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Ortofrutta, i contenitori in plastica sono il problema o la soluzione?

Nel dibattito europeo sugli imballaggi, la plastica continua a essere raccontata più come un problema da eliminare che come una soluzione da valorizzare. Contrario a questa logica – definita una semplificazione – è Pro Food, gruppo merceologico di Unionplast – Federazione Gomma Plastica (Confindustria), che rappresenta le principali aziende produttrici di contenitori in plastica per alimenti e bevande, con circa 4.500 addetti, 29 stabilimenti e oltre il 70% della produzione nazionale del settore. L’approccio scelto dall’associazione si propone infatti di essere tecnico e basato sui dati: non difendere la plastica in quanto tale, ma valutare ogni soluzione in funzione del suo impatto lungo l’intero ciclo di vita, del contributo alla sicurezza alimentare, alla logistica e alla riduzione degli sprechi.

CONTO ALLA ROVESCIA PER L’APPLICAZIONE DEL PPWR
A rendere rilevante la questione è l’entrata in vigore del PPWR e la sua applicazione a partire dal prossimo mese di agosto. La fase attuativa è già in corso, con le prime linee guida della Commissione – pubblicate meno di un mese fa – chiamate a chiarire, tra gli altri aspetti, definizioni e responsabilità mentre entrano in vigore obblighi stringenti. In questo contesto, Pro Food richiama l’attenzione sul rischio di un’applicazione non basata su evidenze scientifiche. A maggior ragione in una fase in cui a livello operativo la road map è molto stringente per questa importante transizione e, per l’associazione, sarebbe opportuno un rinvio o una revisione degli obiettivi.

IL PACK SOSTENIBILE È QUELLO CHE RIDUCE GLI SCARTI
Il principio al centro della posizione di Pro Food è chiaro: la sostenibilità non può essere valutata guardando solo al materiale, ma deve includere anche il prodotto confezionato. Soluzioni apparentemente più “virtuose” possono generare impatti maggiori se riducono la shelf life o aumentano gli scarti. Studi LCA, come quello realizzato con l’Università di Torino e commissionato da Pro Food, mostrano ad esempio performance ambientali competitive degli imballaggi in rPET, anche grazie alla riduzione delle perdite alimentari.
Per cui le restrizioni all’uso di imballaggi in plastica per ortofrutta confezionata sotto 1,5 kg e nel settore Horeca previste dal PPWR a partire dal 1° gennaio 2030, non sono accettabili a giudizio di Pro Food, proprio per il fatto di non essere fondate su una valutazione d’impatto specifica. Il tema è ancora più rilevante considerando che circa il 50% dell’ortofrutta in Europa è già venduto sfuso, gli imballaggi in plastica per ortofrutta rappresentano solo l’1,5% di tutti gli imballaggi in plastica per alimenti e che il comparto ha già raggiunto livelli elevati di contenuto riciclato, in alcuni casi superiori agli obiettivi fissati dal PPWR per il 2040. Da qui, ribadisce Pro Food, emerge un’esigenza di coerenza normativa tra obiettivi e stato dell’arte industriale.

LA FRAMMENTAZIONE DELLE REGOLE È NEMICA DELL’EXPORT
Pro Food sottolinea inoltre un rischio per il mercato unico: l’eventuale definizione di liste di esenzione di prodotti ortofrutticoli che potranno continuare ad essere confezionati in imballaggi in plastica, diverse tra Stati membri, frammenterebbe il sistema, costringendo le imprese ortofrutticole ad adattare il packaging Paese per Paese, con impatti su costi, logistica e libera circolazione delle merci.
Per questo l’associazione è impegnata su più fronti: partecipazione ai lavori sugli atti delegati e alle linee guida applicative, dialogo con le istituzioni e supporto a iniziative legali su aspetti ritenuti critici del regolamento.

TRANSIZIONE ECOLOGICA BASATA SUI DATI
È lo stesso gruppo Pro Food a sintetizzare la propria posizione: la transizione deve essere coerente e basata su dati scientificamente provati. Il packaging in plastica deve essere ottimizzato e riciclato per un suo riutilizzo, ma non eliminato dove svolge una funzione essenziale. Il futuro del packaging alimentare passa da eco-design, innovazione, filiere del riciclo e valutazioni scientifiche capaci di misurare l’impatto reale delle alternative.
In questa prospettiva, Pro Food si candida ad essere un interlocutore tecnico della filiera agroalimentare, con l’obiettivo di coniugare sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e competitività industriale lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.

Nuovo spot per Lidl con lo chef Cannavacciuolo

È l’ortofrutta certificata la protagonista della fase due della collaborazione tra Lidl e lo chef Antonino Cannavacciuolo. A partire da fine maggio, i riflettori della campagna media integrata sono puntati su frutta e verdura italiane, mettendo al centro freschezza e stagionalità delle referenze certificate Igp e Dop. Nel nuovo spot da 30 secondi, sviluppato dall’agenzia creativa Caffeina e prodotto da TapelessFilm, prosegue il racconto di un Antonino Cannavacciuolo nella veste di garante di standard elevati. Lo chef verifica in prima persona la bontà dei prodotti ed esorta ad “ascoltare” gli ingredienti, portando il pubblico verso scelte di spesa più consapevoli e valorizzando il vero gusto del Made in Italy. Una produzione che Lidl porta ogni giorno oltre confine, attraverso la sua rete globale in oltre 30 Paesi. Basti pensare che l’export di frutta e verdura generato dal gruppo rappresenta oltre il 10% delle esportazioni totali del comparto.

SPOT ON-AIR FINO A OTTOBRE
La collaborazione con lo Chef Cannavacciuolo entra ora nel vivo di uno dei nostri reparti più strategici: l’ortofrutta – commenta Gianfranco Marc Brunetti, Chief Customer Officer di Lidl Italia –. Se il primo spot ha celebrato le specialità regionali di Italiamo, con questo nuovo capitolo portiamo in scena la freschezza e l’autenticità dei prodotti Igp e Dop, trasformando l’eccellenza della nostra terra in una consuetudine accessibile per ogni tavola. Grazie a un volto così autorevole emerge ulteriormente il nostro impegno quotidiano nel valorizzare la filiera agroalimentare italiana e le sue realtà locali”.
Il nuovo spot accompagnerà i consumatori per tutta la stagione estiva, fino al mese di ottobre. L’operazione è sostenuta da un piano media multicanale capillare. Alla forte presenza sulla televisione tradizionale e sui servizi di streaming video, si affianca una pianificazione sulle principali emittenti radiofoniche. La narrazione si estende inoltre all’ecosistema digitale di Lidl attraverso formati video brevi e contenuti social dedicati, per concludersi direttamente all’interno degli 800 punti vendita dell’insegna tramite la radio in-store.

Regolamento UE sul packaging (PPWR), le richieste della filiera ortofrutticola

Chiarezza normativa, regole applicative coerenti, tempistiche adeguate e tutela del mercato unico: sono queste le principali richieste della filiera ortofrutticola europea in vista dell’entrata in vigore del Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR), prevista per la seconda metà del 2026. Secondo i rappresentanti del settore, l’assenza di definizioni chiare, di tempi certi e ragionevoli e di un approccio armonizzato a livello UE si tradurranno in un aumento dei costi lungo l’intera filiera, con effetti sulla competitività delle imprese, sulla disponibilità di frutta e verdura fresca e, in ultima analisi, sui consumi di prodotti salutari e sul corretto funzionamento del mercato unico europeo.
È quanto emerso dal Fresh Produce Forum tenutosi nell’ambito di Fruit Logistica, durante la sessione “Unwrap the PPWR – Impacts, challenges and perspectives for the Fresh Produce Supply Chain”, promossa congiuntamente da Freshfel Europe e Pro Food. L’incontro ha riunito rappresentanti dell’industria del packaging e della filiera ortofrutticola con l’obiettivo di analizzare il quadro applicativo del Regolamento, il ruolo degli atti delegati e delle future linee guida, nonché le principali criticità operative ed economiche che il settore si troverà ad affrontare nei prossimi anni.

LE IMPLICAZIONI PER IL COMPARTO
Ad aprire i lavori è stato Philippe Binard, General Delegate di Freshfel Europe, l’associazione europea che rappresenta l’intera filiera ortofrutticola fresca, dalla produzione alla distribuzione. Nel suo intervento introduttivo, Freshfel Europe ha fornito un inquadramento complessivo del PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), richiamando l’attenzione sulle tempistiche di implementazione e sulle implicazioni specifiche per il comparto ortofrutticolo, un settore che rappresenta una quota marginale del packaging alimentare europeo, ma che è stato fortemente impattato dal PPWR e penalizzato rispetto ad altri settori con una quota di imballaggi più elevata. Il packaging svolge un ruolo essenziale nel garantire la qualità del prodotto, la sicurezza alimentare e la riduzione degli sprechi lungo l’intera catena del valore.
A seguire, Maria Pamies Vallvé, Sustainability Policy Advisor di Freshfel Europe, si è concentrata sugli aspetti applicativi del Regolamento, illustrando lo stato di avanzamento dei lavori sugli atti delegati e sulle future linee guida applicative. Nel suo intervento ha inoltre richiamato le criticità emerse nel corso della recente survey EFSA avviata dalla Commissione Europea, sottolineando la necessità di un approccio coerente, basato sui dati e maggiore aderenza alle specificità operative della filiera ortofrutticola.

SERVE UN’APPROCCIO PRAGMATICO
Nel corso del dibattito è intervenuto anche Roberto Zanichelli, Membro del comitato comunicazione di Pro Food, il gruppo merceologico di Federazione Gomma Plastica che rappresenta i produttori di imballaggi per alimenti freschi. Zanichelli ha sottolineato come la filiera non sia contraria alla regolamentazione, ma chieda che l’implementazione del PPWR sia guidata da un approccio pragmatico e basato su evidenze scientifiche, in particolare su analisi di Life Cycle Assessment (LCA), evitando scelte ideologiche che potrebbero aumentare lo spreco alimentare e compromettere la sostenibilità complessiva della filiera.
Zanichelli ha richiamato in particolare l’attenzione sulle significative implicazioni economiche legate all’attuazione del Regolamento, evidenziando come l’assenza di definizioni chiare e stabili negli atti delegati possa tradursi in costi di riconversione elevati, investimenti mal indirizzati e maggiore incertezza per le imprese, con ricadute potenzialmente negative sulla sostenibilità complessiva della filiera. Ha inoltre sottolineato le criticità legate all’Allegato V e alle liste di esenzione differenziate tra gli Stati membri che rischiano di compromettere il principio del Mercato Unico, favorendo una frammentazione normativa che non garantisce uniformità di applicazione.

LA CERTEZZA GIURIDICA È FONDAMENTALE PER GLI INVESTIMENTI
È intervenuta inoltre Marzia Scopelliti, Senior Public Affairs Manager di EUROPEN, l’organizzazione europea che rappresenta l’intera catena del valore del packaging e tutti i materiali di imballaggio. Nel suo contributo, Scopelliti ha evidenziato come la fase di definizione degli atti delegati e delle linee guida applicative sia cruciale per garantire chiarezza, coerenza e prevedibilità normativa, condizioni indispensabili per consentire agli operatori della filiera di programmare investimenti e adeguamenti industriali in un contesto di adeguata certezza giuridica.

LA FRAMMENTAZIONE DEL MERCATO UNICO PREOCCUPA
Un tema centrale del confronto è stato il rischio di frammentazione del mercato unico europeo. A questo proposito, Ann De Craene, in rappresentanza di VTB (Association of Belgian Horticultural Cooperatives) ha evidenziato le preoccupazioni della produzione primaria rispetto alla possibilità che gli Stati membri adottino liste di esenzione nazionali divergenti per i prodotti ortofrutticoli. Uno scenario che rischierebbe di creare distorsioni competitive, ostacoli alla libera circolazione delle merci e di compromettere il corretto funzionamento del mercato unico europeo.
Al termine dell’incontro è emersa una posizione condivisa da parte di tutta la filiera: senza un approccio armonizzato a livello UE e senza una valutazione oggettiva degli impatti ambientali, economici e sociali delle diverse soluzioni di packaging, l’attuazione del PPWR potrebbe tradursi in un aumento dei costi lungo l’intera catena, incidendo sulla competitività delle imprese, sulla disponibilità di frutta e verdura fresca e, in ultima analisi, sui consumi, già in calo in molti Paesi europei, il tutto senza alcun beneficio per l’ambiente, anzi, con il rischio di effetti opposti.

Freschissimi a peso variabile, la Gdo può fare di più

I freschissimi a peso variabile continuano a rappresentare una presenza costante sulle tavole delle famiglie italiane. La conferma arriva da YouGov, gruppo globale di ricerca e analisi dei dati, che quantifica in 118,3 gli atti d’acquisto di questa tipologia di prodotti compiuti nel corso dell’anno (in crescita rispetto ai 111,5 del 2024).
La spesa media per atto è però pari a 10,26 euro e dunque in lieve contrazione rispetto al valore registrato lo scorso anno (10,44 euro). Un comportamento che – secondo YouGov – riflette le tendenze comuni a tutti i beni di largo consumo: negli ultimi anni gli italiani hanno reagito all’inflazione cercando di contenere la spesa per singola occasione riducendo la quantità di prodotti acquistata e aumentando inevitabilmente la frequenza degli acquisti per continuare a soddisfare le proprie esigenze.

I TREND DI LUNGO PERIODO
L’incidenza a valore dei freschissimi a peso variabile mostra una flessione di lungo periodo, legata soprattutto alla concomitante crescita registrata nel peso fisso, e si sta stabilizzando intorno al 27%; mentre superano la metà del totale complessivo (57,2%) i carrelli che contengono prodotti a peso variabile. Tra i diversi comparti, l’ortofrutta è quello che genera il maggior traffico (26,7% del totale Fmcg), mentre il pesce registra la spesa media per atto d’acquisto più elevata (13 euro), seguito dalla carne (11 euro).

UN COMPARTO STRATEGICO
Per la distribuzione moderna, i freschissimi a peso variabile rappresentano un comparto strategico – commenta Stefano Vitangeli, Senior Consultant di YouGov – sia per la loro incidenza sulla spesa complessiva, sia per la capacità di attrazione legata all’elevata frequenza d’acquisto. Inoltre, costituiscono non solo un driver competitivo all’interno del canale moderno, ma anche un’opportunità di sviluppo, considerando che coprono solamente il 69,8% degli acquisti delle famiglie per la rilevanza ancora significativa dei canali tradizionali”.

Paolo Borgio alla guida di Macfrut

Si rafforza la squadra di Macfrut con la nomina di Paolo Borgio alla guida della fiera internazionale della filiera dell’ortofrutta. Figura di primo piano nel comparto fieristico, vanta una specifica competenza nel settore del food con importanti incarichi in Fiera Milano nell’ambito del management, delle relazioni commerciali e degli eventi. Attualmente collabora con IEG (Italian Exhibition Group) attraverso una consulenza commerciale sulle manifestazioni italiane ed estere, lanci di nuovi eventi, sul settore congressuale e gli allestimenti. Borgio (a sinistra nella foto in alto) avrà un ruolo centrale nello sviluppo della parte commerciale Italia e nel coordinamento del team di professionisti della manifestazione.

PRESTO UN NUOVO COMITATO TECNICO
Procediamo spediti nell’organizzazione di un grande Macfrut, come si prospetta l’edizione 2026 in programma dal 21 al 23 aprile prossimo – spiega Patrizio Neri, Presidente di Cesena Fiera (a destra nella foto in alto) –. Dall’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione, arricchito di due nuove importanti professionalità di settore, come Alessandra Graziani e Carlo Costa, siamo subito passati alle attribuzioni delle deleghe ai consiglieri valorizzando le esperienze di tutti in un’ottica di lavoro squadra. Con la nomina di Paolo Borgio alla guida della manifestazione Macfrut facciamo un ulteriore passo in avanti per la crescita della fiera italiana dell’ortofrutta, allargando la squadra a un importante professionista nel settore fieristico. Il prossimo passo sarà la nomina del Comitato Tecnico e Scientifico Macfrut che coinvolgerà imprenditori e agli esperti del settore e aiuterà il CdA di Cesena Fiera nel delineare le strategie della fiera che è consapevole delle centralità di questo settore nel panorama dell’agrifood del nostro Paese”.

UN HUB GLOBALE PER L’ORTOFRUTTA
Accetto con molto entusiasmo questa nuova sfida in un settore strategico nel made in Italy agroalimentare – afferma Paolo Borgio –. Il nostro obiettivo è rendere Macfrut un hub globale sempre più forte per l’ortofrutta, ampliando le opportunità di networking e di business per tutti gli espositori, in stretta sinergia con un altro elemento che caratterizza questa manifestazione: la conoscenza. Sono convinto che in un’ottica di sistema e di lavoro di squadra Macfrut continuerà a crescere e ad affermarsi sempre di più come punto di riferimento internazionale per il settore”.

Le banane Honeyglow invadono la metro di Madrid

È stata la metropolitana di Madrid il teatro dell’iniziativa realizzata da Fresh Del Monte per celebrare il lancio delle banane Honeyglow in Europa. L’attivazione è stata condotta in occasione della fiera Fruit Attraction per coinvolgere i consumatori in modo diretto e memorabile, trasformando una delle linee più frequentate della capitale spagnola in un viaggio sensoriale dedicato al gusto e alla qualità.
Le installazioni visive si sono ispirate ai colori cardine della banana Honeyglow, oro e nero, con l’emblematico riferimento alla dolcezza tramite l’utilizzo del miele. Il percorso di risalita della metro è servito per creare un gioco ad effetto, costruendo la banana Honeyglow lungo tutta la scala. L’impatto visivo ha catturato l’attenzione dei passanti, generando curiosità e interazione spontanea.

ESPERIENZA IMMERSIVA IN UN CONTESTO URBANO
Coltivate esclusivamente nei terreni vulcanici dell’Ecuador, le banane Del Monte Honeyglow sono selezionate a mano per garantire dolcezza e sapore ottimali. Disponibili in quantità limitate già a partire dalla fine di aprile, sono attualmente distribuite in insegne della Gdo, fruttivendoli e mercati all’ingrosso nei principali Paesi europei.
Abbiamo voluto creare un’esperienza urbana che riflettesse il carattere distintivo delle banane Honeyglow: eleganza, intensità e qualità superiore – dichiara Thierry Montange, Senior Marketing Director, Fresh Del Monte Europe Africa –. Madrid, con la sua energia e il contesto di Fruit Attraction, è stata la cornice perfetta per questa attivazione”.
Fresh Del Monte Produce Inc. è uno dei principali produttori, venditori e distributori verticalmente integrati di frutta e verdura fresca e tagliata di alta qualità a livello mondiale, nonché uno dei principali produttori e distributori di alimenti preparati in Europa, Africa e Medio Oriente. I suoi prodotti sono commercializzati in tutto il mondo con i marchi Del Monte (su licenza da Del Monte Foods, Inc.), Mann e altri brand correlati, ma l’azienda non è affiliata con alcune altre società Del Monte nel mondo, tra cui Del Monte Foods, Inc. (filiale statunitense di Del Monte Pacific Limited), Del Monte Canada o Del Monte Asia Pte. Ltd.

Brio cresce a doppia cifra, grazie all’export e alla partnership con Alce Nero

I consumi di biologico in Italia sono stagnanti, ma non per tutti. Con un fatturato che raggiunge i 67,3 milioni di euro, in crescita del 21% rispetto all’anno precedente, Brio – azienda del Gruppo Alegra specializzata nell’ortofrutta biologica – archivia con soddisfazione l’esercizio 2024/2025. “In un mercato nazionale che cresce ben poco, il nostro +21% è un risultato di assoluto rilievo – commenta Gianni Amidei, Presidente di Brio –. Il dato principale non è solo la crescita, ma il fatto che questa indichi chiaramente un incremento delle nostre quote in un settore che oggi non fa registrare grandi slanci in termini di consumi, come invece era accaduto qualche anno fa. È il segno che il cammino intrapreso da Brio negli ultimi anni è stato vincente: un ampio paniere di prodotti bio, qualità e servizio al centro dell’offerta, e poi una riorganizzazione profonda che ha riguardato persone, strategie commerciali, scelte di partner e modalità di lavorazione”.

LA SPECIALIZZAZIONE PAGA
A trainare la crescita è stata in particolare la performance sui mercati esteri, che da soli rappresentano oltre la metà del volume d’affari dell’azienda di Zevio (VR), mentre sul panorama nazionale Brio sottolinea di aver raccolto i frutti del proprio impegno: “La stagnazione dei consumi interni – spiega Mauro Laghi, Responsabile Commerciale di Brio – paradossalmente ci ha premiato: diversi player che si erano lanciati nel comparto durante il boom del biologico oggi sono in difficoltà o sono tornati a puntare sul prodotto convenzionale. Mentre Brio, specializzata nel bio, anno dopo anno ha saputo costruire una reputazione di affidabilità, coerenza e solidità: oggi i clienti cercano proprio questo tipo di servizio”.
Strategica e di primaria importanza viene definita dall’azienda la collaborazione con Alce Nero, brand storico del biologico di cui Brio è partner per l’ortofrutta di prima gamma. “Oggi molte insegne della distribuzione organizzata, soprattutto quelle di dimensioni medio-piccole, che avevano avviato o pianificato progetti di Mdd biologica negli anni degli incrementi in doppia cifra, stanno facendo un passo indietro – prosegue Laghi – e scelgono, per la propria offerta, di affidarsi a un brand riconosciuto, affidabile e affermato come Alce Nero. È un marchio che porta valore e garantisce risultati in reparto, e questo sta contribuendo anche alla nostra crescita, registrando nell’arco di pochi anni un valore a bilancio più che raddoppiato”.

FOCUS SULLA RISTORAZIONE COLLETTIVA
Nel corso dell’anno Brio ha inoltre rafforzato la propria presenza nella ristorazione collettiva, segmento che comprende strutture pubbliche – in primis le scuole – e realtà private. “Il nostro obiettivo è quello di presidiare in maniera più efficace un canale in crescita, ma ancora poco valorizzato per il biologico – spiega Gianni Amidei (nella foto a sinistra) –. Oltre alle mense scolastiche, dove siamo già saldamente presenti ma che mostrano ancora margini di crescita, in particolare al nord Italia, penso a contesti come quelli degli ospedali, dei ristoranti e delle mense aziendali, dove il bio è quasi assente. La nostra filiera è cortissima, dal campo al piatto, e siamo in grado di fornire direttamente dalla produzione alla mensa: una garanzia importante, anche in termini di sicurezza e tracciabilità. Inoltre, questo canale permette di valorizzare davvero tutta la produzione, premiando la qualità autentica più che l’estetica”.
Il bilancio 2024/2025 di Brio è stato approvato all’unanimità dall’assemblea tenuta lo scorso 26 agosto, che ha anche rinnovato le cariche sociali: Gianni Amidei è stato confermato Presidente, mentre il nuovo Vicepresidente è Aristide Castellari (a sua volta Presidente della cooperativa Agrintesa) che subentra ad Albino Migliorini.

Tv e non solo per l’ananas Honeyglow di Fresh Del Monte

È dedicata all’ananas Honeyglow la campagna di comunicazione televisiva con cui Fresh Del Monte è tornata on air in queste settimane di luglio. La pianificazione ha riguardato i principali canali Rai (Rai1, Rai2, Rai3, RaiSport, RaiNews) e l’emittente La7. La scelta del “protagonista” dello spot è stata ovviamente dettata dalla stagionalità: l’ananas è un frutto adatto alle calde giornate estive. La creatività è stata studiata con l’intento di rafforzare il posizionamento premium del brand Del Monte, sottolineandone la capacità di portare i prodotti dai campi in cui vengono coltivati e raccolti direttamente alle tavole dei consumatori. Nella sequenza di immagini è stato inoltre incluso un tag dedicato alla novità del momento, le banane Honeyglow, con l’obiettivo di valorizzare l’intera linea extra-dolce e creare sinergia tra i diversi prodotti.

Per Fresh Del Monte si tratta di un’importante occasione di visibilità, pensata per supportare le attività sul punto vendita e stimolare l’interesse dei consumatori. Ecco di seguito i numeri comunicati dall’azienda: più di 270 passaggi in televisione su 3 settimane e più di 35 milioni di contatti stimati. Ad affiancare lo spot sul piccolo schermo c’è poi una campagna multicanale, che si è tradotta in uscite pubblicitarie sulle principali testate del settore, contenuti social e attivazione di influencers.

Insomma, un progetto di comunicazione rilevante per l’azienda, avviato con una tempistica corretta anche sotto un più ampio profilo di marketing, alla luce dell’eco mediatico che hanno avuto in Italia le vicende della statunitense Del Monte Foods Inc. per la quale è stata avviata la procedura di fallimento ai sensi del Chapter 11. Così come precisato da GBInews, sito di informazione e attualità di GBI, storica rivista di Italgrob, Fresh Del Monte Produce – questa la dizione completa – è infatti totalmente indipendente, quotata in borsa (NYSE: FDP) e senza alcun legame legale, operativo o finanziario con Del Monte Foods Inc. In pratica, si tratta di due realtà distinte, con operazioni e mercati differenti, perché Del Monte Foods Inc. si occupa di prodotti food confezionati e solo negli USA, mentre Fresh Del Monte Produce è un’azienda produttrice e distributrice di frutta fresca in tutto il mondo e di prodotti food ovunque tranne che nel mercato statunitense.

Carrot Day, la filiera internazionale della carota a confronto

Un comparto in crescita, che si distingue per competitività e capacità di rispondere alle sfide del futuro, grazie a un buon equilibrio tra produzione, consumi ed export. È il ritratto della filiera della carota, emerso nel corso del Carrot Day, il convegno tecnico-scientifico organizzato da Cora Seeds, azienda sementiera italiana. A illustrare i numeri del settore, Mario Schiano Lo Moriello, Analista di Ismea. L’Europa, con una produzione media annua di 4,7 milioni di tonnellate (periodo 2016-2024) e un consumo sostanzialmente equivalente (4,68 milioni di tonnellate) presenta un sistema produttivo sostanzialmente autosufficiente. Germania, Polonia e Francia rappresentano i principali paesi produttori e consumatori. L’Italia ha un posizionamento fortemente competitivo: 11.000 ettari coltivati (di cui 1.000 bio) concentrati principalmente negli areali di Sicilia (27%), Lazio (19%), Abruzzo (16%) ed Emilia-Romagna (15%), una produzione di oltre 500 milioni di kg, un saldo commerciale positivo di 90 milioni di euro e una forte propensione all’export (+13% annuo nell’ultimo decennio). La carota italiana, con un consumo medio di 6 kg pro capite e una quota export del 20%, è sempre più orientata ai mercati esteri, in particolare Germania, Francia e Polonia. Schiano ha evidenziato il ruolo dell’Italia a livello globale – 5° paese esportatore di carote – grazie ad una quota export del 6% e un tasso di incremento medio del 13% registrato nell’ultimo decennio. Le sfide principali per la filiera restano la valorizzazione delle produzioni, la risposta a standard qualitativi sempre più elevati da parte della Gdo, l’adeguamento alle normative fitosanitarie europee sempre più restrittive e il rafforzamento della competitività nel panorama internazionale.

OBIETTIVO QUARTA GAMMA
Jan De Visser, Breeder di Cora Seeds, si è soffermato sulle sfide tecniche e le opportunità legate allo sviluppo genetico della carota, concentrando l’attenzione sul nuovo programma di breeding acquisito nel 2023 da KWS Vegetables. Si tratta di un progetto relativamente giovane, avviato nel 2010, che Cora Seeds ha integrato e rilanciato con l’obiettivo di sviluppare ibridi ad alte performance. Un’operazione che ha permesso all’azienda italiana di posizionarsi tra le prime 5-6 realtà mondiali nel breeding della carota. De Visser ha illustrato, nello specifico, l’approccio di Cora Seeds nello sviluppo di queste varietà, focalizzate su resistenze genetiche, adattamento ai cambiamenti climatici e compatibilità con sistemi produttivi a residuo zero. “Stiamo sviluppando soluzioni genetiche orientate al residuo zero e adatte alle produzioni di quarta gamma – ha spiegato De Visser – rispondendo così alle sfide dettate da normative europee sempre più restrittive e dal cambiamento climatico”.

L’EVOLUZIONE DEI CONSUMI
Altro aspetto fondamentale è l’evoluzione del prodotto nei canali della grande distribuzione organizzata e lungo la filiera produttiva. “Stiamo assistendo ad una fase di cambiamento nella filiera della carota e nelle filiere agricole in generale – ha affermato Matteo Mazzoni, Responsabile Vendite del Gruppo Mazzoni – per via di un cambiamento climatico via via più netto e una modifica dei consumi. I nostri mercati richiedono qualità e servizio sempre più evoluti; per far fronte a queste richieste necessitiamo di investimenti in tecniche, tecnologie e varietà”. Secondo Mazzoni, la carota oggi può essere considerata una “coltura dinamica” capace di generare valore lungo l’intera filiera, soprattutto se sostenuta da una genetica evoluta e da filiere integrate e trasparenti.

GENETICA DI PRECISIONE E SOSTENIBILITÀ
A chiudere il quadro tecnico, gli interventi di Massimo Pavan (Consorzio Carota Novella IGP) e Rodolfo Occhipinti (SATA), che hanno affrontato le sfide agronomiche sempre più complesse legate alla coltivazione della carota. La ridotta disponibilità di agro farmaci, unita alla crescente pressione derivante da patogeni e parassiti nonché le pressanti richieste di coltivare a residuo zero, pongono le aziende agricole in grosse difficoltà. “Serve un lavoro di sistema, dove genetica, tecnica colturale e sostenibilità ambientale si integrino per garantire qualità e competitività”, hanno sottolineato gli esperti.
L’evento riminese ha riunito oltre 70 partecipanti, tra cui esperti nazionali e internazionali, provenienti da Spagna, Germania, Paesi Bassi e Nord Europa, per confrontarsi su genetica, valorizzazione dei territori, sfide agronomiche e trend di consumo di una coltura chiave per il futuro dell’orticoltura. “Cora Seeds è da sempre impegnata nella promozione dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile in orticoltura – ha dichiarato Maurizio Bacchi, Ceo dell’azienda –. Il Carrot Day rappresenta un’occasione fondamentale per condividere conoscenze, esperienze e le ultime frontiere della ricerca”. Cora Seeds è un’azienda italiana con 80 dipendenti, oltre 20 milioni di euro di fatturato (equamente diviso tra Italia ed export), e una presenza consolidata in oltre 50 Paesi, grazie a partnership strategiche con distributori locali. Con centri di Ricerca & Sviluppo in Italia, Turchia e Giordania, Cora Seeds è specializzata in sementi orticole ad alte performance, tra cui cipolla, anguria, pomodoro, finocchio, lattughino e appunto carota.

Ortofrutta, primati produttivi a rischio per la stretta sui principi attivi

Una grave incertezza incombe sul futuro del comparto ortofrutta: la riduzione del numero dei principi attivi utilizzabili per la difesa delle colture, senza che vengano messe a disposizione dei produttori nuove alternative valide. Ne è convinto Raffaele Drei, Presidente di Fedagripesca Confcooperative (nella foto in alto), a cui aderiscono oltre 450 cooperative ortofrutticole con 45.000 soci e un fatturato di 7,7 miliardi di euro. “La Commissione europea – ha spiegato Drei a margine dell’inaugurazione della fiera internazionale Macfrut – ha ridotto progressivamente negli ultimi anni il numero dei principi attivi autorizzati: un percorso orientato ad innalzare livelli qualitativi e di sicurezza alimentare che non si può non condividere. A condizione però che ciò non provochi come conseguenza la perdita di buona parte della produzione nazionale, a tutto vantaggio di competitor che non rispettano gli stessi standard qualitativi. Nonostante la sua forte vocazione produttiva, il nostro Paese ha progressivamente perso la leadership in alcune colture strategiche. Basti pensare che dal 2014 ad oggi sono andate perdute oltre il 45% delle superfici coltivate a pere in Emilia-Romagna e gli ettari di pesche e nettarine si sono dimezzati nell’ultimo decennio”.

Nell’ambito dell’ortofrutta, per ogni principio attivo eliminato, in mancanza di alternative efficaci si rischia di perdere intere colture. È per questo che, ha aggiunto Drei, “come Confcooperative abbiamo richiesto in questi mesi una moratoria quinquennale sui principi attivi oggi in uso. Ma se con il Ministero dell’Agricoltura stiamo registrando una totale condivisione sulla questione, sentiamo ora l’urgenza di appellarci ad un più ampio coinvolgimento di altre istituzioni, a partire da quelle che hanno la competenza in materia, sia a livello nazionale che comunitario. Il nostro auspicio è che tutte le istituzioni coinvolte assumano l’impegno di analizzare le problematiche connesse alla revoca delle autorizzazioni dei principi attraverso una valutazione di impatto complessiva più ampia rispetto alla mera analisi della molecola”. Secondo Drei, ad esempio, nelle valutazioni non si tiene spesso sufficientemente conto di altri aspetti e ricadute. Gli attuali mezzi di distribuzione e le macchine agricole utilizzate nell’ortofrutta sono ad esempio tecnologicamente più avanzate rispetto a 20 anni fa, con una conseguente riduzione significativa dei rischi ambientali e della salute umana.

C’è poi il tema del freno alla ricerca. “Se vogliamo trovare altre molecole meno pericolose – ha argomentato Drei – è fondamentale che la ricerca abbia tempi più veloci e percorsi burocratici più snelli. A tal proposito, ci aspettiamo misure concrete già nell’ambito del cosiddetto ‘Pacchetto per la semplificazione’ presentato dal Commissario Hansen. Le aziende che producono i principi attivi riescono in paesi come il Brasile ad ottenere nel giro di soli due anni l’autorizzazione alla produzione. Mentre in Europa occorrono all’incirca dieci anni per riuscire ad avere l’autorizzazione ad una nuova molecola, con il rischio che le disposizioni normative possano nel frattempo anche subire modifiche”.

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