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Milano capitale dello shopping. Abbigliamento e calzature i prodotti preferiti

E’ Milano la meta preferita dai turisti dello shopping, che acquistano soprattutto abbigliamento e calzature principalmente nei negozi del centro/vie dello shopping e negli outlet e quasi la metà di essi spende oltre 50 euro al giorno. Ecco una delle principali evidenze emrse dalla nuova edizione di Shopping Tourism Italian Monitor, il report di ricerca di Risposte Turismo presentato a Milano in apertura della terza edizione di Shopping Tourism – il forum italiano. Oltre a numeri, evidenze quali-quantitative e analisi utili per inquadrare il fenomeno su scala internazionale e a livello nazionale, il monitor contiene due indagini inedite dedicate, rispettivamente, al rapporto tra gli italiani in viaggio e lo shopping e all’offerta commerciale nelle città di Firenze, Milano e Venezia rispetto alle esigenze degli shopping tourist nazionali e internazionali.

Milano capitale dello shopping tourism

Dalla prima indagine, realizzata su un campione di oltre 700 italiani di diversa età, provenienti da tutte le regioni d’Italia ed esercitanti professioni variegate, emerge come siano tre su dieci i connazionali ad aver effettuato almeno un viaggio motivato dallo shopping. Per questi ultimi Milano è la destinazione più visitata al mondo (31%), davanti agli outlet (20%) e a Firenze (16,5%).

Sempre Milano risulta essere la seconda destinazione al mondo associata allo shopping tourism dal campione intervistato (48% dei rispondenti), dietro a New York (55%) e davanti a Londra (41%), Parigi (31%) e Roma (18%).

Ma perchè si viaggia per fare shopping? Tra chi ha viaggiato almeno una volta nella vita per shopping, il 39% afferma di averlo fatto per avere più scelta rispetto al luogo di residenza e un 31% per approfittare di prezzi più convenienti. inoltre emerge che gli italiani che viaggiano essenzialmente per fare acquisti si orientano in particolare verso le destinazioni che consentono di approfittare di sconti/saldi/promozioni, di visitare anche attrazioni e luoghi rilevanti e di acquistare produzioni tipiche.

Cosa si compra principalmente? E dove? I prodotti acquistati più frequentemente dai turisti italiani che hanno fatto almeno un viaggio per shopping sono l’abbigliamento, con l’82,9% delle citazioni, seguito dalle calzature (51,3%) e dai prodotti enogastronomici tipici (43,7%). I luoghi d’acquisto preferiti durante i viaggi per shopping sono i negozi del centro/vie dello shopping (76%), gli outlet (57%), i centri commerciali (47%) e i mercati cittadini (42%).

A quanto ammonta la spesa media? Per quanto riguarda il peso dello shopping sul costo totale del viaggio, per quasi la metà degli italiani che hanno viaggiato almeno una volta con questa motivazione gli acquisti hanno rappresentato, in tali occasioni, dall’11 al 30% delle spese sostenute, mentre per due rispondenti su 10 oltre il 50%. Il 46% di tale segmento del campione ha speso in media più di 50 euro al giorno. Da segnalare come per un quarto del campione la spesa media giornaliera in shopping in vacanza sia stata superiore ai 100 euro (il 16% tra 100 e 200 euro e il 7% oltre 200 euro).

Il travel retail

Infine, sono otto su dieci i turisti italiani ascoltati che hanno fatto almeno un viaggio per shopping ad aver acquistato negli aeroporti o nelle stazioni ferroviarie, a testimonianza dell’importanza del travel retail nelle valutazioni riguardanti il fenomeno. «Nella nostra indagine sul rapporto tra gli italiani e lo shopping in viaggio – ha dichiarato Francesco di Cesare, Presidente di Risposte Turismo – emerge come il 30% dei turisti italiani abbia già effettuato un viaggio all’insegna dello shopping ed esista un ulteriore 20% che affermi di volerlo effettuare in futuro. Una delle sfide da cogliere è quella di trattenere questo potenziale di domanda il più possibile all’interno dei confini nazionali, agendo su quelle leve che sembrano più di altre motivare il turista italiano orientato allo shopping: approfittare di sconti e saldi, combinare tale attività con la visita a luoghi di interesse culturale, esplorare ed acquistare produzioni tipiche». «Per cogliere il potenziale dei turisti dello shopping, italiani e internazionali – ha proseguito di Cesare – è però necessario predisporre un’offerta ampia e composita che abbia la sua base nei luoghi dello shopping e nei prodotti in essi acquistabili completandosi con tutta una serie di servizi da garantire a chi è intenzionato ad investire tempo e denaro per assecondare questa passione».

L’offerta commerciale di Firenze, Milano e Venezia

Di particolare interesse anche i risultati dell’indagine effettuata sull’offerta commerciale nel centro di Firenze, Milano e Venezia relativamente ad alcuni servizi particolarmente utili per i turisti dello shopping italiani e internazionali. Dall’analisi del campione ascoltato (complessivamente 150 negozi, 50 per città), variegato a livello di categorie merceologiche, standard di offerta, appartenenza o meno a catene e localizzazione, emerge la buona la preparazione linguistica del personale di front office, con l’inglese utilizzato dalla pressoché totalità dei negozi ascoltati ed una seconda lingua, solitamente spagnolo o francese, disponibile in più del 50% delle realtà intervistate. Non è raro (valori percentuali attorno al 10 o 15%) nei negozi di queste tre città trovare personale in grado di parlare anche russo o cinese. Particolarmente diffuso il servizio di tax refund, soprattutto nei negozi di fascia alta (94%) e in quelli appartenenti a catene (92%), così come la possibilità di spedire i prodotti acquistati (oltre tre quarti dei negozi di fascia alta e più della metà di quelli di fascia media). Un dato, quest’ultimo, che va in controtendenza rispetto a quello nazionale, che vede invece il tax refund, conosciuto – sì -, ma ancora poco uilizzato. Con riferimento alle modalità di pagamento, più di due terzi dei negozi del campione è attrezzato per accettare qualsiasi carta di pagamento e diffusa è la possibilità offerta al turista straniero di pagare in contanti con valute diverse dall’euro (in particolare in dollari statunitensi).

Di particolare rilievo è il peso dei turisti sul totale della clientela: in termini di footfall (flussi all’interno dei negozi) essi rappresentano mediamente il 70% del totale ingressi, ed in termini di acquisti sono pari al 54%. Distinguendo gli esercizi commerciali indipendenti da quelli appartenenti a catene, il tasso di conversione più elevato si registra tra i primi, in cui entra mediamente un 72% di turisti che poi pesano per il 59% delle vendite totali. In generale, in termini di spesa media, il turista spende più del cliente locale in 3 su 4 dei negozi indagati.

Qualche criticità

L’indagine di Risposte Turismo mostra infine una limitata attivazione di collaborazioni tra i negozi ascoltati ed altri operatori o fornitori di servizi sul territorio, a partire dagli hotel e dalle guide (una media del 10% circa), a dimostrazione di quanto ancora si debba fare per presentare al turista un’offerta complessiva organizzata. «A fronte di un buon livello di attenzione e servizio nei confronti degli shopping tourist – ha proseguito di Cesare – la bassissima attivazione di accordi tra operatori rappresenta un freno a un ulteriore sviluppo dello shopping tourism nelle tre città analizzate. È auspicabile un’accelerazione in tal senso mediante un vero e proprio disegno strategico territoriale o anche solo attraverso una maggiore iniziativa dei singoli: ne guadagnerebbe il cliente finale e ne guadagnerebbe l’Italia in termini di attrazione e ricadute economiche».

Esselunga apre a Brescia: 179 addetti, 96 neoassunti

Tre modi di fare la spesa, un’accoglienza rivoluzionata, ma immediatamente familiare, la qualità a portata di mano: questi i tre nuovi percorsi inaugurati nel nuovo superstore di via Triumplina a Brescia.
All’ingresso si trova il cuore del nuovo format costituito dai reparti, integrati fra loro, dove vengono preparati a vista e serviti i prodotti Made in Esselunga: per la prima volta situata in galleria, Elisenda, la pasticceria in collaborazione con gli stellati fratelli Cerea; il Bar Atlantic, con la caffetteria, il banco take away e la sua cucina a vista in cui è possibile osservare la preparazione espressa delle ricette Esselunga; il reparto Pane e Dolci con gli esperti panificatori all’opera, che impastano e sfornano di continuo pane e focacce durante l’arco della giornata, e la Gastronomia per la quale ogni giorno vengono cucinate dai gastronomi oltre 200 ricette, selezionando i piatti preferiti della nostra tradizione e dal mondo.
Il nuovo layout, disegnato in collaborazione con Landini Associates di Sydney e frutto di una approfondita elaborazione concettuale, oltre a mostrare ai clienti le fasi di preparazione dei prodotti attraverso ampie vetrate trasparenti, permette anche di effettuare una spesa più rapida e agile senza percorsi obbligati: in corrispondenza di quest’area sono infatti presenti due ingressi e le casse.

[Not a valid template]All’ingresso dell’area di vendita i clienti sono accolti dalla freschezza dei reparti Fiori e Piante e Frutta e Verdura, con un’isola dedicata alle insalate, valorizzati da nuovi espositori bassi che richiamano il tradizionale banco del mercato rionale.
Oltre ai consueti banchi assistiti del Pesce fresco e della Carne, al fine di valorizzare la visibilità e la profondità assortimentale, sono stati realizzati dei veri e propri
shop-in-shop per rinnovare la classica Enoteca, il reparto Surgelati, il Pet Food e la Parafarmacia.
Le promozioni, non più disposte in un unico corridoio dedicato, occupano spazi specifici e una corsia trasversale adiacente ai vari reparti di riferimento per permettere una circolazione più fluida della clientela.
La barriera casse, diversamente dal tradizionale layout che la vede posizionata all’ingresso, è stata collocata lateralmente al negozio dove tre maxi schermi con contenuti multimediali intrattengono i clienti al momento del pagamento della spesa.
Il superstore, privo di controsoffitto e dal pavimento in crystal super concrete, è dotato di luci di differente intensità, più o meno calde a seconda del reparto, per enfatizzare i prodotti che, disposti su scaffali neri come su un palcoscenico, diventano i protagonisti. Per i materiali degli arredi è stata scelta la purezza dell’acciaio e il calore del legno dogato e traforato per scaldare l’ambiente.
Al piano interrato è presente la prima area ecologica con l’eco-compattatore di bottiglie in plastica PET, che rilascia al cliente un buono spesa di 0,10 euro ogni 10 bottiglie inserite, e il contenitore per il conferimento delle pile.
Le innovazioni introdotte nel nuovo concept non vanno a discapito della convenienza, elemento portante della strategia di Esselunga che da sempre propone una qualità eccellente al prezzo più basso.

Muuzzarella Restaurant Store apre il secondo negozio a Milano

Meno di otto mesi e il format che reinterpreta la mozzarella di Bufala Campana  DOP in ogni suo piatto raddoppia a Milano, aprendo il secondo Muuzzarella Restaurant Store, raddoppia a Milano, con il nuovo store di viale Premuda al 46, dopo il successo riscosso dal locale aperto lo scorso marzo in via Raffaello Sanzio al 24, all’ angolo con via Ravizza. Il  nuovo nato va ad aggiungersi agli altri store monoprodotto totalmente dedicati alla mozzarella di Bufala DOP sul lungomare in Via Partenope, in zona Chiaja e al Vomero a Napoli, oltre al pop up estivo a Portocervo. Entro la fine del prossimo anno si prevede il tris, con un terzo punto vendita su Milano.
Il brand  nasce sei anni fa grazie all’intuizione di due giovani imprenditori napoletani: Salvatore Maresca, allora nel campo economico  finanziario e Dario Moxedano, agente Fifa. “Volevamo rivoluzionare l’approccio classico alla Mozzarella di Bufala Campana DOP – racconta Dario Moxedano – creando un connubio diretto con la dieta mediterranea, ideando piatti creativi dal gusto tipicamente italiano. Con questo nuovo format si vuole superare i confini della classica offerta ristorativa per focalizzarsi su una più complessa esperienza a 360 gradi di Dining Out Experience dal gusto internazionale, con un approccio glocal, usando quindi prodotti prettamente locali ma con un approccio cosmopolita”.
“Un nuovo locale che apre in anticipo rispetto agli obiettivi prefissati grazie all’istantanea risposta positiva dei milanesi. Abbiamo pensato di approdare dalla parte opposta della città per soddisfare la crescente domanda degli amanti del format” dichiara Salvatore Maresca. “E infatti la comunità che definiamo “Muu Lovers Family” è attivissima a Milano come a Napoli, una grande famiglia che ci segue sui  vari canali social ed è assidua frequentatrice dei nostri store”.

Il Menu
Con l’apertura del nuovo  locale in viale Premuda verrà presentato il nuovo menu “Pop- Democratic” per un pubblico ampio, democratico appunto, dai 14 agli 80 anni e dal costo medio a coperto che varia dai 20 ai 40 euro. La mozzarella di Bufala  Campana DOP viene abbinata a carne, pesce, verdura e salumi con accostamenti ricercati. Inoltre sarà presente un angolo shop presente in ogni Muuzzarella dove poter acquistare ogni giorno dalle 10 alle 24 il prodotto fresco di giornata. 7 giorni su 7, la mozzarella e gli altri prodotti arrivano freschi dai luoghi di produzione campani. Tra i piatti più iconici troviamo il “Pesto e Mela” (bocconcini di mozzarella di Bufala, una croccante mela  pesto di basilico homemade), la Rattacasa (il classico comfort food napoletano, pasta mista con patata gialla e mozzarella affumicata servita nell’ antica gratta-formaggio), la tartare di tonno (cubetti di mozzarella di Bufala Dop, crudo di tonno con limoni di Sorrento su un velo di pesto di basilico), il caratteristico TiramiMuu (servito all’interno di una caffettiera moka  dalla forma ottagonale con biscotto artigianale bagnato nel caffe  e crema alla ricotta di bufala e mascarpone) e la Muu Cheese cake, il più famoso dolce anglosassone rivisto in chiave campana fatto con ricotta di bufala  e una base frollino e burro di bufala.

Il design

Il design del nuovo locale è stato progettato dall’architetto Mario Sorrentino ed eseguito Costa Group: “ho realizzato un uno spazio che si piega al design, quando solitamente è il contrario”. E’ il caso del prato verde con l’iconica staccionata in legno ha ricoperto il banco da lavoro-retail, dando forma alla zona dedicata alle lavorazioni e alla vendita del prodotto; i lampadari, combinazione di secchi e corde, sono legati all’attività stessa, quella della mungitura; boiserie in legno massello e rovere sbiancato con cornici decò, contrastano il colore più scuro del pavimento in parquet a cui si aggiungono le panche “muccate” tipiche (rivestite di tessuto maculato), che contribuiscono a creare un’atmosfera morbida, informale, accogliente e cordiale. Tre ambienti, una saletta privata che diventa un privée e un dehors da una ventina di posti a sedere per godere appieno l’esterno.
 
Il futuro del gruppo
 
“Il futuro del gruppo potrebbe  senza dubbio essere  l’estero dove ci sono altissime potenzialità di crescita  per il brand e un trend sempre positivo di richiesta di prodotti e servizi italiani ” racconta Salvatore Maresca. “Ci stiamo affacciando al mercato Europeo alcuni investitoti hanno già dimostrato interesse verso il gruppo in Spagna, in Francia e in Germania. Il modello di business scalabile e replicabile è alla base del nostro progetto: individuando un partner di private equity strategico che supporti l’insediamento del format nel vecchio continente. Concreta  è  prossima invece l’idea  di un flagship Muu Muzzarella a New York di proprietà diretta del gruppo, per entrare  nel mercato degli States”.

CDS riqualifica il Palasport di Genova: a CBRE la commercializzazione

Dopo le ultime realizzazioni di Adigeo, Aura e Archimede, CDS Holding presenta il progetto di riqualificazione del Palasport Genova, la cui commercializzazione e promozione del progetto sono affidate a CBRE, leader al mondo nella consulenza immobiliare.

“ll Palasport è un edificio iconico e rappresenta un punto di riferimento per la città ed i Genovesi. Grazie al nostro progetto tornerà ad essere una grande polarità attrattiva, un luogo di aggregazione e di grandi eventi sportivi e ludici, con un doppio grande anello di attività commerciali, ristorative e di servizi che lo renderanno ancor più attrattivo e simile alle grandi arene internazionali’’ dichiara Massimo Moretti, General Manager di CDS Holding.

L’intervento prevede una riqualificazione totale dello spazio, che rispetterà i più alti e moderni standard di efficienza energetica diventando un Green Building. Il Palasport Genova manterrà la sua vocazione sportiva e ospiterà contestualmente un’area retail, leisure e numerosi servizi, tra cui un fitness center e un centro medico.

“Il progetto di sviluppo del Palasport Genova ha enormi potenzialità: si colloca nel cuore della città, in un’area con una viabilità straordinaria. Il livello di reddito pro-capite del bacino è superiore alla media nazionale e la densità competitiva è pari solo a 99 mq di GLA/1.000 abitanti, decisamente sotto la media italiana (297mq/1.000 abitanti). La bassa concentrazione di centri commerciali sul territorio e l’elevato numero di turisti e passeggeri che si aggiungono a un già solido bacino d’utenza fanno sì che questa struttura abbia enormi possibilità di diventare una grande destinazione Retail in Italia” afferma Gaetano Lamacchia, Head of A&T Services Retail di CBRE Italy.

Il Palasport Genova, inaugurato nel 1962, è uno tra i più grandi impianti sportivi indoor costruiti in Italia: in passato ha ospitato eventi sportivi di rilevanza mondiale, tra cui l’esibizione di Muhammad Ali, l’unica edizione indoor del Superbowl italiano e concerti musicali di artisti del calibro di The Beatles e di The Rolling Stones. Un luogo storico e caro ai genovesi, che avrà adesso nuova vita come punto di aggregazione e, di nuovo, ospite di grandi eventi sportivi e leisure.

Il progetto andrà a inserirsi perfettamente nel più ampio intervento di trasformazione urbana a firma di Renzo Piano, il Waterfront di Levante: oltre 100.000 mq di superficie complessiva, che comprendono retail, office, hotel, residenziale, student housing.

Via Montenapoleone nella Top 5 delle location più care al mondo

Via Montenapoleone a Milano si conferma la quinta via commerciale più costosa al mondo, la terza in Europa con canoni di locazione tra i più alti in Europa. A dirlo, i nuovi dati di Cushman & Wakefield che nel report annuale “Main Streets Across the World” analizza i canoni di locazione di 448 location in 68 mercati, il numero più ampio da quando il report è stato pubblicato per la prima volta nel 1988. Il report classifica le location sulla base del valore dei canoni di locazione “prime” utilizzando i dati proprietari di Cushman & Wakefield.
Al primo posto nella classifica del 2019 con 25.965 €/mq/anno di canone, si conferma Causeway Bay (HK), mostrando una maggiore resilienza rispetto alle recenti proteste, anche se le prospettive per il futuro rimangono più incerte. New York con la Upper 5th Avenue si posiziona al secondo posto con canoni di locazione a 21.295 €/mq/anno, seguita da New Bond Street dove i canoni di locazione su base annua sono aumentati del 2,3% negli ultimi 12 mesi raggiungendo i 16.222 €/mq/anno.
Avenue des Champs Elysées a Parigi (13.992 €/mq/anno) e Via Montenapoleone a Milano (13.700€/mq/anno) completano la Top 5.

L’aumento più considerevole dei canoni di locazione nella Top 10 è stato registrato da Pitt Street Mall a Sydney, che ha messo a segno +17,9% negli ultimi 12 mesi toccando quota 10.185 €/mq/anno. Cinque vie della Top 10 mondiale sono in Europa, quattro in Asia e solo una negli Stati Uniti.
Darren Yates, Head of EMEA Retail Research di Cushman & Wakefield, autore del report, ha dichiarato: “In termini di performance dei canoni di locazione, i risultati di quest’anno sono incoraggianti e dimostrano la resilienza delle principali location retail. I canoni di locazione nelle principali vie dello shopping nel mondo sono rimasti abbastanza stabili e c’è una maggiore chiarezza relativamente alla direzione che sta prendendo il retail. Tuttavia, si registra una pressione al ribasso sui canoni di locazione in molte delle location più deboli, in particolare nei mercati più maturi di Europa e Nord America.

“Le vendite online continuano ad aumentare in tutto il mondo e sebbene si discuta molto delle sfide che Internet pone agli store tradizionali, il rapporto tra i due è più complesso di quanto non sembri. Anche se la quantificazione del valore dello store è diventata più difficile, il negozio rimane un importante punto di contatto per il consumatore e genera vendite in-store e online, rappresentando una sorta di showroom e creando una più ampia presenza del brand, il cosiddetto “halo effect”. I retailer di maggiore successo saranno quelli che sapranno meglio integrare le loro attività fisiche e online per creare una brand experience positiva e senza soluzione di continuità per gli acquirenti”. A livello europeo, è New Bond Street a guidare la classifica davanti a Parigi e Milano, con la Bahnhofstrasse di Zurigo a 8.195 €/mq/anno e la Kohlmarkt di Vienna a 4.860 €/mq/anno che completano le prime posizioni. La Grafton Street di Dublino con 3.794 €/mq/anno è in settima posizione tra le prime 10 vie europee. Tra le Top 10, la Ermou di Atene ha registrato il maggiore
aumento dei canoni di locazione (+14%), toccando quota 3.420 €/mq/anno. Nel  complesso, i canoni in circa il 70% delle location in Europa sono rimasti stabili o sono aumentati rispetto allo scorso anno. Tuttavia la polarizzazione è evidente tra i mercati più consolidati dell’Europa Nord-occidentale e dell’Europa meridionale, centrale e orientale, dove l’offerta moderna è inferiore e le vendite online devono ancora decollare.
Thomas Casolo, Head of Retail di Cushman & Wakefield Italia, ha aggiunto: “Oggi anche nelle vie del lusso i retailer devono lavorare molto per aumentare o mantenere il numero di clienti, sempre alla ricerca di una destination o un’attrazione che sia parte della loro brand experience. Questo significa aggiungere altri servizi, offrendo ristorazione o attività di intrattenimento. Un trend crescente, perché l’obiettivo di retailer e proprietari nel futuro sarà sempre di più quello di aumentare il footfall e far crescere la permanenza media nei negozi”.

Conad: nel Piano Industriale per il salvataggio di Auchan stanziati 170 mio

Si è svolto al MISE il previsto incontro tra Conad e le organizzazioni sindacali, alla presenza del Sottosegretario Alessandra Todde e del Vice Capo di Gabinetto Giorgio Sorial, incontro che viene dopo l’interruzione del tavolo di confronto in sede aziendale alla fine di settembre.

I rappresentanti di Conad hanno presentato l’aggiornamento del Piano Industriale, elaborato, sulla base delle “Linee Guida” già illustrate in sede Ministeriale prima del closing (a Luglio), a soli tre mesi dal completamento dell’acquisizione della rete di Auchan Retail Italia.

Lo stato della rete Auchan è di “grave crisi” che si è manifestata in modo significativo negli ultimi 3 anni con perdite accumulate per oltre 800 milioni nel triennio (1,1 miliardi di gestione caratteristica) e dovute a: calo delle vendite, disaffezione crescente della clientela, mancanza di investimenti, presenza di punti vendita di grandi dimensioni con costi insostenibili, costo del lavoro e affitti degli immobili molto al di sopra delle medie “di sostenibilità” del settore, scelte manageriali inadatte alle caratteristiche del mercato italiano. 

Il deterioramento della rete e della relazione dell’insegna con i consumatori è così rapido che nel 2019 la situazione è peggiorata ulteriormente (-6,7% dei ricavi rispetto al progressivo di settembre 2018) e oggi la rete Auchan fa registrare perdite di esercizio per 1,1 milioni al giorno.

Per questa ragione Conad ha accelerato quanto più possibile la messa a punto della chiusura dell’acquisizione e la preparazione deli un Piano Industriale per il “salvataggio” dell’impresa e la salvaguardia e la tutela del lavoro nella rete Auchan. Il Piano, elaborato in  brevissimo tempo e che ancora deve accogliere le possibili determinazioni della Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, si propone di offrire all’azienda la possibilità di “invertire la rotta” e tornare a crescere, rilanciando le proprie attività ed offrendo alla grande maggioranza dei suoi dipendenti continuità di lavoro, inseriti in un modello operativo, quello CONAD,  che, negli ultimi anni, ha fatto registrare una crescita costante.

Il dato di partenza del Piano Industriale è quindi “la situazione di grave crisi aziendale” in cui ormai versa il Gruppo Auchan che può essere affrontata e superata solo con interventi organizzativi e di business a carattere straordinario, efficaci e tempestivi. 

Il primo intervento è quello di “messa in sicurezza” della rete per la quale è prevista l’integrazione di gran parte della rete Auchan (60%) nella rete commerciale CONAD e della rimanente parte della rete Auchan (40%) presso le reti commerciali di altri primari operatori del settore. Il tutto da realizzare entro la metà del 2020.

Completano il Piano, per la rete integrata in CONAD, gli interventi sul “format” degli ipermercati attraverso una riduzione delle relative superfici in linea con il modello e gli standard di Conad. 

Per la messa in sicurezza e l’integrazione della rete Auchan in quella CONAD sono previsti a Piano investimenti per circa 170 milioni di euro. Il Piano Industriale presentato prevede il ricorso a soli strumenti ordinari di gestione di crisi aziendali.

Nei primi tre mesi di gestione, Conad è riuscita, con interventi strutturali e rilevanti investimenti, a fermare il veloce deterioramento della rete Auchan, riportando consumatori nei punti vendita e inserendone una prima parte nella propria organizzazione. 

La prima tappa di integrazione è stata quella che si è chiusa a fine Settembre con il trasferimento di 109 punti vendita.

In questo modo Conad ha potuto dimezzare il possibile impatto della crisi aziendale sui dipendenti Auchan, che al momento dell’acquisizione erano 16.140.

Le elaborazioni dei dati disponibili ad Agosto avevano evidenziato come, al 31/07/19, ci fosse l’85% dei punti vendita Auchan con EBITDA negativo e il rischio di impatto sui livelli occupazionali e di costo del lavoro conseguente allo stato di crisi che riguardava 6.197 dipendenti.

Gli interventi e gli investimenti già effettuati seppur non abbiano ancora riportato in equilibrio i conti dei punti vendita (nei primi tre mesi dall’acquisizione i negozi con EBITDA negativo sono diventati circa il 90%) hanno comunque portato una soluzione occupazionale stabile e garantita da tutti i diritti previsti dalle leggi vigenti a 3.092 dipendenti, mettendo quindi in sicurezza il lavoro di 13.035 dipendenti.

Il Piano Industriale prevede che da oggi siano avviate iniziative per offrire soluzioni occupazionali diverse a 3.105 dipendenti. Viene quindi proposto un vero e proprio Piano per il Lavoro, inteso come salvaguardia del lavoro e tutela dell’occupazione.

 

Per questo Conad ha già elaborato Piano di Solidarietà occupazionale, che prevede:

• Ricollocazioni in Conad 

• Ricollocazioni presso terzi (altre reti commerciali)  

• Ricollocazioni presso terzi (spazi ipermercati) 

• Ricollocazione presso i fornitori 

• Outplacement.

 

Il Piano Industriale prevede inoltre:

• mobilità “incentivata”

• sostegno al reddito/occupazione (CIGS, etc.)

• salvaguardia del lavoro vs flessibilità

• imprenditorialità di ex dipendenti Auchan nel sistema Conad: avviamento alla professione di Soci Imprenditori.

 

Conad è pronta a continuare il confronto in sede aziendale per proseguire la strada del risanamento per la salvaguardia dell’impresa e delle persone che ci lavorano.

Zurich presenta Zurich Shop, soluzione ad hoc per il retail

Zurich ha lanciato Zurich Shop, soluzione assicurativa progettata per rispondere ai bisogni di protezione e tutela di realtà commerciali, bar, ristoranti e di tutte le altre attività svolte in negozio. La polizza offre una protezione completamente modulabile e flessibile, con il vantaggio di coprire tutti i punti vendita dislocati sul territorio riconducibili alla stessa attività commerciale.

Il prodotto Zurich consente infatti di modulare e combinare in modo completamente personalizzato diverse coperture: da quelle più tradizionali (ad es. furto e incendio o responsabilità civile) a quelle meno note, come la Garanzia Salvareddito, che prevede un indennizzo in caso di infortuni o malattie che impediscano l’attività di titolare e/o soci, la Tutela Legale, che copre le spese legali sostenute dall’esercente, o ancora l’Assistenza, che offre immediato supporto in caso di guasti e situazioni di emergenza all’interno dell’esercizio commerciale.

Grazie alla sua flessibilità, Zurich Shop consente di costruire una protezione assicurativa ad hoc per ogni tipo di attività. Ad esempio:

  • chi vende prodotti, anche on line, potrà estendere il livello di protezione anche alla fase di trasporto dei beni e/o rispetto a eventuali furti;
  • chi si occupa di montaggio e posa in opera potrà proteggersi anche in caso di danni occorsi a chi vive quegli ambienti in un secondo momento;
  • ristoranti e negozi di alimentari potranno proteggere le loro merci nelle varie fasi dell’attività commerciale, inclusa quella della refrigerazione, tutelandosi anche rispetto a eventuali danni a terzi sopraggiunti dopo la somministrazione/vendita.

Zurich Shop è la risposta puntuale e completa ai bisogni, sempre più evoluti, dei nostri clienti” ha dichiarato Elena Rasa, Chief Underwriting Officer di Zurich Italia. “Nel nostro paese è presente il maggior numero di esercizi commerciali al dettaglio tra i paesi europei, con un alto tasso di sottoassicurazione soprattutto per quanto riguarda la copertura in caso di incendi ed eventi catastrofali. Grazie all’elevata personalizzazione di Zurich Shop, ogni piccola azienda cliente potrà confezionarsi un ‘abito su misura’, scegliendo taglia, colore e tessuto, potendo sempre contare sulle competenze e sulla solidità del brand Zurich”.

 

Furti nel Fai Da Te: elettroutensili, viti e cacciaviti i più rubati

Man shopping for perforator in hardware store close-up

Il Fai-Da-Te sta vivendo in Italia un momento di grande successo: il 2018, infatti, si è chiuso con 105 miliardi di euro di vendite, con un incremento dello 0,9% nella crescita rispetto all’anno precedente e in particolare il settore del bricolage ha registrato una crescita dello 0,5%. Tuttavia il settore non è esente da criticità, prima fra tutte lo shrinkage. Infatti secondo il report “Retail Security in Europe. Going beyond Shrinkage” realizzato da Crime&Tech, spin off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il supporto di Checkpoint Systems, tra il 2015 e il 2017 la media delle differenze inventariali in Europa per il Fai-Da-Te ha raggiunto l’1.0% dell’intero fatturato, con un costo economico totale pari a 2.990.816.000 euro.

Anche per l’Italia sono state evidenziate delle cifre altrettanto considerevoli: il valore delle differenze inventariali nel DIY è 198 milioni di euro l’anno e la spesa in misure di sicurezza equivale a 209 milioni di euro. Sommando questi dati a quelli corrispondenti degli altri settori commerciali, si ottiene poi un valore di shrinkage pari a 3,3 miliardi di euro annui contro gli 1,5 miliardi di euro all’anno che i retailer spendono in media in misure di sicurezza. Il costo totale attribuibile alle perdite nell’intero settore retail in Italia può quindi essere stimato sui 4,8 miliardi di euro all’anno, un valore che corrisponde all’incirca a 80 euro pro capite annui.

Lo studio rivela inoltre quali sono i prodotti più rubati per numero nel Fai- Da-Te: l’elettroutensileria, gli accessori di telefonia seguiti dagli strumenti di idraulica, colla e nastro adesivo e i cacciaviti. Secondo invece una classificazione per valore degli articoli, si mantengono in cima alla lista gli elettroutensili, seguiti da cacciaviti e viti, accessori per la casa e per la telefonia.         

Sistemi di protezione

Al momento in Italia praticamente tutti i retailer del DIY adottano sistemi a radiofrequenza: dunque un ulteriore passo avanti nel contrasto efficace delle differenze inventariali potrebbe consistere nel creare occasioni di confronto tra tutti i player del Fai-Da-Te. Momenti di networking e condivisione sarebbero infatti di grande aiuto sia per i consorzi della distribuzione specializzata sia per i grandi gruppi del settore, attraverso i quali potrebbero sviluppare strategie comuni e attività congiunte a partire dall’individuazione delle merceologie che sono sottoposte maggiormente al fenomeno del taccheggio. Lavorare in gruppo con un comune obiettivo non può che portare benefici all’intero settore.

dm drogerie markt supera gli 11 miliardi di fatturato

Hubert-Krabichler

dm drogerie markt, entrata in Italia a fine 2017, ha reso noti i risultati annuali del Gruppo relativi all’esercizio 2018/2019 (esercizio fiscale 01/10/2018 – 30/09/2019): il colosso tedesco abbatte il muro degli 11 miliardi con un fatturato di circa 11,2 miliardi di euro, segnando una crescita del +4,6% sull’esercizio precedente. Trend positivo anche sui fronti occupazionale (62.061 dipendenti, +340 sul 2017/2018) e immobiliare (3.668 punti vendita in 13 paesi europei, +102 sul 2017/2018).

Anche in Italia la realtà dm cresce a ritmi sostenuti e chiude l’esercizio 2018/2019 con 28 punti vendita, per una presenza nel nord Italia più che raddoppiata rispetto all’esercizio precedente. Entro fine 2019 sono previsti altri otto nuovi punti vendita, alcuni dei quali anche nelle regioni centrali di Marche e Toscana.

Nel corso del biennio 2019/2020, si prevedono circa 20 nuove aperture, con l’obiettivo di superare i 50 punti vendita entro la fine del 2020.

L’espansione sul territorio si è tradotta positivamente a livello occupazionale con 123 nuove assunzioni nell’esercizio 2018/2019; il numero complessivo di dipendenti è salito così a circa 300.

 “Siamo contenti di questo nostro trend positivo in termini di fatturato e di presenza sul territorio – ha dichiarato Hubert Krabichler, CEO di dm drogerie markt Italia – Particolare soddisfazione nasce inoltre dal progressivo aumento del fatturato e del numero di clienti dei singoli punti vendita, segno di una fiducia e di un apprezzamento crescenti”.

dm si è presentata in Italia con una proposta specializzata in prodotti per il benessere della persona e della famiglia e per la cura della casa, con circa 14.000 referenze, di cui 4.000 di marche private – in particolare, Balea e alverde sono a livello europeo tra le marche più apprezzate sul mercato.

A livello di assortimento nell’ultimo esercizio è stato posto un focus particolare sul benessere della persona inteso in un’ottica di sostenibilità e rispetto per l’ambiente, da sempre punto cardine della filosofia di dm. Questo impegno si riflette anche nei nuovi lanci di prodotto, come nel caso di SEINZ. – la nuova linea premium di cura e styling sviluppata specificamente per le esigenze maschili rappresenta infatti una novità anche sul piano della sostenibilità, con flaconi realizzati fino al 97% in plastica riciclata e confezioni in cartone interamente riciclato. Inoltre una parte del ricavato della vendita di prodotti SEINZ. viene devoluta alla Plastic Bank, un’organizzazione che mira a ridurre l’inquinamento da plastica nei mari nei paesi in via di sviluppo e a migliorare gli standard di vita locali.

Sempre in ambito beauty, a trent’anni dal lancio, la cosmetica naturale certificata di alverde continua a dettare le tendenze in chiave green mediante l’impiego di packaging alternativi e più sostenibili e di ingredienti naturali che garantiscano un utilizzo più efficiente delle risorse.

Prosegue inoltre la ricerca di una sempre maggiore specializzazione dell’intero assortimento. La già ampia offerta di alimenti speciali, per esempio, si è arricchita di nuove proposte per l’infanzia, per gli sportivi e per le persone che soffrono di intolleranze alimentari. Sono state, per esempio, introdotte la marca Sportness e la linea glutenfree di dmBio, che consentono di accedere a una qualità specializzata a prezzi molto contenuti. 

Al centro dell’esperienza dm c’è sempre la persona e questo si esprime anche nel rapporto con i propri dipendenti. Ne sono una dimostrazione il programma di formazione specialistica con esperti del settore strutturato su diverse categorie merceologiche (make-up, alimentazione, cura corpo, viso e capelli, cura e nutrizione baby, cosmetica naturale e profumi) e il training mirato sul contatto con il cliente.

Al Globo di Busnago un nuovo Toys Center

Un nuovo Toys Center apre a Busnago all’interno del parco commerciale “Il Globo”. Il nuovo punto vendita si sviluppa su una superficie espositiva di 1050 mq dedicata alla migliore offerta del mondo dei giocattoli.

All’interno i marchi più prestigiosi e amati dai bambini, ma anche attività a loro dedicate. Un’avventura che prende il via dal portale arcobaleno che guida, attraverso i suoi colori, alle diverse aree gioco dove il divertimento prende forma anche grazie alle decorazioni posizionate sui pavimenti.

Ad arricchire la nuova sede, le aree esperienziali, come quella dedicata alla nursery delle bambole, l’officina delle macchinine, l’angolo per la degustazione del gelato e una lavagna per disegnare e scrivere.

Nel centro di Busnago i piccoli ospiti possono toccare e giocare con i loro personaggi preferiti presenti nelle teche dimostrative, in un’ambientazione speciale montata ad altezza bambino.Inoltre, all’interno del nuovo negozio saranno presenti i corner Giunti, con libri dedicati all’infanzia e Claire’s, il brand di accessori e bijoux per bambine.

“Siamo lieti di inaugurare questa nuova sede in un giorno per noi speciale che celebra l’anniversario dell’insegna. Un nuovo traguardo al fianco delle famiglie con uno spazio che abbiamo cercato di rendere ancora più accogliente, divertente e soprattutto a misura di bambino – dichiara Cristiano Flamigni, Toys Center e Bimbostore Business Unit Director. Il lavoro fatto su Busnago rispecchia l’approccio strategico aziendale che si pone l’obiettivo ambizioso di offrire ai nostri clienti un’esperienza unica in cui l’intrattenimento accompagna l’acquisto”.

 

 

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