiave nella strategia qualitativa dell’azienda.
I piani industriali delle nostre aziende – commenta Luigi Bardini (a sinistra nella foto in alto, in compagnia della sorella Chiara e dello zio Enrico) – hanno programmi ambiziosi ma concreti, che guardano con rinnovato ottimismo al futuro. Insieme al nuovo socio e ai nostri collaboratori si aprono quindi nuovi orizzonti di sviluppo e nuovi cicli di crescita”.

Orange Capital Development si rafforza nel food con l’80% di Effepi

Orange Capital Development continua il proprio percorso di crescita nel settore food e annuncia l’acquisizione del 80% di Effepi, azienda con sede in provincia di Cuneo, attiva nella produzione di dolci surgelati di alta qualità. Fondata nel 1992, Effepi opera nel segmento premium dei frozen dessert, con un fatturato di circa 16 milioni di euro nello scorso 2025 e un piano di crescita che, proprio grazie all’ingresso di Orange Capital Development, punta a raggiungere 20 milioni entro la fine del 2026, per poi superare quota 30 milioni nei prossimi quattro anni.

L’OBIETTIVO È COSTRUIRE UN POLO NEI SURGELATI
L’operazione segna un ulteriore passo nella strategia di Orange Capital Development volta alla creazione di un polo alimentare specializzato nel frozen, caratterizzato da elevata qualità di prodotto, innovazione e forte attenzione ai nuovi trend di consumo.
Effepi, che conta oggi circa 40 dipendenti con prospettive di ulteriore espansione occupazionale, vanta una significativa presenza in mercati del centro e nord Europa (in particolare in Germania e UK), che coprono circa il 60% delle esportazioni. L’azienda offre un’ampia gamma di prodotti, tra cui tiramisù, profiterole, torte e prodotti da forno e monoporzioni, affiancati da una linea di gelati gourmet.

SINERGIE INDUSTRIALI E COMMERCIALI CON GELIT
In base a quanto resto noto da Orange, l’integrazione di Effepi genera importanti sinergie industriali e commerciali, in particolare con Gelit, società leader di mercato nella produzione di piatti pronti surgelati già parte del portfolio. Le complementarità riguardano diversi ambiti: dall’offerta di prodotto, che consente di abbinare primi piatti e dessert per un’esperienza completa, alle sinergie logistiche, grazie alla presenza di un hub strategico nel Nord Italia, fino allo sviluppo dei canali food service e Horeca.
Particolarmente rilevante sarà la condivisione della piattaforma commerciale e della base clienti, che permetterà a Effepi di entrare in nuovi mercati, in primis Stati Uniti, Canada e Australia, facendo leva sulle relazioni consolidate di Gelit. Parallelamente si punterà a rafforzare la presenza in Europa ed esplorare nuovi mercati in Asia, tra cui Giappone, Corea e Indonesia, dove si intendono portare i sapori autentici della cucina italiana.

AMPLIARE L’OFFERTA NEL SEGNO DEL MADE IN ITALY
Con l’acquisizione di Effepi proseguiamo il progetto di costruzione di un polo di eccellenza nel frozen food – commenta Davide Salvatore, Founder e Managing Director di Orange Capital Development (nella foto a destra) – ampliando in modo significativo la nostra offerta. Da oggi siamo in grado di proporre ai mercati internazionali una vera e propria Italian experience, completa e fatta di prodotti di alta qualità, che interpretano al meglio la tradizione gastronomica italiana e le nuove esigenze dei consumatori. In termini puramente economici, le possibili sinergie da sviluppare aprono ottime prospettive di crescita e ci fanno guardare al futuro con ottimismo, nonostante un momento storico estremamente difficile caratterizzato da tensioni geopolitiche e commerciali che incidono inevitabilmente anche sui mercati”.

UN PROGETTO SUPPORTATO DA CAPITALI DEL SUD EST ASIATICO
Fondata e guidata da Davide Salvatore, Orange Capital Development gestisce veicoli di investimento di private equity supportati da capitali e aziende del Sud Est asiatico, interessate a investire sia in Europa che su scala globale in business caratterizzati da sostenibilità, innovazione e eccellenza operativa. Il focus attuale è nel settore delle energie rinnovabili, biocarburanti, nanotecnologie e food.

Doppia acquisizione in Francia e Belgio per La Linea Verde

Doppia acquisizione all’estero per La Linea Verde, produttore di insalate pronte al consumo, piatti freschi pronti e bevande. Le società target sono BCS, realtà belga attiva nelle zuppe fresche, e La Ferme d’Anchin, azienda francese specializzata nello stesso segmento, rilevata attraverso la controllata francese La Ligne Verte.
L’operazione si inserisce in una strategia di crescita che punta a consolidare e sviluppare ulteriormente la categoria dei piatti pronti freschi a base vegetale, con un focus sempre più marcato sul segmento delle zuppe fresche, oggi tra i più dinamici e promettenti in Europa. In questo contesto, la scelta di puntare su Belgio e Francia risponde alla volontà di rafforzare la presenza del Gruppo in mercati strategici del Nord Europa.

RAFFORZARE IL DIALOGO CON I RETAILER EUROPEI…
Le due aziende acquisite generano complessivamente un fatturato di circa 22 milioni di euro (dati 2025) e hanno una presenza consolidata presso le principali insegne della grande distribuzione locale. In Belgio, Butterfly – brand di riferimento di BCS – si distingue come marca leader in un mercato caratterizzato da una forte incidenza della private label e ha raggiunto una quota rilevante nella categoria chilled soups. In Francia, La Ferme d’Anchin è riconosciuta come il principale operatore nel mercato delle zuppe fresche, con una quota del 48%.
L’integrazione consentirà di rafforzare ulteriormente il dialogo con i retailer europei, con cui sono già in corso confronti per l’ampliamento dell’offerta e lo sviluppo di nuove categorie.

…E LA PRESENZA NEI MERCATI CHIAVE
Questa operazione rappresenta un passo importante nel nostro percorso di sviluppo internazionale – commenta Domenico Battagliola, Ceo del Gruppo La Linea Verde (nella foto a destra) –. Le zuppe fresche sono una categoria strategica per il futuro del fresco convenience: rispondono a una domanda crescente di soluzioni pratiche, sane e ad alto contenuto di servizio. Con queste acquisizioni rafforziamo la nostra presenza in mercati chiave e acceleriamo lo sviluppo della categoria a livello europeo”.
Oggi circa il 50% del fatturato del gruppo di Manerbio (BS) è generato all’estero e la quota pare destinata a crescere. L’azienda precisa, infatti, che il modello di sviluppo adottato, basato sull’integrazione tra filiera agricola, competenze industriali e lettura dei consumi, potrà essere esteso ad altri Paesi, valutando di volta in volta le opportunità di mercato.

NUOVI HUB PER UNA GESTIONE PIÙ EFFICIENTE
Oltre al valore industriale e di marca, l’integrazione di BCS e La Ferme d’Anchin consente al gruppo di rafforzare l’infrastruttura logistica de La Linea Verde nel Nord Europa. Gli stabilimenti e i magazzini delle due aziende diventeranno infatti hub strategici per la distribuzione, permettendo una maggiore prossimità ai mercati e una gestione più efficiente del fresco, elemento chiave per garantire qualità, tempestività e continuità di servizio. Questo consentirà anche una più rapida circolazione delle informazioni lungo la filiera, migliorando la capacità di risposta operativa.
L’ingresso di queste realtà nel gruppo ci permette non solo di crescere nella categoria delle zuppe, ma anche di costruire una piattaforma industriale e logistica più vicina ai mercati del Nord Europa – prosegue Battagliola –. Questo ci darà la possibilità di portare in questi Paesi anche altre categorie che abbiamo sviluppato con successo in Italia e Spagna, ampliando progressivamente l’offerta e valorizzando, dove rilevante, anche il posizionamento del Made in Italy”.

L’IDENTITÀ LOCALE VA PRESERVATA
Le due aziende manterranno la loro forte identità locale, valorizzando le competenze e il know-how dei team esistenti, in un percorso che mira a coniugare autonomia operativa e integrazione progressiva nelle best practice di La Linea Verde. Anche sul fronte della filiera, il modello prevede la valorizzazione dei fornitori locali, in particolare per le materie prime fresche, elemento fondamentale per garantire qualità e coerenza dell’offerta nei diversi mercati.

Unilever cede la divisione food a McCormick per 15,7 miliardi di dollari

Unilever dice addio al food e punta tutto sulla bellezza e sulla cura casa e persona. La multinazionale ha annunciato di aver raggiunto un accordo per la fusione della sua divisione alimentare con il produttore di spezie McCormick. Ad essere coinvolti nell’operazione sono marchi del calibro di Knorr, Hellmann’s e l’azienda risultante dalla fusione – che manterrà il nome McCormick – potrà contare su un portafoglio globale con ricavi per oltre 17 miliardi di euro (20 miliardi di dollari), sulla base dei dati relativi all’anno fiscale 2025.

IL PAGAMENTO IN DENARO SARÀ PARI A 13,5 MILIARDI DI EURO
L’accordo si basa su una stima di Unilever Foods che arriva a 44,8 miliardi di dollari. Unilever e i suoi azionisti riceveranno una combinazione proporzionale di azioni ordinarie McCormick con e senza diritto di voto, pari al 65% del capitale sociale diluito della nuova realtà, equivalente a più di 25 miliardi di euro (29,1 miliardi di dollari). Unilever incasserà inoltre più 13,5 miliardi di euro al cambio attuale (15,7 miliardi di dollari).
Una volta andata in porto la transazione, che dovrebbe concludersi entro la metà del 2027, gli azionisti di Unilever deterranno il 55,1% del capitale azionario, mentre Unilever avrà una quota del 9,9%, a testimonianza del suo sostegno e della sua fiducia nel piano di integrazione. Nel tempo, e non prima di un anno, Unilever intende però cedere la propria partecipazione. Dal canto loro, gli azionisti di McCormick deterranno il 35% del capitale. Come già anticipato, McCormick manterrà la sua denominazione attuale, la sede centrale ad Hunt Valley, nel Maryland, e la quotazione al NYSE. Una sede internazionale verrà istituita nei Paesi Bassi e, in base a quanto comunicato dalle due aziende, è prevista anche una seconda quotazione in Europa.

FOCUS SU CATEGORIE DAI RENDIMENTI ELEVATI
L’obiettivo di Unilever è chiaramente quello di focalizzarsi sui settori della bellezza, della cura casa e persona. Categorie in forte crescita e che garantiscono rendimenti più elevati. Escludendo la divisione food, il portafoglio aziendale ha registrato un tasso di crescita annuo composto del 5,4% nell’ultimo triennio e un margine operativo del 19%. Esemplificativo del cambio di passo è il confronto basato sui ricavi relativi al 2025: escludendo sempre il food, i settori bellezza, benessere e cura della persona contribuiscono per circa il 67% al fatturato aziendale (rispetto al 51% dell’esercizio 2025), con circa il 90% dei ricavi frutto della prima o della seconda posizione a livello di categoria/area geografica.

MAGGIORE PRESENZA NEI MERCATI IN CRESCITA
Altro aspetto degno di nota sarà la presenza più solida nei mercati in più rapida crescita, con Stati Uniti e India che contribuiscono al 38% del fatturato (rispetto al 33% dell’esercizio 2025) e i mercati emergenti che pesano per il 62% (rispetto al 59% dell’esercizio 2025). Unilever sarà quindi più esposta nelle aree geografiche caratterizzate da maggior incremento demografico, in termini di urbanizzazione, partecipazione femminile al mercato del lavoro e ricchezza. Tutti motivi che dovrebbero portare gli azionisti a non rimpiangere il food.

L’incertezza economica frena le operazioni di M&A

Dopo un inizio d’anno segnato da un cauto ottimismo, le aspettative di ripresa delle operazioni di M&A nel settore Consumer – ovvero i settori Moda e Lusso, Food & Beverages, Beauty & Personal Care, Retail, Hospitality & Leisure, Packaging – si sono progressivamente raffreddate secondo la Global & Italian M&A Trends Consumer Markets di PwC. Il contesto macroeconomico, caratterizzato da pressioni inflazionistiche, tassi d’interesse e incertezza sui dazi, ha indebolito la fiducia degli investitori e il sentiment dei consumatori, rallentando le dinamiche di crescita del mercato.
Nei primi cinque mesi del 2025, i volumi delle operazioni di M&A nel Consumer Markets sono diminuiti del 9% a livello mondiale, rispetto allo stesso periodo del 2024, segnando però una flessione più contenuta rispetto al -11% registrato nei volumi del mercato complessivo. In controtendenza, i controvalori delle operazioni sono aumentati del 32%, sostenuti da sette operazioni superiori a 5 miliardi di dollari annunciate nella prima metà del 2025. Il mercato italiano riflette la dinamica mondiale: nei primi 5 mesi del 2025 sono state annunciate 158 operazioni nel Consumer Markets, in calo del 7% rispetto ai 170 deal rilevati nello stesso periodo del 2024.
Il decremento principale è legato alle operazioni annunciate da investitori finanziari, in flessione del 17%. La loro incidenza sul totale delle operazioni è scesa al 40% nella prima metà del 2025, rispetto al 45% raggiunto nel 2024, confermando maggiore cautela degli investitori su settori come Food&Beverage e Moda. I tempi di gestazione delle operazioni si sono allungati, nel segno di una maggiore prudenza sia da parte degli operatori strategici, che stanno conducendo revisioni del portafoglio e rivedendo le proprie strategie, sia da parte dei fondi di private equity.

LE ACQUISIZIONI NEL FOOD & BEVERAGES
Il Food & Beverages soffre di una contrazione marcata dell’attività di M&A, con 33 deals in Italia nei primi cinque mesi dell’anno, in calo del 27% rispetto ai 45 dello stesso periodo del 2024. In particolare, si riducono le operazioni dei fondi di Private Equity (-38%), ancora più selettivi a causa delle dinamiche inflazionistiche e dell’aumento dei prezzi alimentari (+6% su base annua), che influiscono sugli acquisti dei consumatori, e dei rischi associati ai dazi.
Secondo la Voice of the Consumer Survey di PwC, il 33% dei consumatori è più incline ad acquistare alimenti salutisti. Una tendenza che si riflette anche sulle attività di M&A, stimolando operazioni in segmenti quali i formaggi freschi (Gioiella / I Freschi), salumi magri (Bresaole Pini / Vismara, Biolab / Brendolan), alimenti ad alto valore proteico e nutrizionale (Eurovo / Anna Alla Ltd e Waffelman) o “free from” (Di Marco / Galati), e conferma l’importanza strategica di presidiare la filiera animale (Eurovo / Granja Panilla). Operazioni come quella di Chequers / Gourmet Italian Food rispecchiano l’interesse crescente verso i prodotti semi-lavorati e i piatti pronti da parte dei consumatori.
La contrazione nella domanda di bevande alcoliche e zuccherate spinge i principali operatori a rivedere i propri portafogli, con deal mirati a colmare gap strategici, come nel caso di Alfin / Acqua Filette. Nel mondo del vino le operazioni si focalizzano sul segmento biologico (Tenuta Ulisse / Cirelli La Collina Biologica), mentre proseguono le dismissioni di asset non core, come la cessione di Cinzano e Frattina da Campari al Gruppo Caffo annunciata a giugno 2025.

VIVACE IL SEGMENTO BAKERY
Il Bakery & Confectionary si conferma il segmento più attivo per le operazioni di M&A, specialmente sui produttori di alimenti confezionati frozen o ambient e con un posizionamento a scaffale di convenienza (Valeo Foods / Freddi Dolciaria, Melegatti), apprezzati per l’elevato value for money e il prezzo unitario contenuto. Tra le principali operazioni si segnalano Vandemoortele / Lizzi, IDAK Food Group AG / Sorrento Sapori e Tradizioni, Vergani / Scarpato. Emblematico l’investimento di Terlos in Casa Optima, iconico produttore italiano di ingredienti per gelato (annunciata a giugno 2025), e l’Opa di Ferrero sui cereali di WK Kellogg, che risponde alle esigenze di crescita nel segmento salutistico e di espansione ulteriore negli Stati Uniti, anche come risposta ai dazi.
Nella ristorazione, il mercato M&A si concentra sul fast dining senza seduta, favorito da limitati investimenti iniziali e maggiori opportunità di riconversione, sul segmento lusso, trainato da investitori strategici e family office, e su turnaround di catene in difficoltà. Tra le operazioni della prima meta del 2025, si segnalano: l’ingresso di Quattro R in Cigierre, la cessione di Temakinho a Black Arrow, gli investimenti di LMDV Hospitality Group (con l’acquisizione del Twiga e le aperture a marchio Vesta), le aperture annunciate di Langosteria (in cui ha investito Remo Ruffini tramite Archive) e l’acquisizione dello storico ristorante Il Caminetto di Milano Marittima da parte di PLT Holding, uno dei maggiori gruppi italiani indipendenti attivi nel settore dell’energia rinnovabile.

RETAIL, OCCHI PUNTATI SU CARREFOUR
Il mercato M&A nel settore Retail, in particolare nel grocery, continua a essere guidato da dinamiche di consolidamento, con molta vivacità per le operazioni di piccole dimensioni. L’attenzione del mercato è attualmente catalizzata da possibili riposizionamenti strategici di alcuni grandi operatori internazionali, tra cui Carrefour, al centro di rumors sempre più insistenti riguardo a una possibile uscita da mercati come Italia, Polonia e Belgio. Un evento di tale portata potrebbe innescare un significativo riassetto competitivo nei paesi coinvolti e nelle regioni chiave in cui e più presente Carrefour (Lombardia, Piemonte e Lazio), aprendo la strada a operazioni di acquisizione e ristrutturazione su larga scala, con impatti potenzialmente rilevanti sulla distribuzione delle quote di mercato e sulle strategie di posizionamento degli attori attivi nel food retail. In parallelo, PwC prospetta ulteriore dinamismo sulle catene del retail specializzato nei segmenti personal care e farmacie.

LE PROSPETTIVE PER LA SECONDA METÀ DELL’ANNO
Emanuela Pettenò, Partner e Markets Deals Leader PwC Italia, riassume così le aspettative per la seconda metà dell’anno: “Le aziende del Consumer Markets sono attualmente penalizzate da valutazioni depresse di cui beneficeranno gli investitori capaci di affrontare situazioni di turnaround operativo e finanziario. I fondi di Private Equity saranno sempre più selettivi e focalizzati su Food e Beauty, settori più resilienti. Sul fronte acquisizioni, i fondi potrebbero aumentare le operazioni di “take-private” e add-on di portafoglio, mentre saranno posticipate le cessioni di asset con performance inferiori ai budget e più impattati dai dazi. Gli operatori strategici nel Retail e nel Food punteranno sulla filiera e su asset tecnologici, investendo sulla customer experience, con piattaforme di marketing, e-commerce, sistemi di pagamento, e soluzioni gestionali per l’inventario. Nella moda prevediamo operazioni di turnaround e l’ingresso di partner in brand ancora controllati dalle famiglie”.

Calo M&A in Italia: food resta in testa seguito da fashion e prodotti casa e persona

Il mercato italiano dell’M&A nel primo semestre del 2024 si è chiuso con un calo del 18,6% in termini di operazioni annunciate in ambito consumer rispetto al primo semestre del 2023. Il food resta alla guida con 46 operazioni completate su un totale di 179. Resta anche stabile la quota di operazioni sponsorizzate da fondi (c. 43%), che non includono le acquisizioni di piattaforma e gli add-on (classificate tra le operazioni di investitori industriali “corporate”). Le operazioni domestiche (Italia su Italia) rappresentano il 66% del totale in linea con quanto registrato nell’1H23.

Food & beverages
Il settore ha visto 46 operazioni annunciate nel primo semestre 2024, nel mese di febbraio è stata annunciata l’operazione di consolidamento Forno d’Asolo/Sammontana, sotto la regia di Investindustrial (autorizzata dall’Antitrust lo scorso 28 luglio), e l’acquisizione di Dolciaria Acquaviva da parte del gruppo belga Van De Morteele). Il comparto food & beverages all’interno del consumer markets rappresenta il segmento più difensivo, per cui in una situazione di incertezza si prevede un crescente volume di attività M&A sia per le piattaforme sponsorizzate dai fondi di private equity, che per le aziende del comparto italiane ed estere e per i player della Gdo alla ricerca di produttori di private label da integrare. Le operazioni chiuse nel primo semestre, unitamente a quelle in corso e in prospettiva lasciano ipotizzare che sarà un settore molto dinamico. I settori da monitorare con maggiore attenzione saranno ingredienti, ancora nutraceutica, bakery e frozen food.

Fashion
Il primo semestre 2024 ha visto 35 operazioni annunciate, tra cui il delisting di Tod’s ad opera del fondo L Catterton, l’acquisizione del brand di alta gioielleria Vhernier da parte di Richemont, del brand di sneakers Autry da parte di Style Capital, di una quota di Elisabetta Franchi da parte della holding di Marco Bizzarri, di Trussardi da parte di Miroglio, di De Laurentiis da parte di Made in Italy Fund e numerose operazioni di filiera (Florence, Holding Moda ma anche da parte di Capri Holding, OTB, Stefano Ricci). Tuttavia, la situazione di incertezza a livello europeo ha frenato le aspettative di crescita dei brand (solo l’upper luxury si è salvato) e suggerito il rinvio della quotazione ad un player come Golden Goose.

A livello mondiale il settore sta vivendo un momento di difficoltà anche maggiore, con un serio ripensamento del modello di business in funzione dei mutati stili di consumo. Le transazioni non sono mancate, ma in alcuni casi si tratta di operazioni con un taglio di ristrutturazione (tentativo di delisting Macy’s, Nordstrom negli Stati Uniti, acquisizione di Neiman Markus da parte di Sacks Fifth avenue con supporto di Amazon, delisting di Farfetch acquisito da Coupang, Matches in amministrazione controllata dopo pochi mesi dalla sua acquisizione da parte di Fraser Group). Lato aziende, si osserva un crescente interesse dei brand di lusso verso settori diversi, ad esempio immobiliare (acquisizione da parte di Kering di un immobile di pregio in via Montenapoleone e del Castello di Urio da parte di Belmond, controllata di LVMH), hospitality (partnership di Dolce & Gabbana, Bulgari, Etro, Paul & Shark, Alberta Ferretti con vari beach club e hotel in località turistiche), e ristorazione (partnership di Golden Goose con Da Vittorio, Alajmo e Oldani, apertura di un ristorante di LVMH gestito dalla fam. Cerea a Milano), questi ultimi con l’obiettivo di fidelizzare e attrarre clienti attraverso la componente esperienziale e di immagine prima che di prodotto. Per il prossimo semestre PwC si attende un aumento di operazioni di ristrutturazione finanziaria sia per razionalizzare la presenza dei punti vendita fisici, che per ottimizzare ed efficientare il canale online ed ulteriori operazioni su brand. I fondi restano interessati ai brand, ma puntano a quelli più alti e iconici oppure alla supply chain, vista la percezione di maggiore rischiosità complessiva del settore.

Household and personal products
Il settore è stato particolarmente attivo in Italia nei primi mesi del 2024 con un ridotto numero di operazioni, 14, ma di dimensione significativa: Beautynova (cessione a PAI), Dr. Vranjes (ceduta a L’Occitane), Veralab (cessione minoranza a Peninsula), Kiko (investimento di maggioranza di L Catterton), Acqua & Sapone (acquisizione da parte di TDR Capital, che affiancherà il fondo HIG nel piano di crescita della società). Sempre HIG ha annunciato a luglio l’acquisizione di Naturalia Tantum (nutraceutica). Il beauty ha visto inoltre importanti IPO a livello internazionale, tra cui quella di Puig in Spagna, Douglas in Germania, Galderma in Svizzera, così come delisting (L’Occitane da Hong Kong) In questo settore ci aspettiamo in Italia ulteriori volumi di attività, soprattutto nel comparto dei contract manufacturer e ulteriori aggregazioni di catene nel Personal care products.

Pet & vet
Le operazioni più significative del settore sono state la cessione di Arcaplanet a Fressnapf (annunciata a luglio 24), leader europeo del petfood, con contestuale reinvestimento di Cinven in Fressnapf, operazione che permetterà di creare un player da €5 miliardi di fatturato, l’investimento da parte di Charme nella catena di cliniche veterinarie Animalia, e di Mandarin in Camon (entrambe annunciate a luglio). Il settore è ancora potenzialmente molto attivo con altre catene (sia petfood che pet care) a breve sul mercato.

Hospitality and leisure
Nel primo semestre 2024 sono state annunciate 36 operazioni in totale di cui 22 in ambito Hotellerie, soprattutto hotel e camping in location turistiche, 6 nella ristorazione e 4 in ambito sportivo, soprattutto calcistico. Il 2024 si è aperto con la cessione di Piadineria da Permira a CVC, che ha stimolato un certo interesse sul settore, pesantemente frenato dalla pandemia. Tra le operazioni annunciate in seguito, abbiamo l’acquisizione di Fra Diavolo da parte di Alto Partners, di Temakinho da parte di Mutares e dell’Harry’s Bar da Villa D’Este. L’andamento dei consumi del primo semestre 2024 (in calo) sta tuttavia rallentando l’orizzonte di alcune operazioni e le preferenze tendono a focalizzarsi su modelli “fast dining”. In ambito hospitality l’operazione più rilevante è quella relativa alla catena di camping Club del Sole (investimento di The Equity Club), seguita nel mese di luglio da quella di Clessidra sul competitor Human Company.

Packaging
Nonostante le incertezze dovute alla continua evoluzione del framework normativo Europeo (e.g. PPWR), il “deal flow” nel settore del packaging rimane dinamico con tante operazioni sia in Italia che all’estero. L’Italia si conferma tra i mercati più rilevanti a livello europeo con eccellenze ad ogni step della catena del valore, dalla produzione dei macchinari e delle materie prime passando dal design ed infine arrivando al packaging primario, secondario e terziario. Una delle operazioni più rilevanti nel 2024 è stata l’acquisizione di Bormioli Pharma da parte del gruppo tedesco Gerresheimer per c. 800 milioni di euro, che va ed evidenziare un crescente consolidamento del settore anche a livello pan-Europeo. Rimangono estremamente attive diverse piattaforme italiane che hanno come focus il consolidamento del mercato italiano – come ad esempio Mosaiq Group, Isem e Pusterla – e internazionale come Fedrigoni ed IMA. Nonostante le tante operazioni di M&A a tutti i livelli della catena del valore degli ultimi anni, il mercato italiano del packaging rimane estremamente attrattivo sia per gli investitori istituzionali che strategici e presenta ancora tante opportunità di consolidamento. Tra gli ambiti dove vediamo spazio per ulteriori aggregazioni, il comparto delle “closures” che ha già visto negli anni scorsi operazioni rilevanti su Guala, Crealis e Tapì.

“Lo scenario è moderatamente positivo, ma con velocità diverse nei vari segmenti e una maggiore attenzione sulla preparazione delle aziende per potenziali operazioni nell’ultima parte dell’anno o nel 2025. Ci attendiamo un crescente interesse sull’Europa da parte di operatori del Middle East, India e Giappone, come riflesso del sempre maggiore peso sui consumatori della classe media in questi paesi e di aziende floride interessate ad investire all’estero” commenta Emanuela Pettenò, Partner PwC Italia, Consumer Markets & Markets Deals Leader.

M&A, i fondi di private equity trainano le operazioni nel primo trimestre dell’anno

Nei primi tre mesi del 2024 sono state poco più di 2.300 le operazioni a livello globale di M&A con un controvalore di circa 200 miliardi di dollari: un dato che, seppur più basso rispetto a quello degli ultimi anni, rimane decisamente superiore ai livelli pre-pandemia, confermando il trend di un ritorno a un’attività di M&A più “normale” rispetto ai livelli straordinariamente elevati dovuti al rimbalzo economico post-pandemico. A dirlo è il report periodico Horizons, diffuso da BDO, organizzazione internazionale che si occupa di servizi alle imprese.

Tra gli attori più vivaci si mantengono i fondi di private equity, essendo stati coinvolti in più del 36% del totale delle operazioni del trimestre, rappresentando oltre il 30% del valore complessivo delle fusioni e acquisizioni. Il dato ha sicuramente giovato della diminuzione dell’inflazione e delle indicazioni che suggeriscono che i tassi di interesse abbiano raggiunto il loro picco e che verranno tagliati nel prossimo futuro. Per quanto riguarda l’analisi settoriale, il confronto con l’ultimo trimestre del 2023 mostra una decisa diminuzione delle operazioni nei comparti Business Services, Energy, Estrattivo e Utilities e Real Estate, tutti con contrazioni di oltre un terzo, mentre nel settore Financial Services la diminuzione dei deal è stata di circa il 25% rispetto ai tre mesi precedenti. Hanno invece mostrato una maggiore resilienza i comparti Leisure e TMT (Technology, Media, Telecom) con un calo del 5% rispetto al Q4 2023. Il confronto con lo scorso anno mette inoltre in luce una diminuzione dell’attività M&A in Cina e, in generale, nel mercato asiatico, con una contrazione superiore al 30% del numero di deal nel primo trimestre 2024. Più incoraggianti i dati relativi al Nord America e all’Europa, dove la diminuzione si è fermata al 3%.

Le previsioni per i prossimi trimestri indicano che il numero di operazioni, alla fine del 2024, potrebbe attestarsi intorno a 6.500 rispetto alle circa 8.000 del 2023. Qualche indicazione positiva arriva però dal Nord America, che rappresenta circa il 30% del totale delle operazioni di M&A nel mid-market a livello globale, dove si sta registrando un’attività più alta delle previsioni nella maggior parte dei settori, in particolare TMT e Industrial & Chemicals. Inoltre, la situazione globale potrebbe migliorare grazie a un maggiore contributo da parte dei fondi di private equity, che dovrebbero aumentare i loro investimenti, soprattutto in caso di una diminuzione dei tassi di interesse. Potrebbe inoltre essere un ottimo momento per i buyer strategici per essere attivi sul mercato, soprattutto con investimenti di medio-lungo termine e ottenere così benefit dal punto di vista del pricing. Ci si aspetta, inoltre, che i mega-trend globali legati alla digitalizzazione e alla sostenibilità saranno tra i principali driver anche delle operazioni M&A.

“Nonostante il livello dei volumi e del valore delle operazioni di M&A nel mid-market a livello globale siano inferiori rispetto ai trimestri precedenti, si notano importanti segnali di stabilizzazione nel mercato, con un ritorno dei private equity buyer, una diminuzione dell’inflazione e la convinzione che i tassi di interesse siano prossimi a scendere. Tutto questo fa presagire che l’attività di fusioni e acquisizioni possa proseguire con buoni ritmi lungo tutto l’anno, mantenendosi su livelli superiori rispetto al periodo pre-covid” ha detto in merito Stefano Variano, Partner Advisory di BDO Italia.

M&A, calano le operazioni in Italia e a livello globale

L’ultimo biennio è stato estremamente complesso per le operazioni di M&A nel Consumer Markets, con un calo a volumi di operazioni completate, rispetto al picco del 2021, del 17% a livello globale e del 4% in Italia. Come evidenziato dallo studio PwC Global & Italian M&A Trends in Consumer Markets, a valore il declino è ancora più significativo (-48% a livello globale e -51% in Italia) per la drastica riduzione delle operazioni di grande dimensione e di quelle sponsorizzate dai fondi e finanziate a leva, rispetto a quelle di middle market promosse da operatori industriali.

“Anche se ci sono segnali di calo dei tassi di inflazione e di interesse, nel Consumer Markets stimiamo sia necessario più tempo agli investitori per fare chiarezza sull’evoluzione dei prossimi mesi con riferimento in particolare alle dinamiche inflattive su costi, energia, prezzi di vendita e sulla capacità di mantenere nel medio termine i livelli di marginalità del 2023. Questa situazione di incertezza si tradurrà in un minor numero di operazioni e maggiore cautela nei multipli da applicare” ha commentato Emanuela Pettenò, Partner PwC Italia, Consumer Markets & Markets Deals Leader.

Nonostante l’inevitabile situazione di incertezza, l’attività M&A sarà comunque al centro dell’agenda strategica come leva per accelerare la crescita e il cambiamento: il 52% dei CEO delle aziende di Consumer Markets intervistate da PwC nell’ambito della 27ma PwC Global Annual CEO survey ha dichiarato di voler portare a termine almeno un’acquisizione nei prossimi tre anni. Il costo del debito rimarrà elevato anche nel 2024, per cui ci si attende che le operazioni di M&A promosse da operatori strategici continueranno ad essere guidate da razionali di crescita e cambiamento, mentre i fondi saranno maggiormente focalizzati su operazioni di middle market o strutture complesse per finanziare quelle di maggiore dimensione (continuation funds, JV, deal con forte minoranza del venditore o con formule di earn out / vendor loan, club).

Food & Beverages
Il 2023 ha continuato a risentire di significativi impatti inflattivi sul carrello (13.6% 2022, 5.9% 2023, fonte Rapporto Coop relativamente ai generi alimentari), che hanno eroso il potere d’acquisto dei consumatori e penalizzato la crescita a volume. L’attesa del 2024 è di una normalizzazione dei prezzi (attesa crescita del 3%), volumi in leggero calo ed orientamento dei consumi a livello italiano in funzione delle variabili prezzo e salute. Le aziende che producono per Private Labels della Grande Distribuzione e le marche locali saranno inoltre favorite dall’attenzione alla spesa da parte del consumatore e maggiore sensibilità su aspetti di natura territoriale come sinonimo di qualità, mentre sono previsti in difficoltà i brand sia di grandi dimensioni che minori (fonte Rapporto Coop). Le più significative operazioni del 2023 sono state guidate dal perseguimento di una strategia di crescita internazionale (nuovi mercati, nuovi brand), come l’acquisizione di Beam Holding (produttore di cognac, Francia) e di Del Professore (distilleria, UK) da parte di Campari o della divisione ingredienti di Kerry Group da parte di Irca, al fine di entrare nel mercato americano. Interessante anche l’acquisizione di Fresystem da parte di Ferrero, per mettere in sicurezza il comparto frozen bakery, anticipando il risiko di operazioni del 2024 nel comparto iniziate con Forno d’Asolo / Sammontana / Investindustrial e previste continuare con Gelit (dismissione di Progressio) e altre aziende in portafoglio di fondi di Private Equity. Nel 2024 si continua a vedere spazio per operazioni di rifocalizzazione del portafoglio dei grandi operatori industriali, sia in termini di acquisizioni, che di dismissioni selettive, oltre a investimenti in tecnologie di accesso diretto al consumatore (digital channels, etc…). Potenzialmente c’è spazio per M&A sulle aziende che lavorano per Private Label. Altro segmento interessante è quello relativo ai prodotti a base di ingredienti innovativi / plant based rispetto ai tradizionali prodotti derivati animali. Le tematiche ESG saranno centrali per la valutazione delle opportunità di investimento in questo ambito.

Fashion
In ambito moda, si registra una crescente polarizzazione tra i gruppi e brand del lusso, con alte marginalità e fatturati crescenti e tutti gli altri operatori. I brand del lusso hanno consuntivato una performance di crescita a doppia cifra nel 2023, con poche eccezioni nell’ambito delle aziende quotate. Nel 2024 ci si attende una “normalizzazione” dei tassi di crescita ad un ritmo del 5-7%, in linea con l’andamento di medio-lungo periodo degli ultimi 15 anni, con tassi più sostenuti per i top player, una crescita più moderata del previsto del mercato cinese nei primi mesi dell’anno e il mercato americano che continua a soffrire il rallentamento dei consumi e la crisi dei department stores (es Sacks Fifth avenue). Il settore sportswear è cresciuto a livello globale del 6% (fonte Euromonitor) trainato da America Latina (+22%), ma sostenuto da un buon 8% in Europa. L’outlook di settore vede una crescita più sostenuta dei player specializzati, rispetto ai colossi internazionali (Puma, Adidas, Fila). PwC stima un maggior numero di operazioni sia di consolidamento di brand ad opera dei grandi player di settore (LVMH, Kering, Richemont), che nell’ambito delle piattaforme di filiera (Florence, Minerva, Hind). Il 2023 è stato l’anno dell’acquisizione di Valentino (Kering, minoranza), Gianvito Rossi (Richemont, maggioranza) e di importanti operazioni da parte di fondi di private equity sulla filiera (Minerva/San Quirico, Florence/Permira). Il 2024 si è aperto il delisting di Tod’s ad opera di L-Catterton, l’acquisizione di Autry da parte di Style Capital e ci sono molte attese sulla quotazione di Golden Goose, ed altre operazioni nel settore calzatura / accessori, oltre ad alcuni processi in corso come la cessione di Twinset, Missoni e Arena, mentre è appena stato annunciato il salvataggio di Trussardi da parte di Miroglio. Alcuni risonanti brand ancora a proprietà famigliare e con tematiche di successione / ricambio generazionale stanno facendo riflessioni su opportunità di apertura del capitale. Inoltre si attende entro metà aprile la decisione dell’Antitrust in merito all’operazione Tapestry/Capri Holding, che potrebbe portare ad una razionalizzazione del portafoglio dei brand, inclusa anche l’italiana Versace. Nel retail fashion, gli operatori valuteranno investimenti o alleanze per sviluppare o incrementare la propria presenza online, considerando anche la dismissione di punti vendita non profittevoli. In questo ambito è stato storicamente molto attivo Oviesse sia in Italia che all’estero, Cisalfa ha fatto un’acquisizione in Germania e ci sono state dal 2023 ad oggi vari processi ancora aperti su altre catene di abbigliamento. Il comparto e-tailers, invece, vede un contesto di forte crisi con i principali players del settore oggetto di operazioni straordinarie e riorganizzazioni (es. Farfetch acquisito dal coreano Coupang a Dicembre 2023, che ha annunciato la dismissione dei brand gestiti da NGG) o andati in procedure concorsuali (es. Matches, dopo pochi mesi dall’acquisizione di Fraser).

Health & Beauty
Il mercato mondiale della cosmetica è previsto in crescita del 9% nel 2024 (fonte Euromonitor) e con tassi di crescita costanti fino al 2028, rispetto ad un 3% del 2018, trainato da Stati Uniti, Cina e Brasile. L’industria cosmetica italiana è cresciuta del 13% nel 2023 ed è prevista al 10% nel 2024 (come fatturato delle aziende del comparto), fortemente trainata dall’export (+20% nel 2023 e +12% nel 2024), ma anche sostenuta da una forte domanda interna (+8/9% in entrambi i periodi). Il settore Beauty è stato particolarmente attivo in Italia nei primi mesi del 2024 con i processi di M&A su Beautynova (cessione a PAI), Dr. Vranjes (ceduta a L’Occitane), Veralab (cessione minoranza a Peninsula) e quello annunciato e tutt’ora in corso su Kiko. Il comparto nutraceutico è atteso in fermento sulla scia della dismissione del business nutraceutico da parte di Sanofi, annunciato a ottobre 23, e Bayer (novembre 23). I fondi di private equity hanno investito storicamente nel settore (Ardian/Biofarma, Investindustrial / Procemsa, TA / Nactarome) e sono pronti a raddoppiare il carico in considerazione del fatto che il settore coniuga alcuni dei macro trend più importanti (invecchiamento, prevenzione, salute e sicurezza) con una minore esigenza di R&D e minor pressione regolatoria, rispetto ai business farmaceutici. Vediamo anche ulteriore spazio per consolidamento e aggregazione nel settore farmacie e farmacie online (nel 2023 sono state molto attive Farmacosmo, Neo-Apotek, quest’ultima a sua volta acquisita da Dr.Max)

Grocery e Non-Food Value Retail
Il consolidamento del mercato guiderà i macro-trend del retail del prossimo futuro, destinato ad avere un numero sempre minore di operatori. Il decremento dei volumi di vendita, nonostante i fatturati in crescita, dimostra le difficoltà del settore e dei consumatori post aumenti inflattivi. I principali operatori della Gdo e ovviamente i discount, sono stati in parte supportati dalla crescita dei prodotti di marca (oltre il 30% del fatturato), mentre i piccoli operatori sono sempre più in sofferenza. A livello europeo nel 2023 ci sono state importanti operazioni di aggregazione che hanno visto come protagonisti Aldi e Carrefour, mentre in Italia proseguono le crescite costanti dei principali operatori sia attraverso nuove aperture (in particolare i discount) che soprattutto tramite M&A (nel 2023 si segnala l’acquisto dei punti vendita di Distribuzione Roma da parte di Magazzini Gabrielli). Nel comparto Non- Food Value continua la crescita di Acqua & Sapone, controllata da HIG, che ha anche acquisito la catena di profumerie Pinalli. Si stimano varie operazioni M&A anche nel 2024, che porteranno ad una sempre maggiore concentrazione, spinta dalla ricerca di sinergie ed efficienze operative di scala. L’utilizzo dei canali digitali da parte degli utenti, soprattutto relativamente al canale app, è in continua crescita, di conseguenza un’altra leva per operazioni strategiche sarà l’investimento in tecnologie e forme di comunicazione che consentano di migliorare l’accesso ed il dialogo con il consumatore (loyalty, pricing/promo, AI, marketplaces, etc), oltre che nel comparto dei servizi. Sarà sempre più importante migliorare il customer engagement anche attraverso promo targettizzate su specifici prodotti / comportamenti per guidare upselling e cross-selling, con l’obiettivo di generare vendite incrementali e ridurre il churn.

Pet & Vet
Il mercato dei prodotti per l’alimentazione degli animali da compagnia in Italia valeva all’incirca €2.5 miliardi di euro nel 2022 (Rapporto Assalco-Zoomark). Rispetto alle previsioni pessimistiche per il post-pandemia, dal 2007 ad oggi il mercato del pet food continua a crescere mediamente del 5,7% (tra GDO, canali grocery, negozi specializzati tradizionali e catene petshop), toccando quota +8,4% se si considera anche l’online. I numeri della Pet Economy sono addirittura raddoppiati se si considera il comparto VET (stimato in c. €2.3 miliardi nel ’22). Il numero di proprietari di animali e la spesa relativa a beni e servizi correlate è attesa in ulteriore crescita, soprattutto nei mercati emergenti, trainata in generale dalla crescita dei consumi e dalla premiumization. I fondi di PE hanno recentemente investito sia in ambito catene retail (Cinven / Arcaplanet, Peninsula / Isola dei Tesori), pasti a domicilio (L Catterton e GA in Butternut Box in UK) e catene veterinarie (Animalia, Bluvet), credendo molto nello sviluppo del settore. Vediamo questo trend continuare anche nel 2024.

Hospitality and leisure
Il 2023 è stato l’anno della definitiva ripresa per il settore turistico, con il ritorno dei viaggiatori internazionali e quote di venduto per le imprese ricettive italiane superiori al 2019 (fonte ENIT- Unioncamere a ISNART). Le imprese ricettive italiane hanno chiuso l’anno con una quota di occupazione camere media del 51% (+3.8 p.p. rispetto al 2019, anno di picco del turismo italiano). Il settore dei viaggi è atteso in ulteriore crescita oltre i livelli pre-Covid, grazie anche alla sempre maggior attenzione del consumatore, sia delle generazioni più giovani (Millennials e Gen Z) che più maturi (silver generation), alle “esperienze” (e.g. «viaggi sostenibili», «Bucket-list travel» e «esperienze autentiche ed immersive»). Il settore del turismo, significativamente frammentato in Italia, presenta numerose opportunità di consolidamento per aumentare le quote di mercato o focalizzarsi su segmenti di business specifici o accedere a nuove tecnologie. Il settore ristorazione ha consolidato una crescita dell’8.4% nel 2023 (dati Confimprese), con +10% nel comparto delle catene, che rappresentano ancora una quota inferiore al 10% del mercato della ristorazione italiana. Questo inizia a stimolare l’interesse dei fondi che hanno in passato investito nel settore, soprattutto in ambito turismo e ristorazione, a monetizzare una volta recuperati i valori pre-covid. Alcune catene che non hanno saputo adattare il proprio modello operativo ad una forma di consumazione più veloce (asporto / delivery) rimangono tuttavia in difficoltà rispetto alle formule più innovative di ristorazione veloce con ticket medio più contenuto e minor esigenza di capex per la realizzazione di nuovi punti vendita. Il 2024 si è aperto con la cessione di Piadineria da Permira a CVC, che darà il via ad una stagione di operazioni sul settore sia per quanto riguarda add-on che cessioni di catene in mano a fondi di private equity che sono state rimandate negli scorsi anni. Lo sport e in generale il comparto media associato rimangono segmenti di mercato di attenzione e su cui i fondi di private equity sono sempre più attivi.

Packaging e aspetti ESG
La pressione su aspetti regolatori e ESG ha confermato l’urgenza di investimenti in materiali e processi sostenibili, con conseguente minor attrattività di aziende senza una strategia chiara sotto questo profilo. I settori Food e Cosmetics sono in più attenti su questo fronte in materia di innovazione prodotto, mentre il Fashion ha una maggiore sensibilità su aspetti collegati al riciclo e alla supply chain. Ci si aspetta un 2024 di dismissioni selettive e di investimenti in piccoli player che hanno sviluppato processi sostenibili o materiali innovativi.

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