CLOSE
Home Tags Consumi

Tag: Consumi

Natale sprecone, nella spazzatura il 20% del cibo acquistato, un regalo su 4 riciclato

Come ogni anno la festa il Natale. la più ricca e opulenta festa dell’anno porta con sé grandi consumi, ma anche grandi sprechi. A partire dal fronte alimentare. Secondo la Coldiretti, sulle tavole imbandite per cenoni e pranzi di Natale sono rimasti quasi mezzo miliardo di avanzi. Codacons stima che circa il 20% di cibi e bevande acquistati durante l’intero periodo di festività finirà nella spazzatura, con una quota media di spreco alimentare pari a 23 euro a famiglia.

E quest’anno tra l’altro non si è badato a spese. Sempre secondo le stime della Coldiretti, gli italiani hanno speso a tavola quasi 2,3 miliardi di euro per i cibi e le bevande consumati tra la cena della vigilia e il pranzo di Natale. In aumento del 6% rispetto allo scorso anno, Codacons parla di.2,8 miliardi di tra alimenti e bevande varie.

 

Più avanzi ma anche più consapevolezza

La buone notizia è che gli sprechi sì no mancheranno, ma la aumentata consapevolezza verso uno stile di consumi sostenibile (per motivi economici, etici e ambientali) porterà molte famiglie a riutilizzare in cucina una parte degli alimenti avanzati. Nel 2016, secondo un’indagine Ixe/Coldiretti, il 33% degli italiani avrebbe diminuito gli sprechi alimentari mentre il 31% gli ha mantenuti costanti, il 25% gli ha addirittura annullati mentre solo il 7% dichiara di averli aumentati. Tra chi ha tagliato gli sprechi il 60% lo ha fatto proprio utilizzando gli avanzi nel pasto successivo grazie ai “piatti del giorno dopo”, tornati prepotentemente nelle abitudini alimentari delle famiglie. Polpette o polpettoni a base di carne o tartare di pesce, frittate, ratatouille. Sul fronte “natalizio”, per dare un nuovo sapore ai dolci più tradizionali (sempre i più apprezzati), come il pandoro o il panettone, si ricorre spesso alla farcitura con creme.

Quest’anno si è assistito a un ritorno ala tradizione: meno cibi esotici e ipercostosi, come ostiche e frutta esotica, champagne, caviale e salmone, e più cibi “poveri” e tipici come bollito, pollo arrosto, cappelletti in brodo, pizze rustiche e dolci fatti in casa. Un plebiscito ha accolto lo spumante, apparso sulla tavola di nove italiani su dieci (89%) a pari merito con la frutta locale di stagione mentre il panettone con il 75% ha battuto di misura il pandoro fermo al 72%.

 

LA SPESA PER IL NATALE IN MILIONI DI EURO 

Pesce, carne, ragù e salumi, ecc.            800
Spumante, vino e altre bevande            400
Dolci, panettone, pandoro                     300
Frutta, ortaggi e conserve                     400
Pasta e pane                                          200
Formaggi e uova                                   100
TOTALE                                                  2.200

 

E i regali di troppo si riciclano

Il fronte dello spreco coinvolge anche i regali, troppi e non sempre apprezzati se ben un italiano su quattro (27%) giù pensa al riciclo Ma cji sono i”fortunati” destinatari del regalo di seconda mano? Parenti e amici che possono apprezzare l’oggetto ricevuto in dono, mentre il 22% più prosaicamente li restituisce al negozio cambiandoli o chiedendo un buono mentre il 21% li rivende su internet. I prodotti con il minor tasso di “riciclo” sono quelli dell’enogastronomia per i quali si trova sempre l’occasione di consumo mentre piu a rischio sono i capi di abbigliamento, i prodotti per la casa o quelli tecnologici. Si tratta di un business rilevante se si considera che le famiglie italiane hanno scartato sotto l’albero regali di Natale per un valore stimabile in oltre 6 miliardi tra grandi e piccini mentre appena il 14% degli italiani non ha ricevuto quest’anno neanche un regalo. Anche se purtroppo non sempre le scelte hanno incontrato le attese, il 49% degli italiani ha stanziato un budget tra i 10 ed i 100 euro, il 27% tra i 100 ed i 200 euro, il 16% tra i 200 e i mille euro e il resto anche di più. Tra i regali piu’ gettonati quest’anno libri, tecnologia, abbigliamento, prodotti di bellezza ed enogastronomia.

Sharing economy, la metà “oscura” dell’economia collaborativa

Sharing economy, svolta positiva o con troppe luci ed ombre? Il tema è caldo e molto discusso.

Quando i fattorini in bicicletta di Foodora hanno proclamato il primo sciopero nella storia delle start up, a molti è sembrato che si stesse infrangendo il più grande sogno dell’ultimo decennio: la sharing economy.

Non è la prima volta che l’incontro tra l’economia tradizionale e la distruzione creativa della tecnologia assume toni conflittuali: negli ultimi mesi abbiamo assistito, solo per citare gli episodi più noti, alla guerra dei tassisti contro gli autisti di Uber e a quella degli albergatori contro AirBnb, accusati a vario titolo di concorrenza sleale ed infedeltà fiscale.

La vicenda Foodora ha contribuito a svelare il lato più oscuro dell’economia collaborativa: non è un caso che proprio negli Stati Uniti, dove le piattaforme più note si sono sviluppate ed hanno conosciuto il successo (le già citate AirBnb e Uber arrivano ovviamente dalla California), il termine sharing economy sia stato progressivamente accantonato in favore di “gig economy”, ovvero di un sistema fondato su prestazioni lavorative di carattere precario e temporaneo.

Le tipologie

Esistono molteplici forme e declinazioni di sharing economy: alcune sono basate sulla condivisione, gratuita o dietro compenso monetario, di servizi o proprietà sottoutilizzate direttamente da parte dei privati (si pensi al fenomeno BlaBla Car); altre rappresentano la rivisitazione in chiave tecnologica di tradizionali comportamenti economici (affittare, erogare un prestito, scambiare, barattare, regalare), che senza il contributo di internet risulterebbero insostenibili (Scambiocasa); altre ancora mettono in contatto, a fronte del pagamento di un corrispettivo, le necessità dei clienti con i fornitori di servizi per consegnare beni o erogare servizi che possono poi essere fruiti anche da altri soggetti in funzione della loro disponibilità (Car2go o Enjoy).

La diffusione in Italia

Non vi è dubbio che un intervento normativo e regolatorio, volto a disciplinare gli aspetti più “borderline” delle varie iniziative, sia auspicabile. Ma è altrettanto vero che la sharing economy, con la rivoluzione che sta apportando ai comportamenti ed allo stile di vita degli individui, è difficilmente incasellabile nelle tradizionali nomenclature: è per definizione un processo dinamico, che ha tratto la sua forza da quella filosofia post moderna del consumo che privilegia l’accesso in luogo del possesso e di conseguenza l’utilizzo in luogo dell’acquisto.schermata-2016-12-20-a-12-00-21

Soprattutto nel nostro Paese, che con la sharing economy ha preso confidenza prima e più di altri. In Italia, secondo l’ultimo censimento, sono operative circa 120 piattaforme di servizi collaborativi: vi ha già aderito il 5% dei consumatori italiani (3 milioni di persone), il dato più alto in Europa insieme alla Spagna, mentre un ulteriore 30% ha dichiarato l’intenzione di sperimentare la sharing economy nel prossimo futuro.

In virtù della proverbiale disponibilità del consumatore italiano a sperimentare modalità alternative di scambio di beni e servizi, il nostro Paese ha assunto il ruolo riconosciuto di capofila in ambito collaborativo. Siamo coloro che più di tutti in Europa ne apprezzano i benefici: la possibilità di risparmiare denaro (in qualità di utente) e di avviare attività micro imprenditoriali senza l’intermediazione di altri soggetti (nelle vesti di fornitore), così come il sentimento di appartenenza ad una community e l’attenzione all’ambiente che vengono associati al consumo circolare.

 

L’aspetto normativo

L’Italia è stato inoltre il primo Paese al mondo ad aver avviato in Parlamento un iter normativo (lo “Sharing Economy Act” risale al mese di maggio 2016), con il quale il legislatore ha inteso regolamentare lo strumento delle piattaforme digitali, incluse le rilevanti implicazioni sul mercato del lavoro.

Ma qual è il giro d’affari che la sharing economy è in grado di muovere in Italia? Secondo le informazioni disponibili, essa arriverà a valere circa 5 miliardi di euro entro la fine del 2016 ma con prospettive di crescita di tutto rilievo, se si considera che potrebbe approssimare i 9 miliardi al 2020 ed i 15 miliardi di euro entro il 2025.

Tenuto conto del numero degli utenti attivi, ciò significa che già oggi gli italiani destinano oltre 50 euro al mese al consumo nelle diverse forme collaborative, non una cifra di poco conto. Se queste sono le premesse, il consumo del futuro sarà sempre più smart.

Non inganni il caso Foodora, che in fondo è solo l’ultima di una serie infinita di distorsioni: in un Paese in cui il lavoro dipendente è spesso retribuito con i voucher, prendersela con la sharing economy appare davvero una inutile forzatura.

Fulvio Bersanetti

Vino rosso: il più amato, ma nelle feste le bollicine rimontano. I dati Vivino

Il vino rosso stravince nei consumi degli italiani, attestandosi a quota 58,8%, seguono il bianco (molto più giù: siamo al 23,8%), il frizzante (11,7%) il Rosè (1,6%) e quello da Dessert (1,4%).

A dirlo i dati di Vivino, la app dedicata al vino più scaricata al mondo.

Però (e il però c’è sempre) quando si tratta di festeggiare le bollicine rimontano alla grande.

Guardando infatti le classifiche dei vini più consumati in occasione di Natale e Capodanno si trovano Dom Pérignon, Ferrari e Berlucchi.

Natale 2015: il podio:

Champagne Brut di Dom Pérignon,

Ferrari Brut

e il rosso toscano Tignanello di Marchesi Antinori

Capodanno 2016: i primi tre

Champagne Brut di Dom Pérignon

Berlucchi Cuvée Imperiale Brut

Ferrari Brut

Vivino: come funziona
Con più di 21 milioni di utenti, Vivino è la comunità dedicata al vino più grande del mondo e la app più scaricata, e ha reso il vino una divertente scoperta, accessibile e facile da capire per gli appassionati di ogni livello. Gli utenti devono semplicemente scattare una foto dell’etichetta con il proprio dispositivo mobile e la tecnologia di riconoscimento delle immagini proprietaria di Vivino fornisce istantaneamente giudizi, recensioni e prezzi nella media per ogni bottiglia. Gli utenti di Vivino votano e danno giudizi sulla degustazione di milioni di vini, 300.000 scansioni di bottiglie al giorno, contribuendo insieme a formare la più grande biblioteca del vino nel mondo. Fondata da Heini Zachariassen e Theis Søndergaard nel 2010, Vivino è disponibile per il download su dispositivi Android, Apple e Windows. Per ulteriori informazioni, visitare il sito.

 

Il biologico non s’arresta, nel 2016 in nove mesi ha già superato il fatturato 2014

Anno magico il 2016 per il mercato biologico, con un aumento attorno al 20%. Nei primi tre trimestri dell’anno il fatturato del campione di 18 aziende associate di cui AssoBio, l’associazione nazionale di categoria, monitora ogni tre mesi l’andamento, ha già superato, con 493 milioni di euro a prezzi all’ingrosso, il fatturato dell’intero 2014, quando fu di 485 milioni, e si avvia a superare ampiamente anche quello del 2015 (594 milioni di euro), anno quest’ultimo che aveva già fatto registrare un aumento record del 22,5%. Estrapolando i dati si può ipotizzare per il 2016 una crescita analoga. Un dato che segnala il crescente interesse dei consumatori per gli alimenti bio controllati e certificati secondo i regolamenti europei, ottenuti con tecniche sostenibili per l’ambiente, senza il ricorso a fertilizzanti e pesticidi chimici di sintesi e senza mangimi Ogm. Peraltro il campione, ancorché apparentemente ridotto, è assai significativo: le 18 aziende monitorate, infatti, hanno grande rilievo sul totale delle vendite di prodotti bio, che nel 2015 hanno raggiunto i 2,6 miliardi sul mercato interno e 1,6 di export.

 

Impennata anche nell’export e nella Gdo

E proprio l’export del nostro bio è particolarmente brillante. Nei primi tre trimestri del 2016, infatti, il campione di 18 aziende monitorate da AssoBio ha esportato per un totale di 64 milioni, superando l’intero 2015 (63 milioni). In questo caso l’aumento a fine anno potrebbe superare il 30%. A fare vincere i prodotti italiani bio sono la qualità e il servizio, particolarmente apprezzata in Germania e Francia (i due Paesi in cui esportiamo di più) ma anche in Usa, Canada, nel Benelux e nei Paesi scandinavi.. La categoria più esportata è l’ortofrutta, con il 18% del valore totale.

Restano molto importanti, per la vendita dei prodotti bio, i negozi specializzati, che sono circa un migliaio in tutta Italia, e che, in base al monitoraggio di AssoBio, assorbono circa il 75% dei prodotti bio. Ma sempre più interessante è il canale della grande distribuzione, al quale nei primi nove mesi del 2016 il campione di aziende prese in esame ha fornito 104 milioni di euro di merce, contro i 115 dell’intero 2015. AssoBio stime che le vendite totali al pubblico di prodotti bio da parte di ipermercati e supermercati a fine 2016 supererà il miliardo di euro, con un aumento di circa il 20% rispetto agli 873 milioni del 2015. Quanto agli altri canali, come la ristorazione, nei primi tre trimestri dell’anno hanno toccato i 62 milioni, contro i 68 di tutto il 2015.

Molto positivo l’impatto sull’occupazione. I dati complessivi saranno elaborati solo a fine anno, ma le 18 aziende monitorate sono passate dai 1.993 addetti del 2015 a 2.288, con un aumento del 18,4%.

Insomma, splende il sole sul mercato del bio. E continuerà a splendere ancora per un po’. «Grazie ad alcuni progetti per l’internazionalizzazione sostenuti dalla Commissione europea e coordinati dalla federazione unitaria del settore FederBio – dice Roberto Zanoni, presidente di AssoBio – e grazie alla positiva collaborazione con l’Ice, l’export continuerà ad aumentare, in particolare in Cina, Giappone, Usa e Canada. Per il mercato interno attendiamo che il ministero dia attuazione al Piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico, approvato in Conferenza Stato-Regioni nel marzo scorso. È apprezzabile che un settore che non solo svolge, come riconosce anche l’Ue, un ruolo fondamentale nella fornitura di beni pubblici che contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale, ma ha anche le performance economiche e occupazionali migliori di tutto l’agroalimentare italiano, possa finalmente contare su strumenti che lo affianchino nel rafforzare la crescita».

Regali e festeggiamenti: le scelte degli italiani secondo il Barometro Coop

Festività casalinghe per la maggior parte degli italiani: 6 su 10, infatti rimarranno a casa a Natale e 8 su 10 a Capodanno.

A rivelarlo il Barometro Coop di Natale, che ha coinvolto un campione rappresentativo di più di 4000 italiani.schermata-2016-12-16-a-12-14-35

Tuttavia sul fronte regali, pare che le cose nadranno meglio: pare infatti che per la prima volta negli ultimi sei anni gli abitanti del Belpaese saranno più propensiad acquistare doni. Soprattutto nel Nord Ovest in crescita del 4% rispetto allo scorso anno.

Direzione Marketing & Comunicazione - Coop Italia
Direzione Marketing & Comunicazione – Coop Italia

Ma quale tipologia di regali andrà per la maggiore? Se i giocattoli caratterizzano soprattutto siciliani, abruzzesi e marchigiani (tutti sopra il 60%), prodotti di profumeria e cura della persona sono invece i preferiti dai pugliesi (li indica il 65% del campione). In Lazio vince la tecnologia (lettori e contenuti digitali) preferita dal 39%, mentre i più golosi e più tradizionalisti rimangono i liguri che regalano in grande maggioranza dolci e prodotti alimentari di ricorrenza (78%). A sorpresa smartphone, tablet, computer tv e fotocamere non sono più tra i 5 oggetti più acquistati, nella top five, piuttosto, entrano i  contenuti digitali (come i pod, kindle etc). L’abbigliamento che ha vissuto un’annata nera sembra ritornare tra i desideri degli italiani, anche se la flessione continua a rimanere costante (-8,3%).

Direzione Marketing & Comunicazione - Coop Italia
Direzione Marketing & Comunicazione – Coop Italia

Sul fronte cibo, invece, il Barometro segnala una crescita importante dei prodotti natalizi (+5% rispetto a un anno fa), gli italiani si scoprono ancora più gourmet e l’alta qualità sale significativamente rispetto a un anno fa (+ 5%) seguita dalle tipicità locali (+ 3%), dai prodotti di marca e dai prodotti a marchio (entrambe le categorie registrano un +2%).

 

 

Natale sotto l’albero: ecco i regali degli italiani

Natale è alle porte: e gli italiani come gestiscono i loro acquisti, con quali tempistiche, con quali modalità?  DoveConviene, la piattaforma digitale sulla quale oltre dieci milioni di italiani si informano e pianificano il proprio shopping, ha condotto un’indagine per approfondire le tendenze in atto in prossimità delle prossime feste. Ne è emerso che il 25% dichiara di acquistare solitamente i regali di Natale circa una settimana prima quasi a pari merito con chi dichiara di farlo anche un mese prima (20%). I ritardatari, invece, sono il 13%; la discriminante che influenza maggiormente il momento d’acquisto sono le offerte (40%).
E lo dimostra il fatto che solo l’8% acquista d’impulso: ben il 92%, invece, consulta molte offerte, sia per risparmiare tempo (20%) sia per risparmiare denaro (72%).
La ricerca di informazioni avviene per lo più sull’online: 71% contro il 29% in offline. Tuttavia l’acquisto vero e proprio continuerà ad essere effettuato essenzialmente nel negozio fisico. Un dato che conferma il trend in atto e che vede il 94% degli acquisti avvenire ancora in negozio (Fonte: eMarketer 2016).

Il budget e la tipologia di regali

Il budget medio destinato ai regali di Natale oscilla tra i 100 e i 300 euro (66%), mentre solo un 23% dichiara di volere spendere meno di 50 euro. Un 11% dichiara invece di essere disposta a spendere oltre 300 euro. Tra gli articoli più ricercati svettano quelli appartenenti all’elettronica (26%) seguiti dai capi d’abbigliamento (24%), dagli accessori (13%) e dagli articoli per la casa (11%). Sorprende invece il poco interesse nel regalare libri (2%) o viaggi e week end (0,4%).

Marca del Distributore: cenone meno caro del 23% secondo le stime ADM

Risparmio? Ma quanto risparmio? Spigolando con oculateza tra gli assortimenti a scaffale, la cifra può essere significativa. Specialmente se si selezionano i prodotti a marca del distributore.

schermata-2016-12-12-a-15-33-08

A dirlo ADM (Associazione della Distribuzione Moderna) che – in concomitanza con le feste natalizie – ha messo a confronto il prezzo della spesa fatta con i prodotti a Marca del Distributore con l’offerta rappresentata dai brand industriali nazionali e internazionali per il pranzo di Natale o il cenone di Capodanno di una famiglia media di 4-5 persone.

schermata-2016-12-12-a-15-33-16

Nello specifico si è considerata una tavola delle feste con antipasti, due primi, un secondo, bevande e dolci.

schermata-2016-12-12-a-15-33-29

Il risultato? Un cenone di questo tipo realizzato con prodotti a Marca del Distributore costerebbe 67,03 euro, mentre salirebbe a 87,47 se imbamdito con brand industriali.

schermata-2016-12-12-a-15-33-37

Ergo, una famiglia potrebbe risparmiare  20,44 euro, con una percentuale di risparmio del 23,37%.

schermata-2016-12-12-a-15-33-44

Fonte ADM

È Internet il negozio più grande, e metà shopper acquistano anche all’estero

Quasi tre italiani su quattro tra coloro che frequentano abitualmente internet utilizzano la Rete come un grande negozio. Virtuale. E globale. Perché circa la metà degli shopper online fa acquisti anche su siti stranieri. Lo rivela la terza edizione dello studio “PayPal Cross-Border Consumer Research” realizzato con Ipsos, che ha preso in esame le abitudini di acquisto a livello nazionale e internazionale di oltre 28mila utenti in 32 Paesi. «Lo shopping internazionale – spiega Angelo Meregalli, general manager di PayPal Italia – rappresenta una notevole opportunità di espansione delle attività di business per i commercianti di tutto il mondo e una scelta sempre più diffusa per i consumatori. In PayPal abbiamo visto aumentare il volume di transazioni oltreconfine del 38% negli ultimi due anni: da 14 miliardi di dollari nel terzo trimestre 2014 a 19 miliardi di dollari nel terzo trimestre 2016. Anche il volume di pagamenti da dispositivi mobili con PayPal è aumentato del 56% rispetto allo scorso anno, pertanto sono evidenti i vantaggi diretti che i commercianti possono realizzare ottimizzando le esperienze di acquisto da dispositivi mobili».

 

Abbigliamento e Uk in cima

Molto vivace la situazione nel nostro Paese in base ai risultati dell’indagine PayPal – la piattaforma di pagamenti digitali che vanta 192 milioni di account attivi in tutto il mondo – il 73% degli internauti utilizza le opportunità offerte dall’e-commerce. Gli intervistati rivelano che la maggior parte delle loro spese online avviene tramite siti dedicati allo shopping utilizzando un browser internet (in media, il 75% del totale speso online), seguito da app dedicate allo shopping (15%) e siti social media (4%). In Italia chi fa shopping oltreconfine assicura che il 26% degli acquisti fatti su siti web in un altro Paese avviene utilizzando smartphone e tablet; inoltre, l’8% degli acquirenti “transfrontalieri” afferma di utilizzare per lo shopping online oltreconfine solo dispositivi mobili e non un Pc. Chi fa shopping oltre confine afferma di farlo più frequentemente in occasione del periodo natalizio (il 41% dichiara che in questo periodo fa shopping da siti oltre confine più che in altri momenti dell’anno), durante gli sconti stagionali (30%) e per il Black Friday (18%), un dato che può essere probabilmente spiegato in larga parte con la diffusione ormai internazionale di questa ricorrenza.

Il 41% degli adulti online italiani pensa che la spesa per acquisti online crescerà nel corso dei prossimi 12 mesi, e il 78% di questi pensa che la convenienza dello shopping online sia qualcosa che potrebbe causare questo aumento, seguita dai progetti per risparmiare maggiormente (35%) a indicare come l’aspetto economico sia una chiave di lettura importante per analizzare l’e-commerce in Italia. Solo il 4% degli adulti online pensa che il totale delle loro spese online si ridurrà nei prossimi 12 mesi. La proporzione di shopper online in Italia che dichiarano di aver fatto acquisti oltre confine negli ultimi 12 mesi è in lieve calo (49% nel 2016 rispetto al 51% nel 2015). Le categorie di prodotto maggiormente acquistate da chi fa shopping oltre confine attraverso siti in altri Paesi sono quelle dell’abbigliamento (vestiti, scarpe e accessori. 39%), elettronica di consumo (29%) e viaggi o trasporti (24%). La destinazione principale per lo shopping online oltre confine degli italiani è il Regno Unito (il 23% degli shopper online ha affermato di aver fatto un acquisto oltre-confine da un venditore in UK), seguita da Germania (21%) e Cina (17%), con un 9% di quanti hanno fatto acquisti all’estero che ha acquistato uno o più prodotti da commercianti negli Stati Uniti.

Allargando lo sguardo, si nota come l’Europa e il Nord America siano molto indietro rispetto all’Asia nel commercio online con l’estero, con meno del 15% di acquisti da un altro Paese effettuati con uno smartphone. Il 64% degli adulti online in Cina, il 39% in Russia e il 26% nel Regno Unito ha dichiarato di prevedere un aumento delle proprie spese online nei prossimi 12 mesi. Tra tutti gli adulti online intervistati in tutti i Paesi, quelli che prevedono di aumentare gli acquisti online sostengono che i motivi principali sono la praticità degli acquisti (76%), i cambiamenti del reddito disponibile (30%), la pianificazione di risparmi futuri (29%), i costi (27%) e tempi (27%) di consegna inferiori. Per la prima volta nei tre anni in cui è stato condotto il sondaggio, la Cina è la destinazione più popolare per gli acquisti online oltreconfine tra gli acquirenti globali (il 21% di tutti gli acquirenti online intervistati ha dichiarato di avere effettuato acquisti da siti Web cinesi negli ultimi 12 mesi), seguita da Stati Uniti (17%) e Regno Unito (13%).

 

Macchine da caffè: quelle a capsule spopolano. E la moka?

Macchine da caffè per uso domestico: il settore cresce sensibilmente. A dirlo i dati di Monclick e di GFK che confermano come il comparto sia dominato dalle macchine a capsule Single Serve Espresso o monodose, che a giugno 2016 hanno rappresentato il 66,3% delle unità vendute e il 47,3% del valore delle vendite totali del mercato.schermata-2016-12-01-a-12-25-27

Si tratta di un segmento che continua a crescere in maniera sostenuta, infatti rispetto a luglio 2014 registra un aumento del 13,8% sui pezzi venduti e del 7,9% a valore. A incentivare il trend anche il fattore prezzo che, nella categoria, è in media il più basso delle macchine da caffè per uso domestico: 73 Euro, in calo del 5,2%.schermata-2016-12-01-a-12-25-38

schermata-2016-12-01-a-12-25-49E le macchine da caffè tradizionali, che fanno?

Pur continuando a rappresentare la seconda fetta per dimensioni del totale vendite, tuttavia registrano un calo del 15,7% delle vendite a unità e dell’8,2% a valore. E non le aiuta il prezzo (mediamente in crescita) che si aggira attorno ai 115 euro nel periodo considerato.

 

La carica delle superautomatiche

Indicate per chi ama il caffè macinato al momento (sono infatti dotate di un macinacaffè incorporato)

le superautomatiche registrano un picco di crescita del 43,7% a unità e un +55,6% a valore. Questa tipologia di prodotto ha ancora un peso minoritario in termini di pezzi venduti (5,6%), però a valore rappresenta ben il 20,9% dell’intero mercato. Le superautomatiche costituiscono il segmento premium delle macchine da caffè, come dimostra il prezzo medio di 385 Euro registrato nel periodo luglio 2015 – giugno 2016.

Per la Moka un epitaffio, dunque?

Non ancora. Per fortuna, infatti, c’è chi proprio non vi rinuncia, infatti rappresenta ben il 28% dei pezzi venduti. Interessante anche il trend delle caffettiere elettriche che coprono il 16% degli ordini.

Babbo Natale quest’anno ci porta prezzi stabili

Prezzi sostanzialmente stabili per il Natale 2016. Lo sostiene il Codacons, che ha monitorato i listini al dettaglio di alcuni beni classici del Natale nelle principali città italiane. Scoprendo che almeno due prodotti tradizionali, il panettone e l’albero, costeranno di meno rispetto all’anno scorso. Per il dolce più consumato nelle festività, il “pan di Toni” per cui anche gli inglesi hanno perso la testa, si spenderà fino al 2,3% in meno rispetto al 2015. Quello di marca passerà da 7,99 a 7,85 euro, quello non di marca da 4,20 a 4,10. In lieve controtendenza l’altro dolce storico, il pandoro, che subirà aumenti infinitesimali, da 7,29 a 7,30 se di marca e da 4,00 a 4,05 se non di marca. L’invasione di alberi sintetici, più ecologici e disponibili in tutte le forme, altezze e tipologie, porta anche in questo settore risparmi (-2,9%), più contenuti per l’albero vero (-2,17%) che però sarà acquistato solo dal 35% delle famiglie. Stabili invece i listini per palline, luci e decorazioni varie.

Malgrado non siano previsti grandi rincari rispetto allo scorso anno, secondo l’associazione per i consumatori i consumi natalizi complessivamente subiranno una flessione fino al -2%. Una contrazione che però non dovrebbe riguardare il cenone: per gli alimentari gli italiani non baderanno al portafogli, e prevedono di spendere oltre 2,8 miliardi.

E lo shopping? Se ne occupa Coldiretti, secondo cui gli italiani destineranno ai regali un budget di 232 euro a famiglia, con un aumento non trascurabile del 6% rispetto al 2015. Per i pacchetti da mettere sotto l’albero si spenderà il 38% dell’intero investimento natalizio, comprensivo anche di viaggi, intrattenimento e cenoni, secondo lo studio Deloitte. Gli italiani sono comunque piuttosto generosi. La loro spesa per i regali quest’anno sarà superiore del 12% rispetto a quella degli europei, che si fermano a 207 euro. I Babbi Natale più generosi saranno quelli danesi, con una spesa di 367 euro per famiglia, seguiti da quelli tedeschi (239). Poi gli italiani. In fondo alla classifica greci (128 euro a famiglia) e polacchi (114).

E se negli Usa i regali natalizi si acquistano spesso nel corso del Black Friday che sta iniziando a fare breccia anche da noi, gli italiani iniziano a preferire fare i regali con largo anticipo per approfittare di qualche offerta e comunque evitare le file e i disagi degli ultimi giorni. La tendenza di quest’anno è fare doni utili ai familiari e oggetti e servizi a cui non si può accedere in altri periodi dell’anno agli amici. Cresce la quota degli italiani che fa acquisti su internet per risparmiare soldi e tempo: ormai siamo su livelli europei (38% la media italiana, 40% quella dell’intero continente), anche se questo genere di shopping sembra limitato a musica, film, informatica, viaggi e abbigliamento. Per altre merci, prima di tutto quelle alimentari, sembra ancora essere importante il contatto diretto con il venditore, che spesso poi è anche il produttore. Infatti luogo privilegiato di acquisto di alimenti natalizi è il mercatino degli agricoltori o l’azienda, qualora preveda la vendita diretta.

BrandContent

Fotogallery

Il database online della Business Community italiana

Cerca con whoswho.it

Diritto alimentare